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Come viene punito l’autoriciclaggio?

18 Dicembre 2020 | Autore:
Come viene punito l’autoriciclaggio?

Impiego, sostituzione e trasferimento di soldi sporchi: in cosa consiste l’autoriciclaggio? Qual è la differenza con il reato di riciclaggio?

Anche le persone che non sono esperte di diritto hanno sentito parlare, almeno una volta nella vita, di riciclaggio, soprattutto ascoltando le notizie di cronaca in televisione o alla radio. Il riciclaggio è il reato che commette chi  sostituisce o trasferisce denaro che è provento di un delitto al fine di ostacolarne l’identificazione. In parole povere, il riciclaggio consiste nel maneggiare soldi sporchi per impedire che vengano ricollegati al reato di cui sono frutto.

Da qualche anno, la legge italiana punisce non solo il riciclaggio, ma anche l’autoriciclaggio. Di cosa si tratta? Cos’è l’autoriciclaggio e come viene punito? La denominazione del reato è già di per sé abbastanza chiara: l’autoriciclaggio è la condotta illecita di chi impiega denaro che è provento della propria attività illecita. Insomma: si tratta della classica ipotesi del rapinatore che, dopo aver sottratto alla vittima un’ingente quantità di soldi, decide di investirli o di adoperarli in altre attività (magari di per sé lecite) col fine di nascondere il bottino e renderlo non più rintracciabile. Questa condotta, per quanto sia una conseguenza dell’iniziale reato (la rapina, nell’esempio appena fatto), è ritenuta a propria volta un reato diverso, cosicché il ladro che immette il denaro che ha rubato nella propria impresa commerciale rischia di vedersi contestati due delitti diversi: il furto e l’autoriciclaggio.

Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: scopriremo insieme come viene punito l’autoriciclaggio e in quali casi si rischia di incorrere in questo reato.

Reato di autoriciclaggio: cos’è?

Secondo il Codice penale, compie il reato di autoriciclaggio chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa [1].

In buona sostanza, il ladro, il truffatore, l’usuraio, il rapinatore o qualsiasi altro delinquente che si procura illecitamente soldi o altri beni, se utilizza il provento del suo delitto per impiegarlo in attività economiche (imprese, esercizi commerciali, società, ecc.) al fine di ostacolarne la rintracciabilità, commette il reato di autoriciclaggio.

Tizio e Caio rapinano una banca, portando via con sé una grande quantità di danaro contante. Per evitare che i soldi vengano rintracciati e ricondotti alla rapina, decidono di investirli aprendo un’attività commerciale sotto forma di società.

Sempronio fa prestiti a tassi usurari. Investe i soldi così guadagnati acquisendo azioni di una società quotata in borsa.

Mevio ha truffato per anni poveri malcapitati. Gran parte del denaro così guadagnato viene donato a un’associazione no profit gestita per suo conto da un prestanome.

Autoriciclaggio: quando non è reato?

In un solo caso l’autoriciclaggio non costituisce reato: quando il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinati alla mera utilizzazione o al godimento personale.

In altre parole, se i proventi del delitto non sono reimpiegati in attività imprenditoriali o finanziarie al fine di ostacolare l’individuazione della loro provenienza, allora non ricorre il reato di autoriciclaggio. Continuerà a sussistere, ovviamente, il reato da cui provengono i soldi o le utilità illecite.

Tizio commette una rapina. Il denaro così ottenuto viene speso per l’acquisto di un’auto e per pagare le spese di manutenzione della propria abitazione.

Autoriciclaggio: com’è punito?

Il reato di autoriciclaggio è punito con la reclusione da due a otto anni e con la multa da 5mila a 25mila euro.

Il reato di autoriciclaggio è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da 2.500 a 12.500 euro se il denaro, i beni o le altre utilità che vengono illecitamente impiegate per impedirne l’identificazione della provenienza sono il frutto della commissione di un delitto non grave.

Per delitto non grave si intende uno punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni (come il furto semplice e la truffa, ad esempio).

La pena è aumentata quando l’autoriciclaggio è commesso nell’esercizio di un’attività bancaria o finanziaria o di altra attività professionale.

Si pensi al bancario che applichi tassi usurari al contratto di mutuo, per poi intascare l’illecito guadagno e investirlo in borsa; oppure al broker che si fa dare dai cliente del denaro da investire ma, in realtà, lo investe a nome proprio.

Infine, la pena per l’autoriciclaggio è diminuita fino alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto.

È il caso di chi si sia pentito e abbia aiutato le autorità a individuare i soldi illecitamente investiti al fine di non ricondurli alla propria attività illecita.

Riciclaggio e autoriciclaggio: differenze

Qual è la differenza tra il reato di riciclaggio e quello di autoriciclaggio? L’autore del reato di riciclaggio è la persona che sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto che non ha commesso, con il fine di ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

In altre parole, il colpevole di riciclaggio utilizza risorse che gli sono arrivate dai reati compiuti da altri individui. Facciamo un esempio.

Tizio organizza una maxi-truffa e così ottiene molto denaro contante. Per evitare di essere rintracciato, dà parte dei soldi a Caio il quale, attraverso diverse operazioni bancarie, nasconde il denaro sul conto di diverse società. In questa ipotesi, Tizio risponderà del reato di truffa, mentre Caio del reato di riciclaggio.

Il reato di autoriciclaggio, invece, è commesso dalla stessa persona che, in precedenza, si è resa autrice del delitto da cui provengono i soldi sporchi o altri beni illecitamente acquisiti.

In sintesi: mentre nel reato di riciclaggio si presuppongono almeno due persone (la prima che ha commesso il delitto da cui derivano le illecite utilità e la seconda che, operando su di esse per nasconderle alla giustizia, commette appunto il reato di riciclaggio), nel reato di autoriciclaggio è sufficiente un individuo, il quale al contempo è autore del delitto da cui provengono i soldi sporchi e autore anche della condotta volta a nascondere il provento illecito (condotta che fa scattare proprio il reato di autoriciclaggio).


note

[1] Art. 648-ter 1, cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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