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Quali sono i requisiti necessari per votare?

18 Dicembre 2020
Quali sono i requisiti necessari per votare?

Chi può partecipare alle votazioni? I casi in cui non si ha o si perde il diritto di voto. 

L’appuntamento è di almeno una volta ogni cinque anni e si svolge all’interno di cabine piccole e strette. Stiamo parlando delle elezioni, lo strumento con il quale i cittadini possono prendere parte attiva alla vita politica. Tuttavia, come spesso accade in mancanza di una comunicazione chiara e diretta, le questioni si complicano in seguito alla diffusione di informazioni poco aggiornate. È il caso, per esempio, di chi ancora crede che per votare occorra aver compiuto 21 anni, per non parlare della confusione che si genera quando si tratta di eleggere i membri del Senato.

Questo articolo prende le mosse da una domanda molto semplice: quali sono i requisiti necessari per votare? L’obiettivo è di soddisfare la curiosità del lettore che vuole conoscere tutto ciò che occorre avere per potersi recare alle urne e, di converso, quali elementi ostano all’espressione del voto politico.

Quanti tipi di votazione esistono?

Molto spesso, si tende a parlare in modo ambiguo di “elezioni politiche”. In questo calderone, col passare del tempo, ci è finita qualsiasi consultazione elettorale pubblica. Occorre invece considerare che, in base all’esecutivo da comporre, si avrà un’elezione specifica.

Con le elezioni politiche, gli elettori italiani sono chiamati alle urne per decidere la rappresentanza nelle due assemblee del Parlamento della Repubblica, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Con la vittoria del “Sì” al referendum costituzionale del 20-21 settembre 2020, i seggi di entrambi i rami sono stati ridotti del 36,5%, passando da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato.

Nelle elezioni europee, i votanti italiani eleggono in modo diretto i 73 rappresentanti che siederanno nel Parlamento Europeo. Nel 2020, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, gli eurodeputati sono passati da 751 a 705.

Ci sono, poi, le elezioni regionali, indispensabili per eleggere il Presidente della giunta regionale e i membri del consiglio regionale. Questi due organi rappresentativi sono presenti tanto nelle regioni a statuto ordinario, quanto in quelle a statuto speciale.

Ultime, ma solo in ordine di grandezza, sono le elezioni amministrative, con le quali vengono scelti il sindaco e i consiglieri comunali.

Affiancano le elezioni i referendum, di cui se ne possono individuare tre tipologie:

  • referendum abrogativo: in questo caso, gli elettori scelgono se annullare o meno una legge ordinaria, cioè una legge sottoposta alla Costituzione. Un referendum di questo tipo si è avuto nel 2016 e riguardava la durata delle concessioni per l’estrazione di petrolio in zone di mare;
  • referendum confermativo: i votanti sono chiamati a esprimere la propria preferenza in merito a una legge costituzionale, ovvero una legge che si differenzia da quelle ordinarie perché è posta allo stesso livello della Costituzione. Il referendum che ha modificato il numero di deputati e senatori italiani di cui abbiamo già parlato apparteneva a questa tipologia;
  • referendum consultivo: in questo caso, il cittadino è chiamato a esprimere la propria opinione su una determinata questione. Questo strumento pubblico è stato utilizzato solo nel 1989, quando gli italiani erano d’accordo nell’attribuire maggiori poteri al Parlamento europeo.

Questa rapida rassegna sui diversi tipi di elezione tornerà utile soprattutto per parlare dei requisiti necessari per votare.

Quali sono i requisiti per votare?

Soprattutto in tempo di elezioni, tutti i mass media sono bombardati da servizi o articoli che spiegano non solo come si vota in quella specifica elezione, ma anche chi può votare.

Alla prima, quest’ultima sfumatura potrebbe apparire in contraddizione con il concetto di suffragio universale, cioè quella conquista civile che ha permesso, nel corso di mezzo secolo, di estendere il diritto di voto a chiunque, abbattendo le limitazioni legate al sesso, al ceto, al censo, all’orientamento sessuale e di genere.

Ma è davvero così, o quel suffragio, che in Italia fu proclamato universale nel 1945, [1] nasconde delle zone d’ombra? Per rispondere a questa domanda, bisogna considerare i requisiti positivi e quelli negativi a carico di chiunque voglia recarsi a votare.

Prima di procedere, però, occorre che il lettore prenda dimestichezza con il concetto di elettorato attivo. Non servono grandi giri di parole per spiegare cosa significa questo termine, perché l’elettore attivo è semplicemente colui che ha diritto di voto.

Oltre a quello attivo, c’è anche l’elettore passivo, cioè colui che può ricoprire cariche pubbliche.

Quindi, l’elettore attivo è quel cittadino che si trova all’interno di un’urna elettorale per porre la crocetta sulla scheda che gli è stata consegnata dal presidente di seggio. L’elettore passivo, invece, è il candidato sindaco del tuo comune che aspira a ricoprire questa carica.

Requisiti positivi

A oggi, gli unici requisiti positivi per poter essere un elettore attivo sono:

  • cittadinanza;
  • maggiore età.

Questi due criteri sono fissati dalla Costituzione e ampliati, come vedremo, da altre fonti normative [2].

La cittadinanza

Per esprimere la propria preferenza in sede elettorale, occorre avere la cittadinanza italiana. Fino al 1996, dal novero erano esclusi:

  • tutti gli stranieri;
  • gli apolidi, cioè quei soggetti privi di qualsiasi cittadinanza. In Italia, gli apolidi per antonomasia sono i Rom.

