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Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio: come funziona

18 Dicembre 2020 | Autore:
Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio: come funziona

Non esistono più figli legittimi e figli illegittimi; pertanto, è possibile attribuire la paternità/maternità anche ai bambini nati da genitori non sposati.

Nella versione originale del Codice civile, il figlio naturale, cioè quello nato fuori dal matrimonio, era definito illegittimo. Non poteva essere riconosciuto legalmente dal padre e, conseguentemente, non poteva assumerne il cognome. Nel 2012, è entrata in vigore una legge la quale ha riformato in toto l’istituto del riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio ed ha equiparato lo stato giuridico di tutti i figli [1].

Pertanto, oggi, non esiste più la distinzione tra figli naturali e figli legittimi ma più semplicemente tra figli nati in costanza di matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio. Alla luce della disciplina legislativa vigente cosa succede se due persone non sposate tra loro concepiscono un figlio? Il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio, come funziona? In generale, il riconoscimento di un figlio è un atto con il quale uno o entrambi i genitori trasformano il fatto della procreazione, il quale di per sé non è sufficiente a creare un rapporto giuridico, in uno stato di filiazione che, invece, assume rilievo dal punto di vista del diritto. Se il figlio nasce fuori dal vincolo coniugale il padre e la madre hanno entrambi il diritto di riconoscerlo personalmente e spontaneamente.

In cosa consiste riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio

La legge stabilisce che il figlio nato fuori dal matrimonio può essere riconosciuto dal padre e dalla madre, anche se già sposati con altra persona all’epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire sia congiuntamente sia separatamente [2]. In quest’ultimo caso, è necessario il consenso del primo genitore che ha riconosciuto il figlio, se questi non ha ancora compiuto i 14 anni [3], come si vedrà meglio da qui a poco.

Per potere effettuare il riconoscimento i genitori devono avere compiuto i 16 anni di età, salvo che il giudice li autorizzi, tenuto conto delle circostanze del caso concreto e avuto riguardo all’interesse del figlio [4].

Se i genitori non hanno compiuto i sedici anni, il figlio non viene posto in stato di adottabilità fino al raggiungimento dell’età necessaria per il riconoscimento da parte del padre e/o della madre, se questi ultimi si occupano del minore o se il minore è assistito dai parenti.

Riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio: come avviene?

Il riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio può essere fatto:

  • nell’atto di nascita;
  • con una apposita dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, rilasciata davanti ad un ufficiale di stato civile;
  • in un atto pubblico come ad esempio in un atto redatto da un notaio;
  • in un testamento, qualunque sia la forma di questo [5]. Tale forma ovviamente dovrà provenire da un notaio o da altro pubblico ufficiale munito dei poteri di ufficiale di stato civile. Il riconoscimento operato mediante testamento produce effetto dall’apertura della successione, quindi, dal giorno della morte del testatore.

Una volta effettuato, il riconoscimento non può essere revocato, neanche tramite testamento [6].

Il riconoscimento del nascituro da parte del padre, a differenza di quello effettuato dalla madre, deve contenere l’indicazione di quest’ultima. Pertanto, tale atto è subordinato al riconoscimento materno. Ciò è espressamente previsto dalle disposizioni in tema di stato civile, le quali specificano i requisiti e le forme per il riconoscimento del figlio naturale e richiedono il nulla osta al riconoscimento da esibire all’ufficiale dello stato civile. Se il riconoscimento viene effettuato con un atto distinto e successivo alla nascita avvenuta in altro Comune, l’ufficiale dello stato civile dovrà acquisire direttamente la relativa documentazione. Infine, la dichiarazione di riconoscimento di un figlio naturale va annotata nell’atto di nascita [7].

Quando non è ammesso il riconoscimento?

Il riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio non è ammesso se in contrasto con lo stato di figlio legittimo o di figlio naturale in cui esso si trovi. In parole più semplici, non è ammesso il riconoscimento effettuato da una persona dello stesso sesso di altro genitore naturale che abbia già riconosciuto il figlio [8].

Quali sono le condizioni di efficacia del riconoscimento

Perché l’atto di riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio abbia efficacia giuridica, sono necessarie determinate condizioni.

Più precisamente, se il minore da riconoscere ha già compiuto i 14 anni, deve prestare il proprio consenso al riconoscimento. Invece, se non ha ancora compiuto tale età ed è stato riconosciuto dall’altro genitore, quest’ultimo deve acconsentire al suo riconoscimento.

