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Come ottenere l’Isee?

16 Dicembre 2020 | Autore: Daniele Nuzzolese
Come ottenere l’Isee?

Tutto ciò che occorre sapere per ottenere l’Indicatore della situazione economica equivalente: a chi rivolgersi, cos’è la Dsu, quali documenti occorre presentare. 

Quando si tratta di atti e certificati, il circolo vizioso della burocrazia impedisce spesso una comunicazione snella ed efficace. A maggior ragione, questo accade quando, per ottenere un certo documento, occorre fare la spola da un ufficio all’altro. Il caso dell’ISEE rientra perfettamente in questa categoria. Se prima di mobilitarsi non ci si informa preventivamente sulla modulistica necessaria, il rischio è quello di trascorrere le giornate tra banche, Agenzia delle Entrate, Caf e Inps.

Se non sai come ottenere l’Isee, questo articolo fa proprio al caso tuo. Al suo interno, non solo troverai lo step-by-step da seguire per riceverlo e gli uffici a cui devi rivolgerti, ma anche utili indicazioni su come dare un taglio alle lungaggini burocratiche. Inoltre, se hai difficoltà nel capire quale tipo di Isee ti occorre per avere diritto a un’agevolazione particolare, nel corso della lettura dissiperemo ogni tuo dubbio.

Cos’è l’Isee e a cosa serve

Con la sigla Isee si intende Indicatore della situazione economica equivalente, un modo complicato per riferirsi a una sorta di termometro che serve per misurare la ricchezza di un nucleo familiare. Non solo, perché l’Isee permette anche di confrontare le possibilità economiche tra famiglie.

Ovviamente, l’indicatore di cui stiamo parlando non può mettere a confronto le ricchezze correnti e, per prassi, si prendono in considerazione i redditi e i patrimoni maturati nel corso del secondo anno solare precedente a quello di riferimento. Spieghiamoci meglio.

L’Isee del 2020, per esempio, prenderà come riferimento il capitale complessivo del 2018. C’è anche la possibilità – e questo lo vedremo più avanti – di richiedere un Isee corrente, ovvero relativo all’anno in cui viene inoltrata la richiesta.

Ma perché occorre fare l’Isee? Questo strumento è necessario per accedere a quei servizi che sono sì rivolti alla collettività, ma questo accesso è possibile a patto che il valore dell’ISEE non superi una certa soglia.

Serve quindi a dimostrare che il soggetto o il nucleo familiare è in possesso di determinati requisiti economico-sociali tali da consentirgli di avere diritto ad alcune agevolazioni. Dalle stesse, invece, restano esclusi coloro che presentano un Isee superiore ai limiti indicati: spia del fatto che la persona fisica gode di una certa ricchezza.

Ad esempio, per ottenere lo sconto sulle bollette di luce e gas, è indispensabile essere in possesso di un ISEE che non superi gli 8.265 euro. Tale soglia sale a 20.000 euro in presenza di famiglia numerosa (si tratta di un nucleo familiare all’interno del quale ci sono quattro figli a carico).

A chi rivolgersi per ottenere l’Isee?

L’ente preposto al calcolo dell’Isee è solo ed esclusivamente l’Inps. Pertanto, verrebbe da pensare che occorra rivolgersi a questo istituto per ottenere il tanto ambito indicatore. In realtà, le cose non stanno propriamente così.

Infatti, l’Isee è solo il punto d’approdo di una lunga trafila burocratica che prende le mosse dalla Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu).

È sulla base di tale dichiarazione che l’Istituto nazionale di previdenza sociale, fatti i debiti controlli, può calcolare l’ammontare dell’indicatore.

Cos’è la Dsu

La Dsu è un’autodichiarazione nella quale il dichiarante elenca i redditi e i patrimoni complessivi di cui è in possesso. O, meglio, di cui era in possesso. Perché, come abbiamo visto, per ottenere l’ISEE del 2020, occorrono le informazioni risalenti a due anni prima.

Si chiama “sostitutiva”, invece, perché, in caso di nucleo familiare composto da più persone, è sempre lo stesso dichiarante a comunicare i dati relativi ai redditi personali. Quindi, in tal senso, si sostituisce ad altre persone fisiche.

Quindi, in caso di nucleo monocomposto (cioè in cui c’è solo una persona), il dichiarante provvede a fornire solo le informazioni a lui relative. Viceversa, in caso di nucleo familiare pluricomposto, il dichiarante fornisce i dati relativi a tutti i componenti della sua famiglia.

Chi rilascia la Dsu?

Per ottenere la Dsu è possibile rivolgersi a un Caf o utilizzare la Dsu precompilata.

Nel primo caso, i vantaggi sono molteplici. L’operatore del centro di assistenza scelto, infatti, affiancherà il richiedente Isee per tutta la durata della pratica: dalla registrazione dei dati alla compilazione della DSU, fino all’ottenimento del certificato rilasciato dall’Inps.

Nel secondo caso, ovvero l’uso della Dsu precompilata, il beneficio principale è che si può seguire l’intera procedura in completa autonomia, restando seduti dietro il pc. Questa modalità, però, è possibile solo online, dal portale ufficiale dell’Inps e, quindi, occorre avere un pin valido o uno Spid.

Lo svantaggio, però, è che bisogna avere un minimo di dimestichezza con la mole dei dati richiesti per la compilazione della Dsu.

Quali dati servono per compilare la Dsu?