Cosa è cambiato dopo il 1996? In quella data, l’Italia ha ratificato il Trattato di Maastricht, rendendo valida, anche tra i confini nazionali, la cittadinanza europea [3]. In questo modo, qualunque cittadino dell’Unione europea residente in Italia è diventato elettore attivo nelle elezioni europee e in quelle comunali [4].

Dobbiamo però sottolineare il valore della residenza, un requisito positivo essenziale per dimostrare la cittadinanza e ha un riflesso – non proprio positivo – su quel concetto di suffraggio universale non legato a censo, casta etc.

Prendiamo il caso di un senzatetto privo di fissa dimora. Può votare alle elezioni amministrative? Non avendo residenza, il senzatetto non può votare ad alcun tipo di elezione perché è sprovvisto, agli occhi della legge, di qualsiasi peso politico.

La maggiore età

In merito alla maggiore età, la Costituzione non specifica alcuna soglia numerica. Quando il nostro atto normativo fondamentale entrò in vigore, nel 1948, erano maggiorenni tutti coloro che avevano compiuto 21 anni e, quindi, il diritto di voto si otteneva al raggiungimento di quella età.

Fu solo nel 1975, grazie ad Aldo Moro, Luigi Gui, Oronzo Reale e Giovanni Leone, che la maggiore età fu fissata a 18 anni. Pertanto, in quello stesso anno, anche la soglia d’età minima per essere elettore attivo si abbassò [5].

Tutti i diciottenni, quindi, votano nelle seguenti occasioni:

  • elezioni politiche per la composizione del Consiglio dei deputati;
  • elezioni europee;
  • elezioni regionali;
  • elezioni amministrative;
  • tutti i tipi di referendum.

Come si può notare, dall’elenco sono state espunte le elezioni politiche per il Senato. In tal caso, l’elettorato attivo è soltanto quello che ha compiuto 25 anni [6]. Perché questa differenza rispetto alle altre elezioni? Sostanzialmente, i padri costituenti prediligevano un elettorato attivo in grado di scegliere i senatori con criteri più maturi.

Tuttavia, è opportuno ricordare che, a breve, anche questo limite d’età potrebbe scendere a 18 anni. Infatti, le due camere del Parlamento sono attualmente alle prese con una riforma che attribuirebbe requisiti positivi agli elettori di età compresa tra 18 e 24 anni, chiamati alle elezioni politiche del Senato [7].

Se il testo finale della riforma dovesse ottenere la maggioranza assoluta dal Senato, allora tra qualche tempo anche i diciottenni potranno recarsi alle urne per esprimere le proprie preferenze sui senatori.

Requisiti negativi

Per esclusione rispetto ai due requisiti positivi fondamentali, gli extracomunitari, gli apolidi, i senzatetto e i minori non fanno parte dell’elettorato attivo. Non possono, quindi, partecipare ad alcun tipo di elezione.

Oltre a essi, la Costituzione individua tre grandi gruppi di requisiti negativi in grado di estromettere i cittadini dal corpo elettorale:

  1. chi è colpito da misure di prevenzione;
  2. chi è colpito da misure di sicurezza;
  3. i condannati.

Requisiti negativi per misure di prevenzione 

Le misure di prevenzione sono strumenti amministrativi che pendono su individui considerati potenzialmente pericolosi. Servono, quindi, a prevenire che il soggetto in questione commetta illeciti penali. Come? Limitando provvisoriamente alcune sue libertà.

Esempi di misure di prevenzione sono il Daspo, la confisca e il sequestro. Quindi, se un tifoso è stato colpito da Daspo, per tutta la validità di questa misura di prevenzione non potrà esercitare il suo diritto di voto [8].

Requisiti negativi per misure di sicurezza 

Le misure di sicurezza si distinguono dalle pene detentive per le più spiccate finalità rieducative e terapeutiche. Possono essere di due tipi:

  1. detentive: i soggetti che soffrono di disturbi mentali o sono considerati socialmente pericolosi possono essere ricoverati presso un’apposita struttura sanitaria;
  2. non detentive: come la libertà vigilata e il divieto di soggiorno.

In ogni caso, colui che si trova a vivere una misura di sicurezza è esentato dall’esercizio del diritto di voto [9].

Le condanne

Tra coloro che sono condannati per illecito penale, non possono partecipare alle elezioni:

  • chi è stato interdetto – in modo perpetuo o temporaneo – dai pubblici uffici [10];
  • chi subisce una sentenza di condanna definitiva [11].

Occorre specificare che, nel primo caso, l’esclusione dal diritto di voto è limitata alla durata dell’interdizione: pertanto, se la proibizione dovesse essere perpetua, l’interdetto perderà per sempre la possibilità di essere elettore attivo.

Per i condannati con sentenza, invece, il diritto di voto si perde in caso di ergastolo e pena superiore ai 5 anni. In tutti gli altri casi, i detenuti possono esprimere la propria preferenza all’interno della sede in cui scontano la pena.


note

[1] D. L. n. 23/1945.

[2] Art. 48 co. 1 Cost.

[3] D. L. n. 197/1996.

[4] Art. 1, co. 1, del D.L. n. 197/1996.

[5] Art. 1 L. n. 39/1975.

[6] Art. 58 co. 1 Cost.

[7] A.C. 1585-B Cost.

[8] Art. 2 co. 2 p. 3 del D.P.R. n. 223/1967.

[9] Art. 2 co. 2 p. 4 del D.P.R. n. 223/1967.

[10] Art. 2 co. 2 p. 9 del D.P.R. n. 223/1967.

[11] Art. 2 co. 2 p. 6. lett. a del D.P.R. n. 223/1967.


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