La legge prevede che il genitore che ha già riconosciuto il figlio nato fuori dal matrimonio non può rifiutare il consenso al riconoscimento dell’altro genitore, se risponde all’interesse del figlio [9].

Se il consenso viene rifiutato, il genitore può rivolgersi al giudice competente, il quale gli assegna un termine entro il quale deve notificare il ricorso all’altro genitore. Se entro 30 giorni dalla notifica non viene proposta opposizione, il giudice pronuncia una sentenza nella quale tiene luogo della mancanza del consenso.

Se, invece, viene proposta impugnazione, il giudice deve sentire il minore se ha già compiuto 12 anni o anche di età inferiore, se capace di discernimento. All’esito assume i provvedimenti ritenuti necessari per instaurare la relazione.

Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore [10] e al suo cognome [11].

Un figlio incestuoso può essere riconosciuto?

Il riconoscimento di un figlio incestuoso, cioè nato da genitori tra i quali esiste un legame di parentela o di affinità, è ammesso previa autorizzazione da parte del tribunale per i minorenni, avuto riguardo all’interesse del figlio e al fine di evitargli qualsiasi pregiudizio.

Il figlio incestuoso può agire per ottenere il mantenimento, l’istruzione o l’educazione e, se maggiorenne, e in stato di bisogno, gli alimenti.

Quali sono gli effetti del riconoscimento

Dopo il riconoscimento il genitore che lo ha effettuato, assume gli stessi diritti e i medesimi doveri che ha nei confronti di un figlio nato in costanza di matrimonio.

Più precisamente:

  • si crea un rapporto di filiazione e, pertanto, entrambi assumono i diritti e i doveri di responsabilità, assistenza morale e materiale;
  • si instaura un rapporto di parentela tra il figlio riconosciuto e i parenti del genitore [12];
  • al figlio viene attribuito il cognome del genitore che lo ha riconosciuto. Se il figlio viene riconosciuto contemporaneamente da entrambi i genitori assume il cognome del padre, altrimenti del genitore che lo ha riconosciuto per primo [13]. Se il padre lo riconosce dopo la madre, il figlio può scegliere se assumere il cognome paterno aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre [14]. Se il figlio viene riconosciuto dopo che il cognome gli è stato già attribuito dall’ufficiale di stato civile, il figlio può mantenere tale cognome, aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo con il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo o a quello di entrambi che lo hanno riconosciuto contemporaneamente [15]. Qualora il figlio sia minorenne, la decisione viene presa dal giudice dopo avere sentito il minore se ha già compiuto 12 anni oppure di età inferiore, se capace di discernimento [16].

Come funziona la responsabilità genitoriale nel riconoscimento

Tra gli effetti giuridici del riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio rientra l’assunzione della responsabilità genitoriale, il cui esercizio spetta ad entrambi i genitori, se il riconoscimento è stato fatto da tutti e due e gli stessi convivono, altrimenti spetta al genitore che convive con il figlio.

Qualora il figlio non dovesse convivere né con il padre né con la madre, l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta al primo che ha effettuato il riconoscimento.

In alcuni casi, il giudice, valutate le circostanze concrete e tenuto conto dell’interesse primario del figlio, può escludere entrambi i genitori dall’esercizio della responsabilità genitoriale e nominare un tutore.

Cos’è l’affidamento del figlio nato fuori dal matrimonio

Se un figlio nato fuori dal matrimonio viene riconosciuto da una persona coniugata, il giudice decide in ordine al suo affidamento ed adotta ogni provvedimento a tutela del suo interesse morale e materiale [17].

Il giudice può autorizzare l’eventuale inserimento del figlio nato fuori dal matrimonio nella famiglia legittima di uno dei genitori, se ciò non sia contrario all’interesse del minore e vi sia il consenso dell’altro coniuge e dei figli legittimi, di età superiore ai 16 anni e conviventi. E’, altresì, richiesto il consenso dell’altro genitore, che abbia effettuato il riconoscimento. In quest’ultimo caso il giudice stabilisce le condizioni a cui devono attenersi i genitori [18].