Onde evitare di recarsi a vuoto presso un qualsiasi Caf, per ottenere nel minor tempo possibile la Dsu è opportuno presentarsi muniti già della documentazione necessaria. Dobbiamo ricordare che, in caso di nucleo monocomposto, ti verranno chiesti dati che fanno capo soltanto a te; invece, in caso di pluricomposizione, dovrai presentare il fascicolo relativo a tutta la famiglia.

Per rilasciare la Dsu, il Caf ha bisogno di:

  • copie fotostatiche di codice fiscale e documento di identità;
  • gli estratti dei conti correnti al 31 dicembre del secondo anno solare precedente all’anno di richiesta dell’Isee. Insieme a essi, va presentata anche la giacenza media dei conti correnti dello stesso anno. Entrambi questi documenti sono facilmente reperibili presso uno sportello bancario, ma se non si vuole perdere molto tempo, è possibile scaricarli dall’app connessa al proprio conto corrente;
  • se si è possessori di immobili, vanno presentate le visure catastali. Se, invece, si è in affitto, occorre fornire una fotocopia del contratto di locazione;
  • dichiarazione dei redditi dei componenti;
  • targhe dei veicoli posseduti;
  • documentazione relativa ai mutui accesi.

Le cose non cambiano molto se pensi di optare per la Dsu precompilata. A dispetto di quanto possa suggerire il nome, questa pre-compilazione esiste solo virtualmente e, prima di potervi accedere, devi fornire i cosiddetti elementi di riscontro.

Si tratta, in altre parole, degli stessi documenti che presenteresti al Caf. Dopo aver inserito questi dati e caricato tutti i documenti necessari sulla sezione del portale Inps dedicata alla Dsu precompilata, gli stessi vengono confrontati con i dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps. Solo in caso di riscontro positivo, viene rilasciata la Dsu precompilata e prima di poter essere valida per la richiesta dell’Isee, deve essere verificata e sottoscritta dal dichiarante.

Il riscontro negativo, invece, implica almeno una delle due possibilità:

  • hai omesso di comunicare una o più informazioni necessarie;
  • non sei il titolare dei dati personali del dichiarante.

In ciascuno dei due casi, la Dsu non viene rilasciata.

Cosa succede dopo aver ottenuto la Dsu?

Dopo aver compilato la Dsu presso un centro di assistenza fiscale, la stessa viene telematicamente inviata all’Inps. Da quel momento in avanti, occorrerà un tempo variabile, minimo 15 giorni, prima di poter ricevere l’Isee in modalità cartacea.

Le tempistiche si riducono notevolmente quando si propende per la Dsu precompilata. In questo caso, dopo alcune ore dalla verifica che condurrai sui dati in possesso dell’Inps, sarà già possibile calcolare l’Isee e renderlo disponibile.

Non dovrai far altro che entrare nel cruscotto della tua app e scaricarlo in formato Pdf dalla sezione “Isee precompilato“.

Come può essere utilizzato l’Isee?

Poche righe più sopra, abbiamo scritto che, per avere l’Isee nel minor tempo possibile, occorre recarsi presso un Caf muniti dell’adeguata documentazione utile a stilare la Dsu. In realtà, a monte di ogni altra cosa, occorre che tu ti chieda a quale agevolazione vuoi avere accesso mediante l’Isee. Infatti, a seconda del servizio o della prestazione di cui necessiti, occorrerà presentare un determinato Isee, pena l’esclusione dalla richiesta di agevolazione (questa scelta, però, dipende unicamente dall’ente erogatore).

Vediamo, più nello specifico, tutti i tipi di Isee connessi alla prestazione cui danno diritto:

  1. Isee standard, detto anche ordinario: si tratta del documento più richiesto per beneficiare della fornitura di alcune prestazioni. Ad esempio, per riscuotere il Reddito di Cittadinanza, occorre presentare questo tipo di Isee;
  2. Isee per l’università: è l’Isee da allegare alla domanda di iscrizione presso qualunque università italiana per avere diritto alla riduzione del pagamento delle tasse. Qualora non si presentasse questo tipo di Isee, lo studente correrebbe il rischio di dover pagare l’importo massimo della retta;
  3. Isee socio-sanitario: è quello che dà diritto all’assistenza domiciliare in caso di disabilità o mancanza di autosufficienza;
  4. Isee socio-sanitario per residenze: questo Isee dà diritto alle prestazioni residenziali, cioè il ricovero presso Rsa o Rssa;
  5. Isee minorenni: deve essere presentato da quei genitori non coniugati e non conviventi che vogliono ottenere agevolazioni economiche per prestazioni rivolte a minorenni. Si pensi, ad esempio, al bonus asilo nido;
  6. Isee corrente: lo abbiamo già menzionato e rende numericamente i redditi e i patrimoni dell’anno in corso (e non dei due precedenti all’inoltro della domanda). Questo Isee viene richiesto soprattutto per dimostrare importanti variazioni di reddito. Per esempio: hai un Reddito di Cittadinanza di 300 euro perché hai dichiarato un reddito annuale di 5.760 euro nel 2018. Tuttavia, nel 2020 hai perso il lavoro e, quindi, la tua situazione reddituale è pesantemente cambiata. Aggiornando il tuo Isee ordinario con quello corrente, puoi avere diritto a un’integrazione del reddito pari a 480 euro.

In conclusione di questo articolo, ricordiamo che l’Isee non è valido per l’esenzione dal ticket sanitario. A questa concessione si accede, tra gli altri modi, sulla base del reddito complessivo e mai sulla base dell’indicatore di equivalenza.



Di Daniele Nuzzolese


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