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Tutte le sentenze contro Equitalia

8 dicembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2013



Vizi di forma, prima ancora di sostanza: sono questi i principali motivi con cui, ormai, i contribuenti tentano di bloccare l’esecutività delle cartelle esattoriali promuovendo ricorsi di ogni genere; abbiamo raccolto alcuni dei principali “cavalli di battaglia” che si trovano sfogliando il web.

Si moltiplicano, ormai, le sentenze di condanna nei confronti di Equitalia per irregolarità di vario tipo commesse nell’ambito dell’attività di riscossione. Le controversie arrivate nelle commissione tributarie provinciali restano 600 al giorno. La ragione di tutto questo contenzioso sta probabilmente nel fatto che, laddove un tempo i contribuenti, avendone la possibilità economica, preferivano pagare pur di chiudere definitivamente la partita, oggi invece cercano qualsiasi tipo di appiglio pur di ostacolare la pretesa tributaria. E in questo, bisogna dirlo, un gran merito va anche alla fantasia degli avvocati, in grado di scovare vizi di forma all’interno delle cartelle esattoriali e delle procedure di riscossione.

Così, alcuni tribunali di merito hanno avuto il coraggio di condannare l’agente della riscossione per numerose violazioni di legge. Molte di queste pronunce sono state da noi trattate nel corso di questi mesi (per farsi un’idea del nostro impegno, basti andare alla pagina Equitalia di questo portale).

Di altre ve n’è piena la rete. Ecco i principali cavalli di battaglia in cui ci si imbatte digitando su Google “Sentenze contro Equitalia”.

Interessi usurari

La principale accusa, comunemente mossa nei confronti di Equitalia, è sempre stata quella di applicare tassi di interesse sulla soglia dell’usura. Alcuni contribuenti e associazioni di tutela si sono spinti fino alla procura della Repubblica per depositare atti di denuncia. Tutti archiviati. Ma se i presupposti del reato non ci sono, è anche vero che la Cassazione esige massima trasparenza nell’indicazione dei criteri di calcolo degli interessi: Equitalia deve indicare le modalità con cui sono stati applicati gli interessi: il che vuol dire le singole aliquote applicate e le annualità [1]. Ciò al fine di consentire al contribuente il controllo del corretto operato da parte dell’Agente di riscossione ed, eventualmente, far valere i propri diritti in tribunale. La mancanza di tali elementi rende nulla la cartella esattoriale.

Notifiche

Molti siti hanno echeggiato la notizia circa la nullità di tutte le cartelle esattoriali notificate a mezzo posta (raccomandata a.r.). In prima fila abbiamo seguito la questione, che ha trovato concordi numerosi tribunali di merito (leggi l’articolo “Inesistenti le notifiche per posta delle cartelle Equitalia”).

Quello che però non tutto il web dice, purtroppo, è che la Cassazione, di recente, si è mostrata di contrario avviso (leggi l’articolo: “La notifica della cartella può avvenire con la raccomandata senza identificazione del ricevente”). Questo non vuol dire – secondo il nostro sistema giuridico – che i giudici di primo e secondo grado siano comunque costretti a conformarsi a quanto detto dalla Corte e potrebbero continuare ad emettere sentenze a favore del contribuente. Tuttavia è bene anche sapere che, qualora Equitalia intenda portare la causa fino all’ultimo grado di giudizio, è verosimile che i giudici Supremi rigetteranno l’eccezione (salvo – come spesso succede – cambiare parere sul punto).

Accesso agli atti

Importante è stato l’esito del ricorso promosso dal Codacons che ha portato alla sentenza del Tar Lazio dello scorso mese di marzo. Con essa, si è imposto all’Agente della riscossione di garantire la massima trasparenza nei confronti del contribuente, fornendo a chi sia destinatario di cartelle esattoriali, tutta la documentazione che ha portato all’emissione delle richieste di pagamento. In altri termini, sebbene Equitalia non possa considerarsi una pubblica amministrazione, essa deve comunque garantire al cittadino il diritto di accesso agli atti.

