Covid: così si aggira il divieto sullo sport amatoriale

17 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: così si aggira il divieto sullo sport amatoriale

Il Coni interviene sul preoccupante aumento dei tesseramenti delle associazioni sportive dilettantistiche, che consente di praticare le discipline di contatto.

Fatta la legge, trovato l’inganno: l’attuale Dpcm vieta gli sport di contatto a livello amatoriale, come il calcetto, ma li consente a livello professionale e dilettantistico, per le società e associazioni che abbiano adottato protocolli validi a limitare i contagi [1].

Così molti italiani si sono riscoperti sportivi, pur di non rinunciare alla partitella settimanale: in questi giorni c’è stato un notevole incremento delle richieste di tesseramento alle società e associazioni aderenti al Coni, al punto che l’Ente è dovuto intervenire con una circolare rivolta a tutti gli associati.

«Stanno pervenendo nelle ultime ore numerose segnalazioni in merito al tentativo di alcune associazioni sportive di aggirare i vincoli previsti dalla normativa vigente, attraverso il tesseramento di soggetti amatori per consentire agli stessi la pratica degli sport da contatto», avverte il Coni.

L’elenco degli sport di contatto è contenuto in un recente Decreto emanato dal ministero dello Sport [2]: la tabella comprende numerose discipline, come il calcio ed il calcetto (a 5, a 7 o a 8 partecipanti), la pallacanestro, la pallavolo, le arti marziali (judo, karate, ju-jitsu, kickboxing), la ginnastica, quasi tutti i tipi di danza (classica, moderna, contemporanea, etnica, acrobatica, caraibica, freestyle, liscio, valzer, tango, ecc.).

Alcune di queste discipline sportive (come la ginnastica e le varie forme di danza) sono ora consentite dal Decreto «solo in forma individuale», mentre le altre necessitano di una squadra o di un avversario, altrimenti non potrebbero essere svolte.

Perciò, il Dpcm e il Decreto ministeriale stabiliscono che questi sport di contatto possono essere svolti da parte delle società professionistiche – e quindi si tratta di atleti veri e propri – oppure anche «a livello sia agonistico che di base, dalle associazioni e società dilettantistiche riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato italiano paralimpico (Cip), nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva». Il tutto fermo restando il divieto di gare, di competizioni e di tutte le attività agonistiche connesse agli sport di contatto.

Quindi, chi è un semplice amatore durante l’attuale emergenza Covid non può praticare uno sport di contatto, ma chi è un dilettante sì, ma per ottenere tale qualità ed essere riconosciuto come sportivo dilettante di quella disciplina deve essere iscritto ad un’associazione inquadrata nel Coni, o nel Cip, ed in grado di garantire il rispetto delle precauzioni anticontagio.

Con tale normativa, vigente dallo scorso 13 ottobre, ora in pratica sta succedendo questo: parecchie persone che finora praticavano sport occasionalmente, cioè a livello amatoriale, cercano di iscriversi ad una Asd (associazione sportiva dilettantistica) del settore di loro interesse; se si riesce ad avere la tessera, ecco che diventa possibile fare quello sport.

Ma questi “sportivi dell’ultima ora” hanno fatto i conti senza l’oste: ora il Coni ha stretto le maglie, ammonendo, con la nuova circolare, tutti gli Enti di promozione sportiva ad esso aderenti a vigilare contro il tesseramento “facile” e a non abbassare la guardia. L’Ente sottolinea che l’attuale normativa emergenziale «consente esclusivamente le attività aventi finalità sportive agonistiche o di base, da intendersi come attività coordinate dagli Enti sportivi affilianti e rientranti nei programmi sportivi degli stessi».

Non è soltanto un invito: il Coni avverte che «qualsiasi iniziativa volta ad aggirare i vincoli previsti dalla norma potrebbe avere gravi conseguenze sull’intero sistema sportivo» e  preannuncia che verranno «adoperate le opportune verifiche, ove necessario»; se il fenomeno dovesse ripetersi, «non si esclude l’avvio dei controlli da parte delle competenti autorità». È troppo alto, infatti, il rischio di una ripresa dei contagi e le ripercussioni dello sport incontrollato potrebbero essere pesantissime.


note

[1] Art. 1, comma 6, lett. g) D.P.C.M. 13 ottobre 2020.

[2] Decreto del ministro per le politiche giovanili e lo Sport del 13 ottobre 2020, “Individuazione delle discipline sportive da contatto“.


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