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Auto sbanda: chi paga i danni dell’incidente

18 Ottobre 2020 | Autore:
Auto sbanda: chi paga i danni dell’incidente

Chi risarcisce quando l’incidente è autonomo; l’assicurazione del conducente del veicolo su cui viaggiava il passeggero trasportato; il caso fortuito.

Sei un passeggero trasportato su un’auto che sta viaggiando in autostrada sull’asfalto bagnato a causa della pioggia. Forse il conducente va troppo forte o forse no; comunque perde il controllo del veicolo, che sbanda, sbatte violentemente contro il guardrail e si ribalta. Nell’incidente, riporti lesioni personali, come anche gli altri occupanti dell’autovettura.

Si tratta di un sinistro autonomo, che coinvolge solo l’auto su cui viaggiavi e non altre. Quando l’auto sbanda, chi paga i danni dell’incidente? Ci riferiamo in particolare non a quelli per la riparazione del veicolo, che saranno sopportati dal conducente a meno che non si provi una responsabilità dell’ente proprietario (ad esempio, per buche o manto stradale sconnesso, attraversamento di animali randagi ecc.) ma a quelli relativi alle lesioni personali subite da chi si trovava a bordo del veicolo quando è avvenuto il sinistro.

L’incidente autonomo

Qualsiasi incidente stradale comporta una presunzione di pari responsabilità tra i conducenti coinvolti, che può essere superata se uno di loro dimostra di aver rispettato tutte le regole di circolazione stradale ed inoltre di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Quando si verifica un incidente stradale autonomo, che non coinvolge altri veicoli, tale regola va calibrata nel senso che rimangono comunque validi i criteri per attribuire, o meno, la colpa all’unico conducente.

In tali casi, però, per il passeggero trasportato la naturale controparte è non soltanto il conducente (e il proprietario del veicolo, con lui obbligato in solido), ma anche, e in pratica soprattutto, l’assicurazione del vettore, cioè del mezzo di trasporto sul quale egli viaggiava.

Passeggero trasportato: come farsi risarcire

Per ottenere il risarcimento dei danni subiti, il passeggero trasportato non è tenuto a provare le modalità del sinistro, cioè la sua dinamica di verificazione. Gli basterà dimostrare soltanto la sua esistenza, cioè il suo accadimento storico, insieme alla ovvia circostanza che si trovava a bordo del mezzo quando l’incidente è avvenuto, ed anche i danni riportati, descrivendo la loro entità e consistenza. E dovrà anche chiarire il nesso di causalità tra i danni e l’incidente, per escludere che le lesioni si siano verificate per altre circostanze indipendenti o fossero presenti prima del sinistro.

Anche la Corte di Cassazione [1] ha affermato che «in tema di rimborso del danno subito dal terzo trasportato, egli deve essere risarcito dalla compagnia assicuratrice del veicolo, indipendentemente dall’accertamento della responsabilità dei conducenti delle vetture coinvolte nel sinistro».

Per questo il trasportato è legittimato ad agire direttamente contro l’impresa assicuratrice del veicolo su cui viaggiava quando si è verificato l’incidente nel quale ha riportato lesioni [2]. È una normativa di favore per il trasportato, che ha a disposizione una tutela in più, quella della polizza Rca del conducente dell’auto su cui si trovava a bordo, a prescindere da chi sia la colpa del sinistro e dalle vicende relative alla sua attribuzione.

Il caso fortuito

Una recente sentenza del tribunale di Messina [3] – che ha deciso proprio un caso di risarcimento delle lesioni personali occorse ad un passeggero di un’auto sbandata sul bagnato – ha applicato concretamente questi principi, affermando l’obbligo di risarcimento del trasportato da parte dell’assicurazione del vettore.

La vicenda era complicata dal fatto che l’assicurazione chiamata in causa aveva eccepito il caso fortuito, affermando che l’incidente si era verificato per un evento eccezionale ed imprevedibile che escludeva la responsabilità del conducente del veicolo assicurato.

Quando paga l’assicurazione del conducente

Il sinistro cagionato da caso fortuito è l’unica ipotesi che, in base alla legge [2], esclude l’obbligo di risarcimento del danno da parte dell’impresa assicuratrice del veicolo su cui il passeggero si trovava a bordo. Ma il giudice messinese ha stabilito che in tal caso toccava all’assicurazione dimostrare la sussistenza del caso fortuito per poter invocare l’esimente dal risarcimento.

Il tribunale siciliano ha richiamato gli orientamenti della Cassazione che abbiamo illustrato [1] ed ha affermato che «è pacifico che il trasportato abbia diritto ad essere risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro, a prescindere dall’accertamento delle responsabilità di terzi».

Inoltre, in virtù del principio di favore verso il passeggero trasportato, quest’ultimo dovrà «soltanto provare il fatto storico di essersi trovato sul veicolo, l’evento di danno subito, nonché il relativo nesso di causalità, non rilevando dunque l’accertamento della effettiva responsabilità del proprietario o del conducente, comunque tenuti al risarcimento del danno subito dal proprio trasportato».

Ed ancora, il passeggero non è «tenuto a dimostrare le modalità in cui si è verificato il sinistro, dovendo soltanto provare la sua esistenza e il proprio conseguente danno». Spetta, invece, all’assicuratore del vettore «l’onere di provare che il caso fortuito è stata l’unica causa del sinistro ovvero che il proprio assicurato fosse totalmente privo di responsabilità».

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note

[1] Cass. sent. n. 4147/19 del 13 febbraio 2019.

[2] Art. 141 D.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 “Codice delle assicurazioni private“.

[3] Tribunale Messina, sent. n. 1400/2020 del 7 ottobre 2020.


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