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Il Dm 10 telematico prova i contributi dovuti?

14 Dicembre 2020 | Autore:
Il Dm 10 telematico prova i contributi dovuti?

La denuncia mensile Uniemens può servire per provare gli stipendi pagati e la contribuzione a carico dal datore di lavoro?

Aziende e consulenti lo sanno bene: ogni mese, è necessario presentare all’Inps le denunce relative a retribuzione e contribuzione dei lavoratori dipendenti, attraverso il modello Uniemens. L’Uniemens è il documento telematico con il quale il datore di lavoro trasmette le informazioni che precedentemente era tenuto a fornire mediante i due separati flussi costituiti dai modelli Dm 10/2 ed Emens. In particolare, il flusso DM 10 conteneva i dati relativi ai contributi riferiti al complesso dei lavoratori presenti in azienda, mentre il modello Emens conteneva i dati retributivi riferiti al singolo lavoratore.

Ad oggi, le informazioni sono state unificate in un solo flusso, detto Uniemens individuale, in cui i dati relativi ai contributi ed ai crediti del datore di lavoro sono indicati individualmente, cioè associati a ciascun lavoratore. Peraltro, con i dati contenuti nel flusso Uniemens individuale viene ricostruito il Dm 10 virtuale, con le stesse caratteristiche ed informazioni del Dm 10 [1], assieme a nuove specifiche: ma il Dm 10 telematico prova i contributi dovuti?

In altri termini, la denuncia mensile Uniemens, che contiene e i flussi Dm 10 ed Emens, può servire per provare gli stipendi pagati e i contributi dovuti dal datore di lavoro?

Sulla questione ha fornito importanti chiarimenti la Cassazione, con una nuova sentenza [2]. La Suprema Corte, in particolare, si è soffermata sul valore della nuova denuncia Uniemens telematica e sulla sussistenza, o meno, di differenze, a livello probatorio, con le precedenti denunce cartacee.

Non sussistono in ogni caso dubbi sul fatto che il modello Dm 10 sia idoneo a interrompere il decorso della prescrizione. Come precisato dall’Inps [3], il decorso della prescrizione è interrotto non solo da un qualsiasi atto con il quale l’ente previdenziale esprima la propria volontà di esercitare il diritto che gli compete (ad esempio un avviso di addebito), ma anche da un qualsiasi atto con il quale il debitore riconosca l’esistenza del proprio debito. Tra questi atti rientrano proprio le denunce mensili, inoltrate con modello Dm 10, totalmente o parzialmente insolute da parte del datore di lavoro, nonché le vecchie denunce annuali 01/M ed altri tipi di denunce aventi caratteristiche simili.

Modello DM10 e Uniemens

Nel dettaglio, secondo la Cassazione, così come il modello Dm10 cartaceo fa piena prova della corresponsione dello stipendio, lo stesso vale per il modello Dm 10 telematico e per il modello Dm 10 virtuale generato con il flusso telematico Uniemens.

Non ci sono difatti cambiamenti con il passaggio dal modello cartaceo al modello Uniemens, in quanto si tratta di un flusso di dati che riproduce fedelmente il contenuto del modello Dm 10: le informazioni richieste sono le medesime e provengono comunque dall’azienda.

Possibilità di produrre in giudizio il modello Uniemens

Il modello telematico, tra l’altro, può essere riprodotto in giudizio senza problemi, per dimostrare che il datore ha versato le retribuzioni ai suoi dipendenti ma ha omesso le ritenute previdenziali e assistenziali.

Più precisamente, secondo quanto affermato dalla Cassazione, l’Uniemens costituisce un flusso di dati che ricrea il contenuto del modello Dm 10. Il documento, nonostante sia generato dal sistema informatico dell’Inps, ha le stesse caratteristiche e informazioni del Dm 10 cartaceo. Il passaggio dal modello redatto su carta e inviato all’ente al modello generato telematicamente dal sistema dell’istituto, non ha comportato alcuna modifica sostanziale, dato che il flusso informativo proviene sempre dal datore di lavoro.

Che cosa prova il Dm 10?

In base a quanto osservato, sia il vecchio modello Dm 10 cartaceo che l’attuale Dm 10 virtuale inoltrato col flusso informativo Uniemens sono utili per provare l’ammontare della contribuzione dovuta, contenendo sia i dati relativi agli stipendi che ai contributi ed essendo provenienti dall’azienda.

In buona sostanza, il datore di lavoro, inviando il Dm 10 o l’Uniemens, riconosce l’esistenza del proprio debito nei confronti dell’Inps, in pratica si “autodenuncia”.

Per questi motivi, sulla base dei modelli può scattare la condanna del datore per omesso versamento prevista dalla legge [4], come confermato dalla Cassazione [2]: la presentazione dei flussi telematici da parte dell’imprenditore equivale all’attestazione di aver corrisposto, fino a prova contraria, gli stipendi in relazione ai quali è stato omesso il versamento della contribuzione e delle ritenute Inps a carico dei lavoratori.

Com’è punito il datore di lavoro per non aver versato i contributi?

Nel caso di specie trattato dalla Cassazione, il datore di lavoro, il legale rappresentante di un’azienda che ometteva di versare all’Inps le ritenute sugli stipendi dei lavoratori, è stato condannato in appello a sei mesi di carcere e 600 euro di multa.

In generale, per l’omesso versamento delle ritenute Inps, cioè dei contributi trattenuti al lavoratore sullo stipendio, il datore di lavoro è punito:

  • con la sanzione penale della reclusione fino a tre anni oltre alla multa fino a 1.032 euro, per omessi versamenti di ritenute d’importo superiore a 10mila euro annui: in questo caso, difatti, poiché le ritenute non versate annualmente superano la soglia di 10mila euro, la condotta del datore costituisce reato;
  • con la sanzione amministrativa da 10mila euro a 50mila euro, per omessi versamenti di ritenute d’importo non superiore a 10mila euro annui: tale condotta non costituisce più reato ma illecito amministrativo.

In buona sostanza, il datore di lavoro commette reato solo quando l’importo delle ritenute non versate all’Inps è superiore a 10 mila euro annui.

Se, però, il datore di lavoro provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica della violazione, non è soggetto né al procedimento penale, né alla sanzione amministrativa.

Per approfondire, leggi: “Omesso versamento ritenute dipendenti, quando è reato?“.


note

[1] Inps messaggio 6323/2010.

[2] Cass. Sent. 28672/2020.

[3] Inps circolare 262/1995.

[4] Art. 2, Co. 1 bis, L. 638/1983.


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