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Cose da sapere prima di sposarsi

18 Ottobre 2020
Cose da sapere prima di sposarsi

Come tutelarsi prima del matrimonio in caso di separazione e divorzio: dai problemi dell’assegno di mantenimento alla perdita della casa. 

Cosa è necessario fare prima di sposarsi? Bisogna preparare la cerimonia di nozze, prenotare il locale, organizzare la luna di miele e trovare una casa dove vivere quando si rientra in città. In pochi però pensano che, nella lunga lista delle cose da fare prima del matrimonio, c’è anche un passaggio dall’avvocato. Beninteso: non che sia obbligatorio (l’avvocatura non è fortunata come la casta dei notai). Tuttavia risulterà conveniente conoscere in anticipo i propri doveri di coniuge e gli eventuali diritti in caso di divorzio. L’avvocato potrà illustrare quale regime sia meglio scegliere per la famiglia (se la comunione o la separazione dei beni), se è il caso di costituire un fondo patrimoniale o come regolamentare eventuali prestiti in denaro tra i coniugi.

Lo so, è brutto parlare di disfatta quando ancora si sta organizzando la festa, ma – come dicevano i latini – si vis pacem, para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra. Del resto, gran parte dei litigi deriva proprio dall’ignoranza in materia legale. Ed allora, se si vuol evitare che il sogno di due cuori in una capanna – o in una villa con piscina – crolli d’un solo colpo al primo litigio è bene conoscere cosa prevede la legge nel caso in cui la coppia scoppi. 

Ecco dunque 5 cose da sapere prima di sposarsi o, che dir si voglia, come tutelarsi prima del matrimonio. 

Separazione o comunione dei beni?

La prima questione da definire prima di sposarsi è se optare per la comunione o la separazione dei beni. 

La scelta va formalizzata al momento delle nozze (sia che si svolgano in chiesa che in Comune). Se non si specifica nulla, la coppia entra in automatico nel regime della comunione dei beni.

Con la comunione, tutti i beni acquistati dopo il matrimonio diventano di entrambi i coniugi, a prescindere da chi ne abbia pagato il prezzo. Quelli invece acquisiti prima (con atti d’acquisto, donazioni o successioni) non entrano nella comunione.

Non rientrano inoltre nella comunione

  • i beni ottenuti, anche dopo il matrimonio, con donazioni o eredità (salvo che nell’atto di donazione o nel testamento venga specificato che essi sono attribuiti a entrambi i coniugi in comunione);
  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori (si pensi ai capi di abbigliamento);
  • i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge (si pensi a una borsa o a un computer), tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione;
  • i soldi ottenuti a titolo di risarcimento danni nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • i beni comprati con il denaro derivante dalla vendita dei beni appena elencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

Effetto della comunione è che, in caso di divorzio, tutti i beni in essa rientranti andranno divisi a metà, ivi compresi i risparmi in banca. Se ciò dovesse essere impossibile (si pensi a un divano) si procederà nel seguente modo: o si liquida all’ex la sua quota in denaro pari alla metà del valore del bene oppure lo si ricompensa con un altro bene della comunione di pari valore (ad esempio la moglie manterrà la casa in città e il marito quella al mare).

Spesso si crede che, optando per la separazione dei beni, in caso di successivo divorzio non si abbia alcun obbligo nei confronti dell’ex coniuge: non si debba cioè né cedere il diritto di abitazione nella casa coniugale né versare l’assegno di mantenimento. Come vedremo a breve si tratta di una falsa convinzione. Questi provvedimenti, che di norma vengono decisi dal tribunale nel corso della causa tra marito e moglie, conseguono ai mancati accordi tra coniugi in via bonaria. Pertanto scattano comunque.

Patti prematrimoniali e assegno di mantenimento 

In Italia non sono legali i patti prematrimoniali. Significa che marito e moglie non possono mettersi d’accordo in anticipo per stabilire come regolare il proprio assetto patrimoniale in caso di divorzio. 

Quindi, non è possibile tutelarsi in anticipo da un’eventuale separazione. E ciò, come detto, vale anche se la coppia ha optato per la separazione dei beni. 

Difatti, quando marito e moglie decidono di lasciarsi, se non trovano un accordo tra di loro, sarà il giudice a decidere come regolare i loro rapporti. Ed allora stabilirà che:

  • il coniuge con il reddito più elevato paghi all’ex un assegno di mantenimento che consenta a quest’ultimo di mantenersi da solo, a meno che non sia abbastanza giovane e formato da poter trovare un’occupazione;
  • la casa venga affidata al genitore con cui andranno a vivere i figli, anche se questi non ne è il proprietario e la coppia si è sposata con il regime della separazione dei beni;
  • i figli vengano affidati al genitore con cui hanno maggiore feeling, che di solito è la madre. Con la conseguenza che la madre percepirà, oltre al mantenimento per se stessa, quello per i bambini e l’abitazione familiare.

Prestiti tra coniugi

Se è vero che i prestiti di piccolo conto non vanno restituiti neanche in caso di divorzio, trattandosi di elargizioni che rientrano nel normale spirito di solidarietà connesso al matrimonio, quando invece le somme si fanno consistenti marito e moglie possono firmare un contratto con cui ne stabiliscono il rimborso. Si pensi al caso del marito che faccia ristrutturare a proprie spese la casa di proprietà della moglie o che le dia un rilevante importo in denaro per aprire un’attività commerciale.

In tali ipotesi è dunque consentito l’accordo che preveda la restituzione dei soldi in caso di successivo divorzio.

Il fondo patrimoniale 

Se uno dei due coniugi ha debiti o conduce un’attività economica che potrebbe implicare un forte rischio di insolvenza o fallimento, l’altro farà bene a tutelarsi in anticipo optando innanzitutto per la separazione dei beni ed, eventualmente, costituendo un fondo patrimoniale su tutti i beni in comune. Tutto ciò che infatti viene immesso nel fondo patrimoniale (immobili, auto e moto, titoli di credito) non può essere pignorato per debiti estranei ai bisogni familiari.

Come tutelarsi in caso di matrimonio

Ritorna la domanda che ci siamo posti in partenza: ci si può tutelare prima di sposarsi? La tutela dal coniuge, come visto, è limitata solo alla scelta del regime patrimoniale, ossia alla separazione dei beni. In questo modo, in caso di scioglimento del matrimonio, ciascun coniuge resterà proprietario dei beni che ha acquistato e degli eventuali risparmi accumulati in banca. Invece, con la comunione dei beni, anche il conto corrente residuo andrà diviso per quote uguali. 

La separazione dei beni però non evita il problema dell’assegno di mantenimento e dell’assegnazione della casa coniugale al genitore con cui vanno a vivere i figli. Quest’ultimo infatti è un provvedimento che viene posto a tutela di questi ultimi, per consentire loro di continuare a vivere nello stesso habitat domestico. Non c’è quindi modo per tutelarsi in anticipo da tali eventualità se non evitare di sposarsi. Infatti, le coppie di conviventi – anche se costituiscono una famiglia di fatto – non possono pretendere il pagamento degli alimenti né, seppur con figli piccoli, possono ottenere l’assegnazione della casa coniugale di proprietà dell’ex partner.



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