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Avviso bonario: è impugnabile?

16 Ottobre 2020 | Autore:
Avviso bonario: è impugnabile?

L’orientamento più recente della Cassazione ammette la possibilità di ricorrere avverso la comunicazione di irregolarità emessa dall’Agenzia delle Entrate.

Sei un lavoratore dipendente, un artigiano, un professionista o un commerciante. Un giorno, ti arriva a casa una lettera che contiene un avviso bonario emesso nei tuoi confronti dall’Agenzia delle Entrate.

L’atto è intestato con il titolo “comunicazione di irregolarità”. In sostanza, il Fisco ti dice: abbiamo esaminato la tua dichiarazione dei redditi e non risulta congrua. Perciò ti chiede, con le buone, di pagare una determinata somma; se accetti, potrai versarla anche in 8 comode rate trimestrali (in certi casi, anche in 20 rate bimestrali) e avrai anche le sanzioni ridotte.

Altrimenti, se non aderirai a questo invito, c’è l’avvertenza che ti arriverà una cartella esattoriale; questo significa che dalle buone si passa alle cattive, perché se non pagherai neanche quella ci sarà la riscossione coattiva, con i pignoramenti e gli altri strumenti previsti.

Tu vorresti difenderti subito da questa pretesa e impugnare l’atto presentando ricorso. Ma l’avviso bonario è impugnabile? Se fai una ricerca ed esamini le norme di legge in materia, sembrerebbe di no. Questo importante atto, che ricorre molto di frequente nella pratica, non è compreso nell’elencazione. Invece, secondo la giurisprudenza, soprattutto quella più recente, si può.

Occorre chiarire questa divergenza perché le conseguenze concrete sono importanti, come puoi facilmente intuire. Attraverso un tempestivo ricorso, si potrebbe rintuzzare la pretesa impositiva dalle sue radici, prima che si trasformi in atti più severi e di natura esecutiva.

Avviso bonario: cos’è a cosa serve

Ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi, l’Amministrazione finanziaria si avvale di procedure automatizzate, che esaminano le dichiarazioni presentate dai contribuenti (sia ai fini delle imposte sui redditi che dell’Iva) con metodologie di controllo standardizzate, in modo da rilevare gli errori e le discrasie più frequenti.

I controlli sono di tipo essenzialmente documentale – non comprendono, cioè, accessi, ispezioni o verifiche – e possono essere di due tipi: il primo è meramente automatico [1] e serve a controllare se i calcoli sono stati eseguiti correttamente e se sono stati rispettati gli obblighi di liquidazione delle imposte dovute (ad esempio: hai compilato il tuo 730 con Irpef a debito ma poi non l’hai versata).

Il secondo tipo è anch’esso formale [2] ma scende un po’ più nel profondo e riscontra la dichiarazione con altri elementi (come le dichiarazioni di altri coobbligati o dei clienti, fornitori e sostituti d’imposta), ma è sempre di natura documentale ed avviene sulla base dei dati già in possesso nei sistemi informatizzati dell’Amministrazione. 

Quando emergono maggiori imponibili o minori costi e dunque maggiori imposte dovute ma non pagate, il Fisco emette l’avviso bonario rivolto al contribuente, inviandogli un’apposita comunicazione di irregolarità, anziché iscrivere direttamente a ruolo i tributi accertati e formare così la cartella esattoriale.

La comunicazione di irregolarità consente di versare, entro 30 giorni dal ricevimento, le maggiori imposte richieste, anche in forma rateale e con le sanzioni ridotte ad un terzo rispetto a quelle ordinarie per i controlli automatici e a due terzi per quelli formali (per maggiori particolari leggi l’articolo “Avviso bonario dell’Agenzia Entrate: cos’è“).

Avviso bonario: rimedi

Se il contribuente non concorda con la ricostruzione del Fisco e non la accetta, può interloquire con l’Agenzia delle Entrate attraverso il canale telematico di assistenza Civis, tramite Pec, chiamando il numero verde (800.90.96.96 da telefono fisso e 0696668907 da cellulare) o recandosi agli sportelli.

Attraverso il dialogo così instaurato potrà evidenziare e produrre gli elementi che provano la correttezza dei dati dichiarati. Se l’Ufficio, a seguito di queste interlocuzioni, accetta la versione del contribuente, annullerà o ridurrà la pretesa impositiva contenuta nell’avviso bonario, ad esempio rettificando parzialmente l’importo e concedendo un nuovo termine di 30 giorni per pagare.

Ma questo esito di riduzione – come anche quello della conferma integrale della comunicazione di irregolarità – potrebbe non essere soddisfacente per il contribuente, che vorrebbe impugnare l’avviso bonario con ricorso alla Commissione tributaria competente per ottenerne l’annullamento integrale.

Avviso bonario: impugnabilità

La legge [3] contiene un’elencazione degli atti tributari impugnabili in sede giurisdizionale. Tra essi, però, non compare l’avviso bonario o comunicazione di irregolarità. Anzi, la norma contiene un’importante specificazione secondo cui «gli atti diversi da quelli indicati non sono impugnabili autonomamente. Ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri. La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo».

Sembrerebbe, dunque, in base al dettato normativo, che l’indicazione degli atti impugnabili sia tassativa, non esemplificativa; perciò, il fatto che l’avviso bonario non sia espressamente contemplato dovrebbe portare ad escluderlo dal novero delle tipologie di provvedimenti ricorribili.

Una consistente parte della giurisprudenza aderisce a questa impostazione ritenendo che le comunicazioni di irregolarità sono un mero invito al pagamento spontaneo da parte del contribuente e non manifestano una volontà impositiva formalizzata, ovvero una pretesa tributaria compiuta e definita.

Di converso, un’altra parte della giurisprudenza, che è prevalente nelle pronunce più recenti, ammette la possibilità di impugnazione autonoma degli avvisi bonari. In base a questo indirizzo, deve consentirsi l’impugnabilità degli atti che comunque portino a conoscenza del contribuente una pretesa tributaria già ben individuata, anche se non è ancora vestita di forma autoritativa.

Gli orientamenti più recenti della Cassazione

Ora, una nuova ordinanza emessa dalla Corte di Cassazione [4] irrobustisce questo orientamento: pur riconoscendo la natura tassativa dell’elencazione degli atti impugnabili, ammette una deroga per gli avvisi bonari, poiché «in ragione dei principi costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della Pa, ogni atto adottato dell’ente impositore che porti, comunque, a conoscenza del contribuente una specifica pretesa tributaria, con esplicitazione delle ragioni fattuali e giuridiche, è impugnabile davanti al giudice tributario, senza necessità che si manifesti in forma autoritativa».

In base a questo indirizzo giurisprudenziale che si sta affermando anche in seno alla Suprema Corte, è consentito impugnare autonomamente in Commissione tributaria le comunicazioni di irregolarità, senza attendere l’invio dell’atto successivo della riscossione.


note

[1] Art. 36 bis D.P.R. n. 600/1973 e art. 54 bis D.P.R. n. 633/1972.

[2] Art. 36 ter D.P.R. n. 600/1973.

[3] Art. 19 D.Lgs. n. 546/1992.

[4] Cass. 0rd. n. 22356/20 del 15 ottobre 2020.


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