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Che cos’è la donazione?

18 Ottobre 2020
Che cos’è la donazione?

Come funziona la donazione: i soggetti, la forma, la revoca, l’impugnazione. 

Chi non è un giurista e non ha conoscenze tecniche del mondo legale potrebbe chiedersi che cos’è una donazione, avendone spesso sentito parlare senza però comprenderne a pieno il significato e il funzionamento.

Spiegare cos’è una donazione nelle sue linee generali è, in realtà, molto semplice: la donazione è uno dei fenomeni più frequenti nelle famiglie, tra coniugi, tra genitori e figli e, talvolta, anche tra amici. Se volessimo descrivere in due parole cos’è una donazione potremmo farlo richiamando la parola “regalo”: la donazione non è altro che l’atto di regalare qualcosa a qualcuno senza ottenere nulla in cambio. Ma siccome anche un regalo non può essere imposto, è necessario sempre ottenere il consenso del beneficiario. Questo consenso si esprime con l’accettazione. Questo fa sì che la donazione si possa definire come un “contratto a titolo gratuito”, laddove per contratto si intende un atto giuridico, con effetti sul patrimonio, che richiede la manifestazione del consenso di tutti i soggetti che vi partecipano.

Scendendo più sul tecnico, il nostro ordinamento conosce poi svariate forme di donazione: la donazione diretta, la donazione indiretta, la donazione modale, la donazione obnuziale, ecc.

Se vuoi sapere, in termini pratici e senza tanti sofismi giuridici, cos’è la donazione e come funziona, qui di seguito ti daremo tutte le informazioni di cui hai bisogno.

Donazione: definizione

L’articolo 769 del Codice civile definisce la donazione come il contratto con cui una parte (il cosiddetto donante), per spirito di liberalità e gratuità, arricchisce l’altra (cosiddetto donatario), attribuendole un diritto o assumendo verso la stessa un obbligo.

Il contratto di donazione è a titolo gratuito e appartiene all’ampia categoria delle liberalità.

Perché la donazione è un contratto?

Quando parliamo di “contratto” pensiamo spesso a un documento scritto a fronte del quale una persona si impegna a erogare una prestazione nei confronti di un’altra e quest’ultima, in cambio, le versa un corrispettivo. In realtà ciò che abbiamo descritto è solo un particolare tipo di contratto: la compravendita. 

La legge invece definisce contratto qualsiasi atto che abbia effetti patrimoniali (cioè lo spostamento di ricchezza) e che richieda una «manifestazione di volontà» di tutte le parti coinvolte. 

La donazione è dunque un contratto perché richiede, da un lato, la volontà del donante di regalare un bene e, dell’altro, la volontà del donatario di accettarlo. Senza il consenso del donatario non si potrebbe mai arricchire il suo patrimonio. È vero che «a caval donato non si guarda in bocca» ma è anche vero che le motivazioni per non volere un regalo possono essere le più disparate. Si pensi a chi non voglia avere nulla a che fare con un pregiudicato o a chi riceva un immobile produttivo solo di spese, privo di un valore commerciale consistente. 

La legge però precisa che la donazione è un contratto a titolo gratuito. Questa espressione sta a significare che, a fronte della prestazione di una parte (quella del donante) non c’è alcuna controprestazione dell’altra (il donatario). Sicché quest’ultima si arricchisce gratuitamente. 

In realtà, il donatario resta obbligato, a seguito della donazione, a versare al donante gli alimenti nel caso in cui questi dovesse un giorno versare in condizioni di grave povertà e incapacità a procurarsi i mezzi necessari per vivere. Gli alimenti sono quindi lo stretto necessario per il vitto e l’alloggio, proporzionati comunque alle capacità economiche del donatario. 

Quanti tipi di donazione ci sono?

Vengono normalmente distinte varie tipologie di donazioni. Possiamo distinguere, ad esempio, tra:

  • donazione diretta: si verifica quando una persona regala un bene, una somma di denaro o altro diritto a un’altra, senza uno scopo preciso. Si pensi al padre che intesta la casa al figlio o al marito che versa sul conto della moglie mille euro affinché questa li spenda come vuole;
  • donazione indiretta: si verifica quando la donazione viene effettuata per uno scopo ben preciso, pur sempre nell’interesse del donatario: si pensi al padre che fa un bonifico di 100mila euro sul conto corrente del figlio, con causale “Contributo per acquisto prima casa”, al fine di consentire a quest’ultimo di acquistare un’abitazione. La donazione indiretta si realizza anche quando il donante versa una somma di denaro direttamente al venditore, con impegno per quest’ultimo di intestare il bene al donatario: è ad esempio il padre che paga il costruttore affinché questi trasferisca la casa al figlio del primo.

Si distingue poi tra:

  • donazione reale: quando si trasferisce, in tutto o in parte, un diritto del donante. Rientrano in tale categoria le ipotesi più frequenti, quali ad esempio le donazioni di immobili, denaro, azioni e partecipazioni sociali. È tale anche la donazione con cui un soggetto paga un debito per conto di un altro (donatario);
  • donazione obbligatoria: in cui il donatario acquista dal donante un diritto di credito all’ottenimento di una determinata prestazione. Si pensi a una società che abbia dei crediti nei confronti di terzi e che li ceda a un’altra società di proprietà dello stesso soggetto;
  • donazione liberatoria: quando il donatario viene liberato da un debito verso il donante.

