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Auto difettosa: risoluzione contratto

14 Dicembre 2020 | Autore:
Auto difettosa: risoluzione contratto

Le tutele del consumatore per i vizi del veicolo acquistato che si manifestano dopo la consegna: riparazione, sostituzione della vettura, riduzione del prezzo.

Hai acquistato recentemente un’autovettura, ma non funziona bene, anzi proprio non va. Parte a stento e dopo numerosi tentativi, il motore perde potenza durante il percorso, dalla marmitta esce spesso un preoccupante fumo nero.

Torni dal concessionario che esegue alcune riparazioni e interventi; nonostante ciò, i difetti si ripropongono. Allora chiedi la sostituzione dell’auto con un’altra, ma ti viene negata: secondo il venditore, la vettura è perfettamente funzionante. Così ti rivolgi a un avvocato il quale ti spiega che in caso di auto difettosa è possibile ottenere la risoluzione del contratto di compravendita e la restituzione del prezzo pagato per l’acquisto.

Un problema in più è rappresentato dal fatto che, nel frattempo, l’auto ha circolato parecchio nonostante i difetti ed ha percorso numerosi chilometri; questa circostanza potrebbe essere sfruttata dal rivenditore a proprio favore. Ma siccome avevi speso molte migliaia di euro per l’acquisto e sai di avere ragione nel merito, decidi di andare avanti con l’azione legale. Inoltre, i continui malfunzionamenti dell’auto ti hanno provocato parecchi disagi e vorresti essere risarcito.

Auto difettosa: i diritti del consumatore

Il Codice del consumo dedica un’apposita norma ai diritti del consumatore [1] in caso di acquisto di prodotti risultati difettosi. Innanzitutto, la norma sancisce il principio generale secondo cui «il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene».

Ogni prodotto commerciale, come un’autovettura di serie, deve essere venduto esente da vizi e difetti più o meno occulti; esiste una presunzione di conformità delle qualità del veicolo a quelle del modello e delle caratteristiche dichiarate dal costruttore.

Da qui, la norma di legge espone i rimedi a tutela dell’acquirente e prevede che «il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto».

La Cassazione in una recentissima ordinanza [2] ha precisato che si tratta di una «gerarchia dei rimedi» a tutela del consumatore: la legge distingue rimedi primari e rimedi secondari, lasciando il cliente libero di scegliere quello ritenuto più conveniente, purché rispetti l’ordine in via progressiva. Così la sostituzione della vettura o la sua riparazione sono rimedi primari, tra loro alternativi, e si può chiedere la risoluzione del contratto – che è un rimedio secondario, insieme alla riduzione del prezzo – soltanto quando i primi siano stati espletati e non abbiano avuto esito positivo.

Auto difettosa: riparazione o sostituzione

Sul punto, la Cassazione afferma: «Nel caso di non conformità del bene al contratto, il consumatore è tenuto a chiedere in un primo momento la sostituzione o la riparazione del bene, e solo qualora ciò non sia possibile, ovvero sia manifestamente oneroso, è legittimato ad avvalersi dei c.d. rimedi secondari». Quindi, a questo punto, potrà chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo.

Inoltre, affinché la tutela del consumatore sia effettiva, «la riparazione e la sostituzione di un bene non conforme devono essere effettuate non solo senza spese, ma anche entro un lasso di tempo ragionevole e senza notevoli inconvenienti per il consumatore».

Secondo il Codice del consumo «il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia
oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro». Ad esempio, se l’intervento tecnico è di modesta entità e facilmente effettuabile non si potrà chiedere in alternativa la sostituzione del veicolo.

Inoltre «le riparazioni o le sostituzioni devono essere effettuate entro un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore». Quindi, i tempi di attesa dovranno essere contenuti entro limiti ragionevoli e dovrà essere fornita una vettura sostitutiva se la riparazione richiede un lungo ricovero in officina per eseguire le riparazioni necessarie o attendere l’arrivo dei pezzi di ricambio.

