Covid: le precisazioni del Viminale all’ultimo Dpcm

17 Ottobre 2020
Covid: le precisazioni del Viminale all’ultimo Dpcm

Una circolare del ministero dell’Interno fa chiarezza su quando si può non mettere la mascherina in ambito sportivo e su altre novità del nuovo decreto.

Il Viminale chiede ai prefetti di intensificare i controlli. Dopo il Dpcm del 13 ottobre, il ministero dell’Interno interviene con una circolare per fare alcune precisazioni.

Il documento, firmato dal capo di gabinetto del ministero dell’Interno Bruno Frattasi, serve soprattutto per chiarire alcuni aspetti del decreto.

Sport e attività motoria

Il testo della circolare si sofferma a lungo sullo sport. La mascherina, ormai si sa, va indossata anche all’aperto, ma sono esentate le attività sportive, anche amatoriali; l’attività motoria, invece, richiede di coprire naso e bocca con la mascherina. Ma che differenza c’è tra attività sportiva e attività motoria? Secondo il ministero della Salute è attività motoria «qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo». L’attività sportiva, invece, «comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise».

La circolare del Viminale, però, ammette una certa elasticità. Infatti precisa che, nell’ambito dell’attività motoria, «non vanno ricomprese alcune attività svolte all’aperto che, in ragione del loro particolare dispendio energetico, sono riconducibili all’attività sportiva e, quindi, parimenti esentate» dall’uso della mascherina. Alcuni esempi possono essere «jogging, footing, trekking, nordic walking o altre forme di camminata sportiva» che, come tali, potranno continuare «a svolgersi senza mascherina, purché ciò avvenga in condizioni tali da garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno due metri».

Lo stesso vale per «i conducenti di biciclette, anche a “pedalata assistita”, per i quali ricorrono, dato l’impegno fisico richiesto dall’uso del mezzo, condizioni non dissimili». Neanche costoro devono indossare la mascherina, resta comunque l’obbligo di portarla con sé.

In ogni caso, è scritto nel testo, «al fine di valutare la sussistenza o meno dell’obbligo di utilizzo della mascherina» vanno valutate le «caratteristiche dei luoghi» o le «circostanze di fatto» che garantiscano «in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi», fermo restando «il diverso obbligo, che non conosce eccezioni, di avere sempre con sé tale dispositivo di protezione». Quindi, anche «l’attività motoria, al pari di ogni altro tipo di attività, purché effettuata nelle condizioni suddette, è esonerata dall’obbligo di utilizzo della mascherina».

Pubblico e competizioni sportive: la capienza massima

Un altro punto approfondito dalla circolare, sempre in ambito sportivo, riguarda la presenza del pubblico alle competizioni. Non si fa alcuna differenza tra eventi sportivi di minore entità ed eventi di rilievo nazionale e internazionale: in ogni caso «la presenza di pubblico è ora consentita nel rispetto di una percentuale massima di riempimento pari al 15% della capienza totale dell’impianto».

«Le esigenze poste, tuttavia, dalla necessità di evitare concentrazioni di folla – prosegue il documento – e, quindi, situazioni di potenziale attenuazione del rispetto della distanza interpersonale, con incremento del rischio di contagio, si correlano alla previsione secondo la quale la presenza di pubblico è ammessa, anche per gli impianti di capienza potenzialmente superiore, non oltre il numero massimo di 1.000 spettatori per le manifestazioni sportive all’aperto, e di 200 per quelle che si svolgono in luoghi chiusi».

Lo stesso limite vale per il pubblico di spettacoli, con facoltà delle Regioni e delle Province autonome di fissare un diverso numero massimo di spettatori, d’intesa con il ministro della Salute.

Come comportarsi in casa

Naso e bocca coperti anche quando in casa abbiamo ospiti, spiega ancora la circolare. Mascherina non necessaria, invece, se sono presenti soltanto i nostri conviventi. «Tale utilizzo in ambito privato – spiega la circolare – rappresenta una misura di profilassi il cui rispetto resta affidato al senso di responsabilità dei singoli, atteso il riscontrato legame fra l’aumento dei contagi e le dinamiche relazionali che si sviluppano nel contesto amicale o in quello riferito a familiari non conviventi». Come dire: le regole per prevenire il Coronavirus ci sono, ma sta soprattutto al buonsenso del cittadino applicarle.

«Un’ulteriore misura, sia pure di carattere non prescrittivo e con finalità prudenziali, è stata introdotta con riferimento alle abitazioni private per le quali è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di ricevere persone non conviventi in numero superiore a 6». Il Dpcm del 13 ottobre, nel confermare lo stop a sale da ballo, discoteche e locali simili, all’aperto o al chiuso, prevede anche «il divieto di svolgimento di feste, nei luoghi al chiuso e all’aperto. Nell’ambito del divieto rientrano i luoghi pubblici e aperti al pubblico, nonché i luoghi privati, con esclusione del proprio domicilio o dimora».

Cerimonie civili o religiose sono ammesse, «con la partecipazione massima di 30 persone, nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti. Tra le cerimonie civili vanno sicuramente ascritte, a titolo esemplificativo, i matrimoni e le unioni civili, mentre le cerimonie religiose comprendono, sempre a titolo di esempio, quelle contemplate dalle confessioni religiose».

Gite e ristorazione 

Sospesi i viaggi d’istruzione nelle scuole, per cercare di evitare occasioni di contagio; idem le iniziative di scambio e gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

La circolare entra anche nel merito delle limitazioni orarie per bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, introdotte dal Dpcm. Le attività di ristorazione «sono consentite sino alle ore 24 con consumo al tavolo e sino alle 21 in assenza di tale modalità di consumazione». Il documento del ministero dell’Interno chiarisce che il rispetto di questi orari «non viene meno qualora si consenta agli avventori un ragionevole, contenuto margine temporale per completare la consumazione». L’invito è a privilegiare le prenotazioni.

Nulla cambia per le consegne di cibo a domicilio. Quanto alla ristorazione con asporto, invece, «il provvedimento stabilisce che la consumazione non possa avvenire sul posto o “nelle adiacenze” dei relativi esercizi dopo le 21, ferma restando la distanza interpersonale di almeno un metro».

Questo allo scopo «di contenimento dei fenomeni aggregativi nelle fasce orarie serali o notturne e, non indicando una precisa distanza metrica, comporta innanzitutto una valutazione della sussistenza o meno di possibili assembramenti, peraltro vietati in ogni contesto». Nessun limite orario né per il servizio a domicilio, né per l’asporto.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube