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Autoriciclaggio: a rischio la sopravvivenza dell’imprenditore

18 Ottobre 2014 | Autore:
Autoriciclaggio: a rischio la sopravvivenza dell’imprenditore

Non sempre la notte porta consiglio, infatti l’introduzione di due rettifiche da parte degli onorevoli Pastorino (Pd) e Pagano (Ncd) poco prima della approvazione del testo della voluntary disclosure in tarda serata alla Camera, introduce, nella norma sull’autoriciclaggio, elementi di forte incertezza e di preoccupazione per tutti gli imprenditori.

Il testo della norma sull’autoriciclaggio [1], all’inizio di luglio contesa fra Ministero della Giustizia e Ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva già suscitato forti discussioni e superato grandi contrasti fra le forze politiche.

Quando ormai il testo sembrava aver raggiunto un equilibrio condiviso da tutti, inopinatamente, i due parlamentari hanno introdotto due correzioni che rischiano di far saltare il compromesso difficilmente raggiunto in sede di Commissione, a meno che non intervenga, nella discussione in Senato, una modifica che renda la norma leggibile ed applicabile in modo chiaro e definito.

Le due correzioni sono:

– l’aggiunta delle parole “imprenditoriali o speculative”, nel comma 1 della norma, che estende la punibilità anche alle somme re-impiegate nell’attività di impresa o in attività speculative non meglio identificate;

– la sostituzione delle parole “Fuori dei” al terzo comma della norma [2], che modifica a 180 gradi il concetto che la norma prima esprimeva e rende punibili anche le condotte attraverso le quali le somme derivanti dalla evasione fiscale vengono re-impiegate per mero godimento od uso personale.

In sostanza ora risulta punibile per autoriciclaggio anche l’imprenditore che usi le somme derivanti da un reato tributario per pagare gli stipendi al personale, i fornitori o l’IVA, oppure che investa dette somme in attività speculative non meglio identificate, o che, addirittura, utilizzi dette somme per soddisfare bisogni personali quali le spese quotidiane o gli investimenti in beni propri (auto, immobili, beni mobili, ecc.).

Quanto sopra in un periodo in cui l’orientamento costante della Cassazione è quello di depenalizzare i reati tributari derivanti dall’omesso versamento dell’IVA e delle ritenute oltre le soglie di punibilità previste dalla legge sui reati tributari.

Dunque l’incertezza introdotta dalle modifiche nella norma è molto elevata, sia per la mancata individuazione puntuale delle attività speculative assoggettabili a punibilità, che per la difficile leggibilità e comprensione del comma terzo, che sembra introdurre un reato ulteriore, quello commesso da chi utilizza personalmente ed a mero titolo di godimento le somme derivanti da reati tributari ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa di detti fondi.

Leggendo la norma al contrario, dopo la modifica, sembrerebbe che l’imprenditore o il contribuente che impiegano i denari derivanti dal reato tributario per acquistare un’auto o un’immobile da utilizzare come mero godimento personale, non sarebbero punibile, purchè ne dessero trasparente informazione o rendessero agevole l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme così impiegate.

Infine si deve tener conto che l’Italia è uno degli ultimi Paesi ad introdurre la voluntary disclosure ed il reato di autoriciclaggio nel proprio ordinamento giuridico, ma neppure l’esperienza estera è servita da insegnamento, infatti sia nel Regno Unito che in Germania, le condotte volte al reimpiego dei proventi del reato presupposto a mero godimento o utilizzo personale, sono depenalizzate, distinguendo le norme estere fra comportamenti “money spending”, ovvero per uso personale da comportamenti “money laundering”, ovvero utilizzo per riciclaggio del denaro o dei beni provenienti dai reati tributari presupposti.


note

[1] Art. 3 Testo ddl AC2247 approvato dalla Camera, che introduce l’art. 648-ter1 nel codice penale

[2] Art. 648-ter1 co. 1 e co. 3 come nel testo ddl AC 2247 approvato dalla Camera.


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