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Licenziamento collettivo: dove si può fare?

16 Ottobre 2020
Licenziamento collettivo: dove si può fare?

La legge prevede un’apposita procedura che deve essere seguita in caso di riduzione del personale.

Nel nostro ordinamento, il lavoro riveste un ruolo fondamentale e la Costituzione lo considera il valore fondante dell’intera Repubblica. Proprio per questo, la legge prevede dei limiti alla possibilità del datore di lavoro di licenziare i dipendenti.

Le conseguenze sociali dei licenziamenti assumono dei connotati di particolare gravità quando ad essere coinvolti nella riduzione del personale sono molti lavoratori. In questo caso, si parla di licenziamento collettivo e l’azienda deve svolgere un’apposita procedura sindacale.

Ma quando scatta un licenziamento collettivo e dove si può fare? Deve riguardare tutta l’azienda o solo una sede di essa? La legge impone di considerare, nella scelta dei profili da dichiarare in esubero, tutta la platea dei dipendenti aziendali ma, se ricorrono certe condizioni, il datore di lavoro può attuare la riduzione di personale anche in una sola unità produttiva.

Cos’è il licenziamento collettivo?

Nel nostro ordinamento, le esigenze aziendali vengono bilanciate con la tutela dei diritti dei lavoratori, per cercare di trovare un compromesso tra le ragioni del profitto e la tutela sociale.

Il legislatore è, infatti, consapevole che il licenziamento del lavoratore crea problemi sociali e, per questo, la legge prevede la possibilità di licenziare un dipendente solo se sussiste una giusta causa o un giustificato motivo [1].

Quando il licenziamento coinvolge numerosi dipendenti gli effetti sociali sono ancora più evidenti e la legge prevede, dunque, l’obbligo del datore di lavoro di seguire anche una procedura di informazione e consultazione sindacale.

Si parla di licenziamento collettivo quando il datore di lavoro, che occupa più di quindici dipendenti, compresi i dirigenti, intenda effettuare almeno cinque licenziamenti, nell’arco di centoventi giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia [2].

A far scattare il licenziamento collettivo è, dunque, il numero di licenziamenti da intimare in un arco temporale di centoventi giorni. Se i licenziamenti da effettuare sono da 1 a 4 è possibile procedere con l’intimazione di singoli licenziamenti individuali. Se, invece, i licenziamenti sono da 5 in su occorre seguire la procedura di licenziamento collettivo.

Licenziamento collettivo: la procedura

La procedura di licenziamento collettivo si avvia con l’invio di una comunicazione alle rappresentanze sindacali aziendali (Rsa/Rsu) nonché alle rispettive associazioni di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze, la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

La comunicazione di avvio del licenziamento collettivo deve indicare:

  • i motivi che determinano la situazione di eccedenza;
  • i motivi tecnici, organizzativi o produttivi per cui non si possono adottare misure conservative;
  • il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale eccedente nonché del personale abitualmente impiegato;
  • i tempi di attuazione del programma di riduzione del personale;
  • le eventuali misure adottate sul piano sociale.

Ricevuta la comunicazione, le organizzazioni sindacali possono richiedere, entro 7 giorni, l’esame congiunto che può durare, al massimo, quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa (23 giorni se la riduzione di personale riguarda fino a 10 lavoratori).

Se la fase sindacale si chiude senza accordo si apre la fase amministrativa, innanzi all’Ufficio provinciale del lavoro, che dura al massimo trenta giorni dal ricevimento da parte dell’ufficio della comunicazione dell’impresa (15 giorni se la riduzione di personale riguarda fino a 10 lavoratori).

Esaurita anche questa fase, oppure una volta raggiunto l’accordo, l’azienda può procedere con i licenziamenti.

Licenziamento collettivo: i criteri di scelta

Se azienda e sindacati trovano l’accordo, sarà l’intesa stessa ad indicare i criteri da seguire nella scelta dei lavoratori da licenziare. Se, al contrario, non vi è accordo l’azienda deve attenersi ai criteri di scelta indicati dalla legge [3], ossia:

  • carichi di famiglia;
  • anzianità;
  • esigenze tecnico-produttive ed organizzative.

La legge specifica che l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale e, dunque, impone una valutazione estesa a tutta l’azienda e non solo ad una unità produttiva.

Licenziamento collettivo: può riguardare una sola sede?

Cosa succede se l’azienda decide di licenziare solo i lavoratori addetti ad una unità produttiva? Può essere legittimo un simile comportamento?

La Cassazione [4] ha ribadito, anche di recente, che il datore di lavoro può circoscrivere la platea dei lavoratori da licenziare ad una sola unità produttiva ma deve specificare, nella comunicazione di avvio della procedura:

  • le ragioni che limitano i licenziamenti ai lavoratori addetti all’unità interessata;
  • le ragioni per cui non si può procedere al trasferimento presso unità produttive vicine.

Se tali informazioni non vengono fornite l’unilaterale decisione di circoscrivere gli esuberi ad una sola sede è illegittima.


note

[1] Art. 1 e 3 L. 604/1966.

[2] Art. 24 L. 223/1991.

[3] Art. 5 L. 223/1991.

[4] Cass. n. 22217/20.


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