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Quando si parla di diffamazione?

18 Dicembre 2020 | Autore:
Quando si parla di diffamazione?

Offendere l’altrui reputazione: quando è reato? Quando scatta il delitto di diffamazione e come si prova? Quali sono i termini per la querela?

Le parole possono ferire più di un’arma. Lo sa bene chi, suo malgrado, è stato vittima di maldicenze, pettegolezzi e dicerie, spesso totalmente infondate. Per fortuna, la legge tutela le persone che sono bersaglio di queste condotte riprovevoli prevedendo il reato di diffamazione. Molti pensano che, per incorrere in questo delitto, sia sufficiente sparlare di una persona alle sue spalle. In realtà, questo è solo uno degli elementi di questo reato. Secondo la legge, quando si parla di diffamazione? Come vedremo nel corso dell’articolo, perché si possa parlare di diffamazione c’è bisogno che ricorrano determinate condizioni. Spettegolare malignamente di una persona potrebbe non essere sufficiente.

Solo per farti un esempio, se al telefono con il tuo amico parli male di un conoscente comune, non commetti diffamazione, a meno che la voce non si diffonda. Commettere una diffamazione sui social network (Facebook, ad esempio) è, invece, molto semplice: è sufficiente un post ingiurioso o una frase in una chat di gruppo per far scattare il reato. Cosa dice la legge a proposito della diffamazione? Quando è reato? Scopriamolo insieme.

Quando è diffamazione?

Per la legge, la diffamazione scatta quando si offende l’altrui reputazione comunicando con almeno due persone.

Tizio, in presenza di Caio e di Sempronio, esprime commenti oltraggiosi su Mevio, che è assente e non può ribattere.

Gli elementi della diffamazione

La reputazione è la considerazione che gli altri hanno di una persona. Nel caso della diffamazione, la reputazione è la considerazione che gli altri hanno della vittima.

Tizio, in un gruppo su Facebook, denigra il proprio avvocato, sconsigliandolo a tutti e descrivendolo come un pessimo professionista.

Perché si abbia diffamazione occorre che il commento oltraggioso sia espresso in presenza di almeno altre due persone, esclusa ovviamente la vittima. Quest’ultima non deve essere presente alla diffamazione oppure, anche se fisicamente presente, non deve essere in grado di percepire l’offesa.

È diffamazione anche comunicare un commento oltraggioso a una sola persona, se si è consapevoli che questa procederà a riferire lo stesso ad altre persone.

La condotta tipica della diffamazione è il commento oltraggioso o ingiurioso. Nulla toglie, però, che la diffamazione possa integrarsi anche con un gesto, un riferimento, un disegno oppure una foto (leggi l’esempio nel paragrafo dedicato alla diffamazione telematica).

La diffamazione è un reato comune, cioè un crimine che può essere commesso da qualunque persona, senza necessità che rivesta una particolare qualifica (giornalista, ecc.).

Di conseguenza, chiunque può macchiarsi del reato di diffamazione, anche la persona comune che, scrivendo sul proprio profilo social, offende pubblicamente un altro individuo.

Diffamazione telematica: cos’è?

La diffamazione telematica è quella che avviene a mezzo internet, utilizzando chat, email, social network e strumenti simili.

La maggior parte delle volte, la diffamazione telematica rischia di essere punita più severamente di quella semplice. Secondo la legge, se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro [1].

Si tratta di un trattamento sanzionatorio decisamente più rigoroso rispetto alla diffamazione semplice, punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.

Ciò accade perché la diffamazione telematica è più pericolosa di quella ordinaria, considerato che l’offesa può essere percepita da una platea indeterminata di persone, talvolta anche da un numero elevatissimo di utenti.

Tizio, per vendicarsi della sua ex fidanzata Caia, pubblica sul suo profilo Facebook una sua foto commentandola in maniera ironica.

Querela per diffamazione: come funziona?

La diffamazione è un reato punibile a querela di parte. Ciò significa che soltanto la vittima può sporgere denuncia affinché le autorità si attivino per procedere contro l’autore del reato.

La querela per diffamazione va proposta entro tre mesi a partire dal giorno in cui la vittima abbia avuto conoscenza del commento diffamatorio.

Come provare la diffamazione?

La persona vittima di diffamazione può provare l’offesa subita mediante ogni prova: testimonianze, screenshot dei commenti oltraggiosi pubblicati su Internet (anche se sarebbe preferibile l’acquisizione forense da parte di un perito che certifichi la veridicità di quanto estratto dalla rete), registrazioni audio/video, documenti scritti, ecc.

Quando si può parlare di diffamazione?

Tirando le somme, si può parlare di diffamazione soltanto se:

  • l’offesa sia in grado di ledere la reputazione della vittima;
  • l’offesa sia comunicata ad almeno due persone;
  • la vittima della diffamazione non sia in grado di percepire l’offesa o, comunque, non sia posta nelle condizioni di difendersi.

note

[1] Art. 595 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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