Se il riconoscimento è stato fatto prima del matrimonio, il figlio può essere inserito nella famiglia legittima se vi è il consenso dell’altro coniuge, salvo che convivesse con il genitore al momento del matrimonio o l’altro coniuge conoscesse la sua esistenza [19].

Quando si può impugnare il riconoscimento

Difetto di veridicità

La legge prevede che il riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio può essere impugnato per difetto di veridicità dall’autore del riconoscimento, da colui che è stato riconosciuto o da chiunque vi abbia interesse [20].

Tale ipotesi può verificarsi quando:

  1. l’autore del riconoscimento è incorso in errore;
  2. oppure ha voluto riconoscere volutamente un figlio che non è suo.

Per porre nel nulla il riconoscimento deve comunque dimostrarsi il contrasto tra la realtà documentata nell’atto di nascita ed il rapporto di filiazione dedotto. Si tratta di un’azione di contestazione di stato in relazione alla quale la prova può essere fornita con ogni mezzo (ad esempio con dei testimoni oppure mediante una perizia medico-legale), fatta eccezione del giuramento [21] e della confessione [22].

L’azione di impugnazione è imprescrittibile riguardo al figlio, nel senso che questi può sempre proporla nonostante il trascorrere del tempo [23]. Invece, l’autore del riconoscimento deve proporla nel termine di un anno che decorre dal giorno dell’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita.

Nel caso in cui l’autore del riconoscimento fosse inconsapevolmente impotente al tempo del concepimento, il termine di un anno per proporre l’impugnazione decorre dal giorno in cui è venuto a conoscenza di tale circostanza. Nello stesso termine la madre che ha riconosciuto il figlio, deve dare prova di avere ignorato l’impotenza del presunto padre. In ogni caso l’azione di impugnazione deve essere proposta entro 5 anni dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita [24].

L’azione di impugnazione da parte degli altri soggetti interessati va proposta entro 5 anni che decorrono dal giorno dell’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita [25].

L’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità può essere proposta anche da un curatore speciale in luogo del figlio minore che abbia compiuto quattordici anni. Il curatore speciale è nominato dal giudice su istanza del figlio minore o del pubblico ministero o dell’altro genitore che abbia validamente riconosciuto il figlio di età inferiore ai 14 anni [26].

Violenza

Il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio può essere impugnato anche per violenza dall’autore del riconoscimento, quando questi è stato costretto ad effettuarlo con violenza, anche se il riconoscimento corrisponde a verità. Il termine per proporre l’impugnazione è di un anno dal giorno in cui la violenza è cessata [27].

Incapacità derivante da interdizione giudiziale

Se il riconoscimento è stato effettuato da un soggetto interdetto giudizialmente, può essere impugnato per incapacità da parte di colui che lo rappresenta, ovvero dal tutore. A tal proposito va rilevato che possono essere interdetti il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai proprio interessi [28].

Se l’interdizione viene revocata, il riconoscimento può essere impugnato da colui che lo ha effettuato, nel termine di un anno dalla data della revoca [29].


note

[1] L. n. 219/2012.

[2] Art. 250 co. 1 cod. civ.

[3] Art. 250 co. 2 cod. civ.

[4] Art. 250 co. 5 cod. civ.

[5] Art. 254 cod. civ.

[6] Art. 256 cod. civ.

[7] Artt. 42 e ss. D.P.R. n. 396/2000.

[8] Art. 253 cod. civ.

[9] Art. 250 co. 2 cod. civ.

[10] Art. 315-bis cod. civ.

[11] Art. 262 cod. civ.

[12] Art. 258 cod. civ.

[13] Art. 262 co. 1 cod. civ.

[14] Art. 262 co. 2 cod. civ.

[15] Art. 262 co. 3 cod. civ.

[16] Art. 262 co. 4 cod. civ.

[17] Art. 252 co. 1 cod. civ.

[18] Art. 252 co. 2 cod. civ.

[19] Art. 252 co. 3 cod. civ.

[20] Art. 263 co. 1 cod. civ.

[21] Art. 2736 cod. civ.

[22] Art. 2730 cod. civ.

[23] Art. 263 co. 2 cod. civ.

[24] Art. 263 co. 3 cod. civ.

[25] Art. 263 co. 4 cod. civ.

[26] Art. 264 cod. civ.

[27] Art. 265 cod. civ.

[28] Art. 414 cod. civ.

[29] Art. 266 cod. civ


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