Altre classificazioni riguardano le seguenti forme di donazione:

  • donazione modale: è quella in cui, a fronte di un regalo fatto a una persona, si obbliga quest’ultima a una controprestazione. Si pensi al nonno che dona una casa al nipote con l’obbligo però per quest’ultimo di restaurare il bene;
  • donazione obnuziale: è quella che viene fatta in occasione di un matrimonio. È ad esempio il caso dello sposo che dona alla futura sposa e viceversa;
  • donazione remuneratoria: è quella in cui la motivazione di chi dona non è determinata da generosità ma da altre ragioni. Ragioni come: a) la riconoscenza verso il donatario (ad esempio perché questi ha posto in essere una condotta di particolare cortesia verso il donante); b) la considerazione dei meriti e per la particolare stima e gratitudine che nutre nei confronti del donatario (ad esempio perché questi ha proceduto alla pubblicazione di un manoscritto con una prestigiosa casa editrice o ha superato un concorso pubblico di particolare difficoltà); c) per speciale rimunerazione (ad esempio perché come avvocato ha determinato l’assoluzione dell’imputato).

Come avviene la donazione?

La donazione è, nella gran parte dei casi, un contratto informale: può cioè essere perfezionata con la semplice consegna materiale del bene o del denaro, senza bisogno di documenti scritti o di manifestazioni espresse della volontà. Il semplice fatto di trasferire materialmente la disponibilità di un oggetto a un altro e la presa in consegna di quest’ultimo sono elementi sufficienti per esprimere, da un lato, la volontà di donare e, dall’altro, la volontà di accettare.

Tuttavia, la legge prescrive che, per le donazioni di non modico valore è necessario recarsi dal notaio e stipulare un atto pubblico. Questa forma è necessaria per rendere maggiormente consapevole il donante degli effetti che la donazione avrà sul suo patrimonio, onde evitare slanci di generosità dettati dall’euforia di un momento isolato. Così, ad esempio, se si vuol donare una casa o una consistente somma in banca è necessario:

  • recarsi da un notaio;
  • firmare l’atto pubblico di donazione in presenza di due testimoni (di solito messi a disposizione dallo stesso studio notarile);
  • versare le imposte collegate alla registrazione dell’atto e, in alcuni casi, anche quelle sulla donazione (vedremo a breve quando).

La legge non specifica quando una donazione si considera di modico valore e quando invece non lo è. Tutto va rapportato alle condizioni economiche del donante e del donatario. In particolare, se la donazione impoverisce sensibilmente il donante si può parlare di donazione di non modico valore.

Imposta sulle donazioni

L’imposta sulle donazioni funziona in modo diverso a seconda del rapporto che sussiste tra le parti. In particolare:

  • nelle donazioni tra coniugi o tra parenti in linea retta (nonni, genitori, figli): l’imposta è del 4% sul valore del bene ma scatta solo sul valore eccedente 1 milione di euro (cosiddetta franchigia);
  • nelle donazioni tra fratelli e sorelle: l’imposta è del 6% ma scatta solo sul valore eccedente 100mila euro (franchigia);
  • nelle donazioni tra altri parenti fino al 4° grado e affini fino al 3° grado: l’imposta è del 6% ma senza franchigia;
  • nelle altre donazioni (ad esempio tra amici o estranei): l’imposta è dell’8%.

Quando beneficiario della donazione è un portatore di handicap, si applica una franchigia di 1,5 milioni di euro mentre l’aliquota dell’imposta segue le regole appena indicate, in base al rapporto di parentela (può quindi essere del 4, del 6 o dell’8%).

Si può revocare una donazione?

La donazione è irrevocabile salvo in due casi:

  • per ingratitudine;
  • per sopravvenienza di figli.

La revoca della donazione per ingratitudine ricorre quando il donatario si macchia di taluni fatti molto gravi nei confronti del donante, di solito corrispondenti a reati. 

La revoca della donazione per sopravvenienza di figli si verifica quando nascono o vengono concepiti figli del donante che questi non sapeva esistere al momento della donazione.

Maggiori informazioni nell’articolo Revoca donazione.

Non si può mai revocare una donazione remuneratoria.

Promessa di donazione

È vietata la promessa di donazione. Un accordo di questo tipo sarebbe nullo. Infatti, se è vero che la donazione è un atto a titolo gratuito, non è possibile che dipenda da un precedente impegno, anche se scaturito dalla stessa volontà del donante. Dunque una persona non può impegnarsi, nei confronti di un’altra, a regalarle un determinato bene in un momento futuro: tale impegno non produce alcun effetto.

Revoca della donazione da parte degli eredi

I parenti del donante non possono impugnare la donazione sulla scorta del fatto che la stessa impoverirebbe il proprio familiare. Lo possono fare però alla sua morte entro 10 anni dall’apertura della successione. 

In tale circostanza, è possibile recuperare il bene nei confronti di eventuali terzi acquirenti o donatari a condizione però che non siano trascorsi più di 20 anni dall’iniziale donazione.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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