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La legge tutela di più l’uomo o la donna?

16 Dicembre 2020
La legge tutela di più l’uomo o la donna?

Le differenze di genere: cosa stabilisce la nostra legge in caso di lavoro, famiglia, divorzio, tradimento, riconoscimento e affidamento dei figli?

La legge tutela di più l’uomo o la donna? È vero che il sesso debole è vessato sul lavoro, guadagna di meno e, quando si tratta di fare carriera, viene sempre scartato rispetto ai colleghi maschi? Dall’altro lato, in caso di divorzio, chi è che soccombe più spesso: i mariti e i padri, costretti spesso a vivere nelle auto o a ricorrere alla Caritas perché messi sul lastrico, o le ex mogli che non riescono a riscuotere le mensilità del mantenimento? Cosa succede invece nel caso di coppie di fatto quando nasce un figlio: è vero che la legge non le tutela e che quindi la convivenza è un rifugio per chi vuole evitare la forca del matrimonio?

La questione della parità di genere è sempre al centro di vive contese, spesso attaccata dall’una o dall’altra frangia. Tuttavia, al di là dei luoghi comuni, è necessario capire cosa dice la legge. Davvero in Italia la parità tra uomo e donna è una questione puramente formale? 

In uno scontro tra uomo e donna, chi vince?

Abbiamo provato a realizzare una sorta di intervista immaginaria ad un uomo e a una donna per analizzare i due lati della medaglia. Si tratta di due persone informate sui propri diritti e che quindi sanno bene su quali punti possono far leva. Ecco cosa ne pensano i nostri intervistati.

Uomo contro donna sul lavoro

È vero che le donne guadagnano mediamente meno degli uomini?

Uomo: No. I contratti collettivi sono gli stessi sia per gli uomini che per le donne. Quindi, gli stipendi sono identici. Se mai un’azienda dovesse fare una discriminazione potrebbe subire un procedimento innanzi al tribunale e all’Ispettorato del Lavoro, venendo condannata a versare le differenze retributive.

Donna: Questo è vero, ma le statistiche si riferiscono invece all’area dirigenziale per la quale non vi sono stipendi prestabiliti. In questo ambito, le donne vengono pagate il 20% in meno e non riescono a fare carriera. Ad essere preferiti per le cariche apicali sono spesso gli uomini. 

Uomo: La statistica citata si riferisce alla media europea. Se poi andiamo ad analizzare il dato italiano, scopriamo che nel nostro Paese il divario di genere è tra i più bassi dell’Ue. In particolare, le donne guadagnano solo il 5% in meno degli uomini. E se non fanno carriera è perché preferiscono un lavoro part-time a quello full time o comunque tendono a considerare il lavoro come un’attività marginale rispetto alla loro esistenza.

Donna: Se preferiamo un lavoro part-time è perché l’uomo italiano non è in grado di cucinare, badare ai figli e pulire in casa. Si aspetta che lo facciamo noi. Siamo così costrette a sacrificare la carriera per dedicarci alla casa. I nostri uomini provengono ancora da una mentalità maschilista, non come nei Paesi scandinavi dove non è raro trovare uomini casalinghi e donne che invece vanno a lavorare in azienda.

Uomo contro donna nel matrimonio

È vero che, in caso di divorzio, la donna ha sempre la meglio perché ottiene l’assegno di mantenimento?

Donna: La legge non dice che le donne devono avere l’assegno di mantenimento ma il coniuge con il reddito più basso. 

Uomo: Di fatto, siete sempre voi quelle che prendete il mantenimento.

Donna: La ragione è sempre la stessa: l’uomo italiano tende a concentrarsi sul lavoro per lasciare a nostro carico la casa, incapace di occuparsi del ménage domestico. Pertanto, è chiaro che, a conti fatti, siamo noi la parte economicamente debole del rapporto. Ma questo non significa che la legge tuteli la donna. In una coppia dove l’uomo è disoccupato e la donna ha un lavoro, non sarà quest’ultima ad avere il mantenimento. Dunque, se la donna prende sempre gli alimenti non è perché la legge la predilige ma perché l’uomo ancora la tiene al rango di casalinga.

Uomo: Nessuno vi dice di non lavorare. 

Donna: Ma poi la sera se non trovate la tavola apparecchiata e il piatto pieno iniziate a criticare.  

Uomo: La verità è che ci sono tantissime donne che non vogliono lavorare anche dopo il divorzio e che vengono mantenute a vita, costringendo noi a vivere di stenti.

Donna: La legge è cambiata, o meglio l’indirizzo della giurisprudenza. Oggi, la donna che vuol ottenere l’assegno di mantenimento deve dimostrare di aver fatto di tutto per rendersi indipendente e di continuare a cercare un’occupazione, a meno che non sia ormai tanto adulta da aver perso il contatto con il mondo del lavoro. Solo le donne che hanno superato i cinquant’anni o che hanno inabilità lavorative hanno diritto al mantenimento. Ne hanno diritto anche quelle che hanno fatto per una vita le casalinghe, così consentendo ai mariti di dedicarsi al lavoro e di fare carriera. Di questa loro ricchezza, generata proprio dal nostro sacrificio, è giusto che partecipiamo con una quota mensile, appunto l’assegno di mantenimento.

