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Reclamo e proposta di mediazione: come risolvere contestazioni col fisco

7 dicembre 2013


Reclamo e proposta di mediazione: come risolvere contestazioni col fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2013



Il contenzioso con il fisco si può prevenire con il reclamo e la proposta di mediazione oggi modificata dalla Legge di Stabilità 2014.

 

Non sempre è necessario proporre un ricorso tributario contro un atto dell’Ufficio dell’Entrate ritenuto ingiusto. Esiste un meccanismo (deflattivo del contenzioso tributario) che prescrive, per le controversie di valore non superiore a 20mila euro, di presentare un reclamo e, con esso, effettuare contestualmente un tentativo di mediazione, prima di poter proporre ricorso davanti al giudice tributario.

Attualmente la procedura di reclamo si presenta quale condizione di ammissibilità del ricorso dinanzi alla commissione tributaria; il che significa che, se non si presenta tale istanza prima del ricorso, esso è definitivamente compromesso e non può più essere esperito se i termini di presentazione sono scaduti. È vero, però, che una recente modifica, contenuta nel maxiemendamento alla legge di Stabilità 2014 (approvato il 26/11/2013 dal Senato), ha trasformato detta condizione ammissibilità in causa di procedibilità del ricorso. La differenza non è di poco conto: se prima chi non proponeva il previo reclamo perdeva la causa, oggi, invece, si vedrà attribuire dal giudice un termine per effettuare nuovamente la procedura preliminare, potendo quindi sanare la “dimenticanza”.

La procedura di mediazione riguarda tutti gli atti emessi dalle Agenzie delle Entrate e, in particolare:

1. avviso di accertamento;

2. avviso di liquidazione;

3. provvedimento che irroga sanzioni;

4. iscrizione a ruolo;

5. rimborso tributi e accessori, espresso o tacito;

6. diniego o revoca di agevolazioni tributarie;

7. rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;

8. ogni atto emanato dall’agenzia delle entrate per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle commissione tributarie.

Ciò significa che non tutti gli atti ricorribili sono anche soggetti a reclamo, ma solo quelli che sono emessi dall’ente impositore costituito dall’Agenzia delle Entrate.

Il maxiemendamento alla suddetta legge di stabilità estende comunque gli effetti di tale mediazione anche ai contributi previdenziali.

Rimangono esclusi da tale procedimento:

1. le intimazioni di pagamento ex avvisi di mora,

2. l’iscrizione di ipoteca sugli immobili,

3. il fermo dei mobili registrati,

4. gli atti relativi a operazioni catastali,

5. la cartella di pagamento ( a meno che non presenti vizi imputabili all’agenzia delle entrate),

5. tutti gli altri, di valore  superiore a ventimila euro.

Sulla cartella esattoriale è necessario fare alcune precisazioni.

Essendo questa emessa dall’agente di riscossione, dovrebbe essere esclusa dall’istituto del reclamo. Tuttavia, poiché tale atto contiene anche il ruolo (che invece è emesso dall’agente impositore cioè dall’Agenzia delle Entrate) esso andrebbe incluso nella procedura del reclamo. La contraddizione si risolve in base al tipo di contestazione sollevata: a secondo che essa riguardi o meno anche vizi riconducibili all’attività dell’agenzia dell’entrate. In questi casi, il ricorrente deve notificare il ricorso all’agente della riscossione ed il reclamo all’Agenzia delle Entrate.

La procedura ha inizio con la presentazione di un reclamo presentato alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale che ha emanato l’atto, presso appositi uffici con personale, diversi e autonomi da quelli che hanno istruito e prodotto l’atto reclamato.

Il reclamo presentato, insieme alle ragioni opposte dal ricorrente può altresì contenere una motivata proposta di mediazione, comprensiva della rideterminazione dell’ammontare della pretesa tributaria.

L’Amministrazione ricevente può soltanto accogliere oppure rigettare il reclamo volto all’annullamento totale o parziale dell’atto oppure l’eventuale proposta di mediazione. Nel caso di rigetto del reclamo o della proposta, l’Amministrazione è tenuta a formulare una propria proposta di mediazione.

In caso di avvenuta mediazione si redige un verbale in contradditorio che ha valore esecutivo e si rideterminano le sanzioni in misura del 40% della somma irrogabile dal tributo risultante dalla mediazione. Il pagamento deve avvenire entro 20 giorni dall’accettazione ed è ammessa la possibilità di rateizzazione.

Trascorsi 90 giorni senza risposta dall’ Ufficio o in caso di espresso rifiuto si hanno 30 giorni  per produrre ricorso.

La presentazione del reclamo sospende la riscossione fino alla costituzione in giudizio davanti al giudice (poi sarà la commissione tributaria, nella prima udienza, a confermare o meno la sospensiva della cartella).

Probabilmente i vantaggi conseguenti l’applicazione di una simile procedura vanno rintracciati nella potenziale celerità nella definizione, atteso che l’Amministrazione e il contribuente, ricorrendo alla procedura per reclamo, potranno vedere definita la posizione in tempi estremamente brevi con una riduzione sensibile della somma dovuta.

di ROMANO PERRINO

note

[1] D.L. 6 luglio 2011, n. 98 ha introdotto l’art. 17-bis al d. lgs. 31 dicembre 1992, n. 54 recentemente in corso di modifiche con la legge di stabilità 2014.

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