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Pensione reversibilità studente scuola di specializzazione

24 Ottobre 2020
Pensione reversibilità studente scuola di specializzazione

Il figlio superstite (studente con età inferiore ai 26 anni), ha diritto alla pensione di reversibilità in ipotesi di decesso del genitore avvenuto tra la conclusione del ciclo di laurea e l’iscrizione alla Scuola di Specializzazione in beni archeologici?

Come noto, l’art. 22, comma 2, della legge n. 903 del 1965, prevede il diritto alla pensione di reversibilità per i figli superstiti o equiparati, a carico del pensionato o assicurato, che alla data della morte del dante causa hanno più di 18 anni di età, sono studenti e non prestano lavoro retribuito, fino al compimento del 26° anno di età, in caso di frequenza di università.

Lo status di studente, valido ai fini della percezione della pensione di reversibilità, matura con riferimento all’iscrizione, tra le altre, alle scuole di specializzazione o di perfezionamento, annessi a facoltà universitarie, previsti dal Regio Decreto 31 agosto 1933, n. 1592 e dal D.P.R. 10 marzo 1982 n. 162.

Ebbene, la Scuola di Specializzazione in beni archeologici rientra certamente tra le scuole di specializzazione universitarie i cui iscritti mantengono la qualifica di studenti.

La circolare INPS citata dal lettore (n. 185/2015), prevede che “In caso di morte del genitore nel periodo compreso tra due differenti ordini di studio (nell’intervallo di tempo compreso tra il secondo ciclo d’istruzione – es. liceo – e l’istruzione superiore – es. Università – oppure nel periodo compreso tra due livelli di istruzione secondaria – es. laurea triennale e specialistica), il figlio o equiparato conserva lo status di studente ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione ai superstiti, a condizione che l’iscrizione, successiva alla data del  decesso del genitore, avvenga, senza soluzione di continuità, entro la prima scadenza utile prevista per l’iscrizione al ciclo di studi immediatamente successivo. Si tratta, infatti, di prosieguo all’interno della carriera formativa dello studente che conserva il suo status”.

Tale interpretazione, volutamente generica, dell’istituto della vacatio studii, consente di far rientrare, ai fini del riconoscimento della reversibilità, anche il periodo intercorrente tra due differenti ordini di studio – siano essi del medesimo grado o di gradi diversi – nel quale il figlio superstite mantiene lo status di studente. Fin qui, nessun dubbio circa la possibilità di considerare, nell’ambito della stessa carriera formativa, la prosecuzione, senza soluzione di continuità, del percorso di studi dalla laurea al corso di specializzazione.

Ad ostacolare, tuttavia, un’interpretazione che appariva tanto logica, quanto equa (al fine di non creare disuguaglianze tra categorie di studenti), è intervenuto proprio il messaggio Inps n. 2758/2016, posto a fondamento nel rigetto della Sua istanza di riesame. In tale messaggio, infatti, l’Istituto precisa testualmente “Il figlio superstite o equiparato, in caso di morte del dante causa nel periodo di vacatio studii compreso tra il completamento del secondo ciclo di istruzione e l’iscrizione all’università, nonché tra il completamento del corso di laurea triennale e l’iscrizione al corso di laurea specialistica, conserva lo status soggettivo di studente ed il diritto a percepire la quota di pensione ai superstiti riconosciuta in suo favore, a condizione che l’iscrizione al corso di studi successivo avvenga senza soluzione di continuità, entro la prima scadenza utile prevista dal piano di studi di nuova iscrizione […] Diversamente, in caso di morte del dante causa nel periodo compreso tra cicli di studio diversi da quelli sopra indicati il figlio superstite o equiparato non ha diritto alla pensione ai superstiti”.

In sostanza, l’Inps avrebbe inteso per vacatio studii non ostativa al riconoscimento della pensione, soltanto il periodo intercorrente tra secondo ciclo di istruzione e iscrizione all’università, nonché tra laurea triennale e iscrizione al corso di laurea specialistica, precisando, come sopra riportato, che il figlio superstite non ha diritto alla pensione, “in caso di morte del dante causa nel periodo compreso tra cicli di studio diversi da quelli sopra indicati”.

La stessa “rigidità interpretativa” viene perseguita dall’Inps, nello stesso messaggio, ai fini dell’istituto della sospensione della reversibilità, ove scrive che “Il figlio superstite o equiparato titolare di pensione ai superstiti mantiene il diritto alla percezione del predetto trattamento pensionistico nel periodo di vacatio studii compreso tra il completamento del secondo ciclo di istruzione e l’iscrizione all’università, nonché tra il completamento del corso di laurea triennale e l’iscrizione al corso di laurea specialistica. Diversamente, nei periodi compresi tra cicli di studio diversi da quelli sopra indicati il diritto alla percezione del predetto trattamento pensionistico è sospeso fino alla data di ripresa degli studi”.

Premesso quanto sopra, anche a mio avviso, l’interpretazione fornita dall’Inps nel messaggio del 2016 non è condivisibile. Ciò in quanto non vi è motivazione logico-giuridica per la quale sia possibile ammettere una distinzione, nell’ambito della carriera dello studente, tra i cicli di studio validi ai fini della conservazione dello status di studente.

In altri termini, visto che il criterio distintivo non è l’obbligatorietà del ciclo universitario (lo studente potrebbe tranquillamente completare il ciclo con la sola triennale, senza proseguire con la laurea specialistica), non è chiaro per quale ragione gli studenti che, completato il percorso di laurea, stiano per iscriversi a master universitari, scuole di specializzazione e corsi di perfezionamento universitari debbano essere considerati non meritevoli di ottenere il sussidio previdenziale. A mio avviso, sussistono i presupposti per contestare una violazione del principio di uguaglianza ex art. 3 della Costituzione, vista l’assenza di un criterio equo di distinzione tra studenti universitari.

Inoltre, preciso che, visto che l’interpretazione in questione è stata fornita dall’Inps in un “messaggio”, esso non potrà avere valore vincolante (ma solo di sussidio) per il giudice, qualora la controversia, all’esito dell’eventuale rigetto del ricorso amministrativo, dovesse essere portata in Tribunale.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Maria Monteleone



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