Nuovo Dpcm: cosa cambia nella scuola

19 Ottobre 2020 | Autore:
Nuovo Dpcm: cosa cambia nella scuola

Il testo firmato da Conte lascia la responsabilità delle presenze e della didattica a distanza ai dirigenti scolastici, che valuteranno secondo le necessità.

Nessuna chiusura generalizzata delle scuole, semmai un maggiore ricorso alla didattica a distanza nelle superiori. Giuseppe Conte lo conferma nel discorso in tv con cui ha presentato il nuovo Dpcm con le misure anti-Covid entrate in vigore fino al 13 novembre. «La scuola continuerà in presenza perché è un asset fondamentale», ha detto il premier. Ma qualche dubbio resta: i ragazzi dei licei devono andare a scuola o no? E quando? E chi lo decide?

A guardare il testo firmato da Conte, non si trova una risposta concreta a queste domande. Occorre, prima di tutto, premettere una cosa. All’articolo 2 che reca le disposizioni finali si legge: «Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data del 19 ottobre 2020, ad eccezione di quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, lettera d), n. 6, che si applica a far data dal 21 ottobre 2020, e sono efficaci fino al 13 novembre 2020». L’articolo 1, comma 1, lettera d) è proprio quello che contiene le nuove disposizioni sulla scuola. Questo significa che entrano in vigore mercoledì, non oggi.

Dopodiché, stando alla lettera, il Governo sembra aver messo nelle mani dei singoli dirigenti scolastici la decisione di ricorrere in maggiore o in minore misura alla didattica a distanza e di stabilire la frequenza degli alunni per le lezioni in presenza. Ovviamente, l’obiettivo da perseguire è quello di ridurre il peso degli studenti nel trasporto pubblico, non tanto nelle aule.

Ai dirigenti scolastici viene chiesto di poter «incrementare il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00».

In sostanza: saranno i dirigenti a stabilire di volta in volta, in caso di necessità, quanti studenti devono seguire le lezioni da casa e quando adottare questo sistema, e se è il caso di farli arrivare negli istituti dopo le 9 del mattino per le lezioni in presenza. Decisioni sulle quali il Governo non si è preso e non si prenderà alcuna responsabilità.

In conclusione: alla domanda «cosa cambia nella scuola con il nuovo Dpcm?» la risposta suggerita dal testo firmato da Conte sembra essere questa: «Dipende dalle circostanze». L’unica certezza è che la scuola non chiude. Per il resto, toccherà vivere alla giornata.



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7 Commenti

  1. La scuola è fondamentale per i ragazzi. Ora, se non vanno a scuola, cosa devono fare? Andare a girare per le strade? Trovarsi con gli amici al bar? Bisogna favorire le entrate scaglionate anche il pomeriggio se necessario per consentire a tutti la didattica in presenza

  2. Io sinceramente credo che bisogna investire sulla scuola e favorire il più possibile le lezioni in presenza. La scuola aiuta i ragazzi anche a confrontarsi e a socializzare. Altrimenti continuano a dialogare dietro uno schermo, come se già molti non fossero dipendenti da internet e dai social in generale

  3. Ma vi rendete conto che danno creerebbero alle famiglie se chiudessero le scuole a prescindere dalla situazione emergenziale? Un conto era qualche mese fa in cui non sapevamo nulla sul virus. Ad oggi, tutti sappiamo come dobbiamo comportarci per cercare di prevenire i contagi e allora cerchiamo di adottare le misure di sicurezza. La vita deve continuare. Non possiamo chiuderci fra le 4 mura di casa e finire così i nostri giorni. E’ giusto che i ragazzi si incontrino a scuola e abbiano un confronto diretto con gli insegnanti e fra loro. Bisogna investire su di loro, perché stando a casa per quanto possano seguire le lezioni a distanza non è la stessa cosa

  4. Io mi auguro che si manterranno queste linee guida. Cioè, i luoghi di aggregazione come la scuola sono da tutelare. Ora, che chiudono le scuole e i giovani si incontrano in piazza o nelle case, mi dite come possono prevenire il contagio? Cioè, almeno a scuola studiano in presenza e socializzano al tempo stesso… In piazza o nelle case perdono tempo ai videogiochi oppure a bere nei bar e a fumare

  5. Se il problema è l’affollamento degli autobus, allora provvedessero e fare dei turni di lezioni oppure predisponessero altri autobus. Anziché spendere inutilmente soldi in banchi monoposto che a mio parere sono stati una grandissima stupidaggine… Cioè si potevano tranquillamente usare quelli biposto come monoposto oppure si potevano posizionare quelli biposto in maniera tale che venisse rispettata la distanza di sicurezza. Solo in Italia queste cose!!!

  6. Si vabbè… affollamento degli autobus. Io penso che molti genitori sono disposti ad accompagnare i figli in auto a scuola anche per sentirsi più sicuri quindi dovrebbero spiegarmi quanti sono questi autobus super affollati che inciderebbero sulla possibilità di far seguire in presenza le lezioni

  7. L’importante per ora è che non sia stata predisposta la chiusura delle scuole. Anche perché i contagi mica avvengono solo a scuola ma anche nei posti di lavoro e soprattutto in occasione delle feste sia a casa che nei locali in cui fino a qualche giorno fa, prima del dpcm, continuano ad assembrarsi un sacco di persone.

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