A chiunque ne faccia richiesta, va garantita la possibilità di visionare la documentazione interna all’Agente della riscossione, per comprendere sulla base di quale atti e motivazioni è stata emessa la cartella esattoriale. Equitalia non può, quindi – come spesso succede – rispondere con il silenzio.

Condotta colpevole

Si sta aprendo un filone di sentenze che condannano Equitalia, oltre che ad annullare le pretese illegittime, anche a risarcire i danni al contribuente tutte le volte in cui il suo operato sia stato colpevole. “Colpa” significa pretendere il pagamento di tributi ormai “scaduti” o non più riscuotibili [2]; significa inviare le cartelle a soggetti che non sono i legittimati passivi; significa insistere nella richiesta nonostante l’autotutela presentata dal contribuente con cui si sia dato modo ad Equitalia di correggere il proprio (evidente) errore.

Difetto di motivazione

La legge [3] prevede che “gli atti dell’amministrazione finanziaria siano motivati [4]: devono cioè indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione. Se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama.

Le cartelle devono essere quindi precedute dalla notifica di un atto con la richiesta di pagamento; in assenza di esso, il contenuto della cartella non costituisce una motivazione sufficiente a rendere edotto il contribuente dei presupposti e delle ragioni che hanno determinato l’emissione della cartella stessa.

Manca la firma del dirigente

Sicuramente lo scandalo del momento, che tiene testa su tutti i siti, è quello relativo alle nomine dei 767 cosiddetti “falsi dirigenti” dell’agenza delle entrate, attualmente sotto il vaglio della Corte Costituzionale. Stando a questa importantissima eccezione di costituzionalità sollevata lo scorso 18 novembre dal Consiglio di Stato (leggi l’articolo “Dirigenti falsi all’Agenzia delle Entrate: cartelle Equitalia e avvisi di accertamento nulli!”), più del 50% dei dirigenti dell’Agenzia delle Entrate non avrebbe i requisiti richiesti dalla legge per firmare gli avvisi di accertamento. Con la conseguenza che anche le relative cartelle esattoriali sarebbero nulle. Uno scossone che minaccia di invalidare gran parte degli atti notificati da Equitalia.

Il timbro postale

La data di spedizione e quella di notifica della cartella devono essere chiaramente leggibili sulla cartella: questo per dare, al contribuente, la possibilità di impugnare nei termini e dimostrare che il ricorso è tempestivo. La questione è molto più delicata di quello che si pensi: sul punto meglio rinviare al nostro approfondimento su “Nulla la cartella Equitalia se non si legge bene il timbro con la data di consegna”.

Contenuto essenziale

Se manca il suo contenuto minimo ed essenziale richiesto dalla legge, la cartella esattoriale è nulla (leggi “Impugnare la cartella esattoriale se manca il contenuto essenziale”). A riguardo si sprecano le sentenze che condannano Equitalia per non aver rispettato lo statuto del contribuente.

La firma

Ci sono numerosi forum in cui si legge che la cartella esattoriale priva di firma sarebbe nulla. Meglio abbandonare facili illusioni: la giurisprudenza della Cassazione è di contrario avviso.

note

[1] Cass. sent. n. 4516 del 22.02.2012.

[2] Per conoscere i tempi, consigliamo di verificare il Dl 17 giugno 2005, n. 106 – (Disposizioni urgenti in materia di entrate) che introduce i termini, fissati a pena di decadenza, entro i quali il concessionario deve notificare al contribuente la cartella di pagamento.

[3] Art. 7, comma 1, della legge 212/2000, secondo quanto prescritto dall’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Autore immagine: 123rf.com

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2 Commenti

  1. Le cartelle esattoriali ci stanno praticamente ammazzando, ma tutto questo vale anche per cartelle che uno già sta pagando ratealmente ? E’ possibile rifare un riesame e soprattutto a chi chiedere una vera consulenza?
    Grazie

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