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Ex moglie disoccupata perché depressa: ha diritto al mantenimento?

18 Ottobre 2020
Ex moglie disoccupata perché depressa: ha diritto al mantenimento?

Separazione e divorzio: lo stato di salute e le condizioni psichiche del richiedente l’assegno consentono di ottenere il mantenimento solo se gravi. 

La legge dice che, in caso di separazione e divorzio, il coniuge più debole economicamente possa rivendicare dall’ex un assegno mensile a titolo di mantenimento. Ma non si tratta di un diritto che sorge automaticamente a seguito della rottura del matrimonio: affinché gli alimenti non siano una forma di rendita parassitaria, è richiesta la prova della “meritevolezza”. In altri termini, il beneficiario deve dimostrare di non essere in grado – non per sua colpa – di badare a se stesso e di mantenersi. Il che può succedere, ad esempio, se è troppo anziano per reinventarsi un lavoro o se le sue condizioni fisiche non glielo consentono.

A volte, la crisi coniugale è generata da problemi interiori che non vengono affrontati e risolti dalla coppia. Potrebbe anche succedere che tali problemi si manifestino in un momento successivo. Si pensi al frequente caso della depressione. Di qui, un comune interrogativo: l’ex moglie disoccupata perché depressa ha diritto al mantenimento? Di tanto si è occupata proprio di recente la Cassazione [1]. Con un’ordinanza di non molto tempo fa, la Suprema Corte ha valutato la possibilità di riconoscere l’assegno mensile per problemi psichici. 

La questione è assai delicata. Non sempre, infatti, la depressione può essere clinicamente accertata. È quindi necessaria una verifica puntuale, da accertare con opportune valutazioni mediche, onde evitare che, dietro di essa, possa nascondersi una banale scusa per non lavorare. 

Ma procediamo con ordine e vediamo dunque se l’ex moglie disoccupata perché depressa ha diritto al mantenimento.

Ex moglie disoccupata: ha diritto al mantenimento?

Partiamo dall’ipotesi tradizionale: quella dell’ex moglie disoccupata. La donna che non ha lavoro può ottenere l’assegno di mantenimento o, dopo il divorzio, l’assegno divorzile a patto che dimostri al giudice che lo stato di disoccupazione non dipende da sua colpa. Ciò avviene dando prova di essersi materialmente attivata per cercare un’occupazione o di avere un’età tale da impedire un riciclo nel mercato del lavoro. 

Nel primo caso, l’ex moglie dovrà provare di aver inviato il curriculum alle aziende per chiedere di essere assunta, di aver partecipato a bandi e concorsi pubblici, di essersi iscritta alle liste di collocamento o, in caso di lavoro autonomo, di aver tentato di esercitare una professione. Le difficoltà collegate al mercato occupazionale possono rilevare come giustificazione dello stato di disoccupazione solo se c’è la prova di uno sforzo attivo da parte del richiedente l’assegno di mantenimento.

Nel secondo caso, la donna dovrà provare di aver concordato con il marito la sua “occupazione casalinga”, perdendo così ogni collegamento con il lavoro e di aver raggiunto un’età tale da non permetterle più di iniziare un’attività, anche di tipo subordinato. È a tutti noto che una persona con più di 50 anni difficilmente trova un’occupazione rispetto a una giovane.

Sicché, in questi casi, l’età è un fattore determinante per stabilire se l’ex moglie disoccupata possa ottenere il mantenimento: tanto più questa è giovane, tanto minori sono le possibilità di ottenere gli alimenti dal marito.

C’è un ultimo caso in cui l’ex moglie disoccupata può vantare il diritto al mantenimento ed è quello in cui il suo stato di salute psicofisica non le consenta di lavorare. Di tanto parleremo meglio nel successivo paragrafo.

Ex moglie disoccupata perché sta male: ha diritto al mantenimento?

La salute e la perdita della capacità lavorativa per uno stato morboso dà automaticamente diritto al mantenimento solo nel caso in cui l’ex abbia un reddito superiore. Se, invece, i due ex coniugi hanno le medesime capacità economiche non ci sarà alcun assegno.

L’ex moglie che sta male e che per questo non può lavorare ha diritto agli alimenti. Ma ciò vale solo se l’invalidità lavorativa è definitiva e le pregiudica di mantenersi da sola. Una incapacità momentanea, facilmente guaribile, non consentirebbe di ottenere il sussidio economico dall’ex.

Ex moglie depressa: ha diritto al mantenimento? 

Secondo la pronuncia della Cassazione citata in apertura del presente articolo, la legge riconosce una tutela accentuata per le persone affette da patologie psichiatriche. Ha infatti diritto all’assegno di mantenimento o all’assegno di divorzio l’ex moglie affetta da depressione e ansia tanto da compromettere le sue capacità lavorative. Ciò perché, si legge in una motivazione tanto laconica quanto interessante, il giudice deve valutare la concreta possibilità del coniuge che chieda il mantenimento di procurarsi il reddito adeguato al proprio sostentamento. E, in questo caso, lo stato di ansia della donna era così forte da impedirle, all’età di 55 anni, di trovare una nuova occupazione.

Naturalmente, lo stato di depressione deve essere grave, deve cioè influire sulle capacità lavorative. E a tal fine, proprio per impedire che dietro di esso si nasconda una scusa, è opportuno che sia certificato da una struttura pubblica come il Centro di igiene mentale. Il certificato medico è dunque condizione essenziale per far breccia nel convincimento del giudice che la depressione sia causa di disoccupazione involontaria.

Si tenga comunque conto che il provvedimento di assegnazione dell’assegno di mantenimento può essere sempre soggetto a successiva revisione allorché lo stato patologico cessi. 


note

[1] Cass. ord. n. 21140/20 del 2.10.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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