Quando è possibile la risoluzione del contratto

Quando le riparazioni e le sostituzioni sono state espletate ma senza positivo esito – oppure quando sono state negate dal rivenditore ed anche quando «sono impossibili o eccessivamente onerose» – si può chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo.

Al rifiuto è equiparata anche l’omissione, nel senso che la riparazione si intende negata anche quando il venditore non vi ha provveduto entro un termine adeguato secondo le circostanze e il tipo di difetto riscontrato.

A questa situazione è equiparata quella in cui «la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore», come nel caso in cui i difetti lamentati permangano e il cliente sia costretto a recarsi continuamente in officina o a chiedere assistenza per inconvenienti che una normale vettura di quel tipo non dovrebbe presentare.

La risoluzione del contratto è però preclusa per i «difetti di conformità di lieve entità» (ad esempio, il mancato o irregolare funzionamento di un optional che non incide sulla marcia e sulla sicurezza del veicolo); in questo caso – se il concessionario non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del pezzo difettoso – resta possibile chiedere la riduzione del prezzo in misura proporzionata all’entità dell’inconveniente riscontrato.

La riduzione del prezzo

Quando i difetti non sono di lieve entità, la scelta se chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo è del consumatore: in questo secondo caso, per determinare l’importo della riduzione e la somma da restituire «si tiene conto dell’uso del bene» e qui incidono molto il periodo più o meno lungo di utilizzo e la percorrenza chilometrica del veicolo.

La riduzione del prezzo – ha chiarito la Cassazione – dovrà essere riconosciuta in misura tanto maggiore quanto più l’uso del veicolo non sia avvenuto in maniera regolare «in quanto “disturbato” dai continui malfunzionamenti» che hanno impedito all’acquirente di fruire del mezzo secondo quanto era ragionevole aspettarsi da un’autovettura “tipo”, dotata delle caratteristiche costruttive e di qualità promesse e garantite all’atto della vendita [3].

Un caso concreto 

Nel caso recentemente deciso dalla Cassazione che abbiamo menzionato, il difetto si era manifestato sin dai primi mesi successivi all’acquisto e non era stato risolto nonostante le numerose riparazioni (5 nel primo anno e 2 nel secondo). Il cliente aveva chiesto la sostituzione dell’auto ma il concessionario gliel’aveva espressamente negata.

Intanto, erano trascorsi due anni dalla data di consegna alla domanda giudiziale e la Corte ha ritenuto che tale situazione avesse superato «ogni limite di ragionevolezza», considerando anche gli «intuibili disagi sopportati dall’acquirente». In corso di causa, è stato accertato che il difetto dipendeva dal «cattivo funzionamento del programma di gestione della valvola» e questo vizio non era stato individuato durante gli interventi.

Acquisto auto difettosa: i rimedi

La Suprema Corte ha fissato il seguente principio di diritto: «In tema di vendita di beni di consumo affetti da vizio di conformità, ove l’acquirente abbia inizialmente richiesto la riparazione del bene, non è preclusa la possibilità di agire per la risoluzione del contratto, ove sia scaduto il termine ritenuto congruo per la riparazione, senza che il venditore vi abbia tempestivamente provveduto, ovvero se la stessa abbia arrecato un notevole inconveniente».

Tutto questo significa che in caso di acquisto di autovettura difettosa dovrai pretendere innanzitutto le riparazioni necessarie e chiedere la sostituzione del veicolo se esse non hanno risolto il problema eliminando il difetto di funzionamento. Se invece gli interventi tecnici non sono stati compiuti entro un termine ragionevole o se la sostituzione viene negata, potrai agire, in caso di difetto lieve, per ottenere una congrua riduzione del prezzo, o altrimenti per la risoluzione del contratto, con la conseguente restituzione dell’intero prezzo pagato per l’acquisto. Leggi anche “Acquisto auto difettosa: quali tutele“.


note

[1] Art. 130 D.Lgs. n. 206 del 6 settembre 2005, modificato dall’art. 15, comma 1, D.Lgs. 23 ottobre 2007, n. 221.

[2] Cass. ord. n. 22146/20 del 14 ottobre 2020.

[3] Art. 129, comma 2, D. Lgs. n.206/2005.


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