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Separazione: come tutelarsi

24 Ottobre 2020
Separazione: come tutelarsi

Mia moglie ha scoperto che ho scambiato alcuni messaggi e incontrato una donna su WhatsApp. Mi ha perdonato e abbiamo voluto salvare il matrimonio per amore di nostro figlio. A volte, ho scoperto alcune bugie. Saltuariamente, le controllavo il telefono. Nelle foto inviate su WhatsApp, ho trovato pose ammiccanti e parti intime inviate a chissà chi. Io sarei disposto a perdonarla, ma purtroppo non mi fido fino in fondo.

Non vorrei che un giorno possa nascere nuovamente una crisi e io debba essere costretto ad abbandonare casa per colpa mia o sua. Ho pensato che la separazione consensuale potrebbe essere la soluzione migliore.

In generale, è bene premettere che qualora la vita coniugale diventi per qualsiasi motivo intollerabile, i Coniugi possono optare per la separazione che può essere consensuale – se vi è accordo su tutte le condizioni della stessa (volontà di separarsi, affidamento collocazione e regime di frequentazione della prole, assegnazione della casa familiare, contributo al mantenimento per il coniuge debole e per i figli o solo per i figli) – o giudiziale – qualora manchi l’accordo di entrambi i Coniugi anche su uno solo dei suddetti punti -.

La separazione consensuale ha costi e tempi ridotti rispetto a quella giudiziale.

Ciò premesso, nel caso in cui non fosse possibile addivenire nel caso di specie ad una separazione consensuale, ovvero a ricostituire l’unione coniugale, vi potrebbero essere gli estremi per richiedere una separazione giudiziale con addebito nei confronti del coniuge, che comporterebbe per quest’ultimo la perdita dei diritti successori e il mancato riconoscimento, qualora dovuto, del diritto all’assegno di mantenimento.

L’addebito può essere richiesto qualora vi sia stato da parte di un coniuge la violazione di uno dei doveri che derivano dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, dovere di contribuzione ai bisogni della famiglia, di collaborazione nell’interesse della famiglia).

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9384/2018, ha ritenuto che il tradimento virtuale equivale a quello reale. Pertanto, nel caso in cui si provi che il tradimento sia la causa della crisi coniugale, e non la conseguenza, si potrà avere il riconoscimento dell’addebito della separazione.

Da quanto riferito sembrerebbe che, nella fattispecie, la precedente crisi matrimoniale sia stata superata, vista la successiva riappacificazione e, pertanto, non potrebbe essere invocata come causa di giustificazione da sua moglie per il proprio comportamento.

Unico punto debole, per il quale sarebbe opportuno valutare eventuali risvolti penali, potrebbe essere la modalità con la quale si è procurato la prova del comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio da parte di sua moglie e, di conseguenza, la loro utilizzabilità in un giudizio di separazione. Infatti è bene ricordare che leggere le email, i messaggi e la corrispondenza altrui, anche se del proprio coniuge, può integrare diverse fattispecie di reato dal momento che la segretezza della corrispondenza è un diritto costituzionalmente garantito. I possibili reati possono andare dalla violazione della privacy, all’accesso abusivo ai sistemi informatici, sino alla rapina come ritenuto da una sentenza della Corte di Cassazione.

Non mancano anche gli orientamenti di carattere contrario, come ad esempio il tribunale di Roma che, con un provvedimento del 2016, ha stabilito che non costituisce reato spiare le conversazioni del proprio partner qualora il cellulare sia lasciato in bella vista, atteso che, in costanza di convivenza, il diritto alla privacy si riduce.

Nel caso che ci occupa, pertanto, a mio avviso, prima di procedere ad una separazione sarebbe opportuno valutare un percorso di terapia di coppia con uno psicologo qualificato per verificare se vi è la possibilità di rifondare l’unione coniugale su nuove basi. Qualora il suddetto tentativo dovesse fallire, al fine di evitare che la nuova casa in ristrutturazione sia assegnata a Sua moglie in quanto genitore, con ogni probabilità, in via prelevante convivente con Vostro figlio, sarebbe preferibile, visti i lavori importanti ancora da portare a termine, trasferirsi con la famiglia in un immobile in locazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Serafina Funaro



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