Uomo vs donna nei rapporti coi figli

È vero che l’uomo che ha un figlio con una compagna è pregiudicato?

Uomo: Sì. L’uomo deve sempre riconoscere il figlio come proprio e, se non lo fa, la donna può costringerlo con la forza attraverso il giudice e il test del Dna.

Donna: È giusto che sia così. Se l’uomo mette al mondo un figlio deve anche assumersene le responsabilità.

Uomo: Questo vale solo per noi. La madre, infatti, se vuole può rimanere anonima. 

Che vuol dire che la madre può restare anonima?

Uomo: La donna può decidere di lasciare il figlio in ospedale e non riconoscerlo. Senza contare che può anche decidere di abortire nonostante l’uomo possa volere il bambino. L’ultima decisione è sua.

Donna: L’utero è nostro.

Uomo: Ma l’utero da solo non fa i figli. Noi abbiamo il nostro 50%.

È vero che i giudici affidano sempre i figli alle madri?

Uomo: Assolutamente sì. Salvo non sia il minore stesso a chiederlo, non ho mai visto un giudice assegnare il figlio al papà.

Donna: La legge non dice questo. La legge dice che il giudice deve decidere secondo l’interesse del minore e, quindi, caso per caso.

Uomo: È vero ma la Cassazione ha interpretato questa formula sposando spesso la cosiddetta maternal preference: fino all’età scolare, i bambini devono stare preferibilmente dalla madre. E così noi non li vediamo e siamo costretti a fare le valigie, andare via di casa e a vedere i nostri figli una volta tanto.

Secondo una statistica dell’Oms, sono 4.000 i suicidi in Italia ogni anno e tra questi, appunto, 200 quelli conseguenti ad una separazione e al conseguente allontanamento dai figli.

È vero che la casa finisce sempre alle donne?

Donna: La legge dice che la casa finisce al genitore con cui vanno a vivere i figli perché è nell’interesse di questi ultimi che viene assegnato il tetto coniugale.

Uomo: E guarda caso questo genitore è sempre la donna. Ma proprio per quello che dicevo prima, ossia che i figli vengono assegnati alla moglie.

Tradimento: vince l’uomo o la donna?

È vero che l’uomo può tradire e la donna no?

Uomo: Assolutamente falso. La legge punisce il tradimento sia dell’uomo che della donna allo stesso modo.

Donna: A conti fatti, però, il tradimento di una donna ha delle conseguenze, mentre quello dell’uomo no.

Ci puoi spiegare perché?

Donna: Semplice. Chi tradisce subisce una sola conseguenza: la perdita del diritto al mantenimento. E siccome l’uomo non ha spesso diritto al mantenimento, perché ha un lavoro e un proprio reddito, anche se tradisce non ha alcun pregiudizio, se non appunto lo scioglimento del matrimonio.

Invece, se tradiamo noi, che abbiamo un reddito ben inferiore e a volte neanche quello, perdiamo gli alimenti.

Uomo: Ma è anche vero che, se voi tradite e ci sono dei figli, questo non vi pregiudica il diritto di restare coi bambini nella nostra casa. Il paradosso è che un uomo tradito se ne deve andare via di casa e lasciare anche i propri figli alla moglie infedele.

Donna: Ma questa è la legge.

Uomo: Già, questa è la legge…


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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4 Commenti

  1. Indubbiamente entrambe le ragioni possono essere accettate, certo è che sembra un po’ “comodo” in alcuni casi risolvere il problema con “… così è la legge” . Di fatto i giudici “interpretano” la legge non la “applicano”. Questo va valutato anche quando la applicazione non fa comodo o non supporta le proprie opinioni.

  2. sono tutte balle ,in Italia la legge viene applicata sempre a favore della donna!! non c’e’ parita’ ci sarebbero una miriade di situazioni da presentare

  3. Le donne si ricordano di essere donne quando è, per loro conveniente.
    La stessa cosa fanno gli africani immigrati che credono di essere stati deportati, gli omosessuali pubblici esibizionisti, gli israeliani osservanti, i laureati senza parcheggio, gli abitanti di città con il confinamento, i calciatori stranieri di serie A, le persone belle diventate vecchie, i notai quando vengono valutati per quello che in realtà fanno e gli avvocati quando si sentono dire che hanno commesso un errore legale e si trincerano dietro una perdita di fiducia.

  4. La legge è a interpretazione del giudice che in generale favorisce sempre la donna per esperienza personale. Bisogna solo sperare di beccare il giudice che ragiona bene con la testa e non con qualcos’altro che ad oggi è difficile trovarne.

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