Covid: tutti i divieti ed obblighi dei due Dpcm

19 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: tutti i divieti ed obblighi dei due Dpcm

Cosa si può fare e cosa no dal 19 ottobre: le nuove regole in tutti i settori ed attività.

Cambiare cavallo in corsa può essere pericoloso ma è necessario quando il precedente non funziona più. È quanto è successo a tutti noi italiani con il nuovo Dpcm che ha preso il posto del precedente, anche se era stato introdotto solo 6 giorni fa e sarebbe dovuto rimanere in vigore un mese.

«Non possiamo perdere tempo, dobbiamo agire mettendo in campo le misure necessarie per scongiurare un nuovo lockdown generalizzato. Il Paese non può permettersi una nuova battuta d’arresto», ha detto ieri sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte illustrando le misure contenute nel nuovo Dpcm.

La stretta in vigore da oggi però non riguarda tutto e tutti: ci sono settori che sono rimasti invariati, altri tipi di attività hanno avuto uno stop secco, altri ancora, come le palestre hanno avuto un cartellino giallo di ammonizione.

Altre cose, a partire dalla movida serale e notturna, possono essere limitate o sospese in determinate zone ma questo dipenderà dalle decisioni degli Enti locali anziché del Governo, che ha lasciato un margine di manovra e di decisione ai territori.

I due Dpcm a confronto

Il nuovo Dpcm (scarica il testo completo) è entrato in vigore la scorsa mezzanotte e si applicherà, salvo sorprese, fino al 13 novembre prossimo (è la stessa scadenza che avrebbe dovuto avere il precedente Dpcm del 13 ottobre).

Stavolta, il nuovo Dpcm non sostituisce quello precedente ma lo integra in alcune parti. La tecnica normativa adottata è stata quella di inserire solo le parti modificate, mentre quelle rimaste invariate non sono neppure menzionate, perché per esse restano in vigore le regole precedenti già stabilite una settimana fa.

Così se leggi solo il nuovo testo non troverai tutto ciò che ti serve, ma dovrai ripercorrere il Decreto del 13 ottobre, facendo attenzione però alle parti che il nuovo Dpcm ha inserito o sostituito. Per evitare questo laborioso coordinamento fatto di continui e complicati rimandi da un testo all’altro, prosegui la lettura dell’articolo: troverai esposti in maniera semplice, e già assemblati, tutti i divieti e gli obblighi dei due Dpcm attualmente in vigore.

Mascherine e distanziamento

Qui, nulla cambia: rimane l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto tranne che per i bambini sotto i 6 anni, chi ha patologie incompatibili e chi sta svolgendo attività sportiva (non semplicemente motoria: dunque si può fare footing e jogging senza mascherina mentre nella passeggiata, anche in forma di camminata veloce, bisogna indossarla).

Inoltre, l’uso della mascherina è obbligatorio nei luoghi chiusi diversi dalle abitazioni private e resta «fortemente raccomandato» anche all’interno di esse, cioè dentro casa, quando si è in presenza di persone non conviventi.

La regola del distanziamento interpersonale minimo di un metro rimane invariata, come anche il divieto generale di assembramento e quello di uscire da casa se si ha febbre superiore a 37,5 gradi.

Giochi e feste

Rimangono uguali le regole per i giochi dei bambini nei parchi e nei giardini pubblici. Resta fermo il divieto di feste pubbliche o anche private nei luoghi sia chiusi sia aperti (tranne quelle per cerimonie civili o religiose, come i matrimoni, dove è ammessa la partecipazione di un massimo di 30 persone).

Invece, nelle abitazioni private è «fortemente raccomandato di evitare feste nonché di ricevere persone in numero superiore a 6»; questo significa che queste occasioni di ricevimento in casa non sono vietate (perciò non saranno sanzionabili in caso di trasgressione) ma decisamente sconsigliate. Va chiarito che il numero degli ospiti si aggiunge a quello di coloro che già vivono nella casa, perciò, ad esempio, un nucleo familiare composto da 7 persone conviventi potrà tranquillamente invitare fino a 6 persone a cena.

Coprifuoco e movida

Qui, si registra la maggiore stretta: adesso, diventa possibile chiudere al pubblico, dopo le ore 21,00, le vie e piazze dei centri urbani dove si creano assembramenti. Potranno transitare solo i residenti in zona e chi deve recarsi «agli esercizi commerciali legittimamente aperti», come gli alimentari e le farmacie notturne.

Ci saranno, quindi, divieti “calibrati” di accesso e di transito (alle persone a piedi, oltre che ai veicoli), che saranno imposti solo nelle specifiche zone ritenute a rischio, come quelle di abituale ritrovo per la movida, specialmente nei giorni del fine settimana.

Ma chi deciderà la chiusura? Su questo punto c’è un piccolo mistero, perché il premier Conte in conferenza stampa domenica sera aveva annunciato che sarebbero stati i sindaci. Ma essi hanno subito protestato, per non vedersi addossare questa responsabilità, e così il testo definitivo del Dpcm è stato modificato all’ultimo minuto: secondo il testo definitivo, le chiusure «potranno essere disposte» ma non si dice da chi (Governo centrale? Prefetti? Sindaci? Polizia locale? Autorità sanitarie?).

Stamattina, il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, ha chiarito che «se c’è un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci, non c’era neanche bisogno di inserirlo nel Dpcm perché è già così, ma il Governo non scarica le responsabilità sui sindaci». Ma le perplessità rimangono.

Bar e ristoranti

Per questi esercizi (e quelli assimilati, come i pub, le pizzerie, gelaterie, pasticcerie, yogurterie, ecc.) ci sono grosse novità negli orari. Fino a ieri dovevano chiudere a mezzanotte in caso di consumo ai tavoli e smettere di erogare i servizi alle ore 21 per i clienti in piedi e oltre questo orario c’era anche il divieto di consumazione con asporto «sul posto o nelle adiacenze», per evitare assembramenti anche nelle strade prospicenti i locali.

Adesso, invece, gli orari di apertura ammessi vanno dalle ore 5,00 alle ore 24,00 per il consumo al tavolo, altrimenti – cioè in assenza di consumo al tavolo – bisogna chiudere alle 18,00, salve le consegne a domicilio che possono proseguire. È consentita fino alle 24 la ristorazione con asporto ma resta fermo il divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. Inoltre, ad ogni tavolo potranno sedersi massimo 6 persone: niente più tavolate.

Queste regole di base possono essere ulteriormente ristrette dalle Regioni e dai Comuni nei propri territori o per specifiche zone, in base all’andamento dei contagi.

Ora, i gestori dovranno anche esporre all’ingresso del locale un cartello che indica il numero massimo di persone che possono accedere contemporaneamente all’interno, cioè la capienza stabilita in base ai protocolli ed alle linee guida.

Una particolarità interessante è che agli esercizi di somministrazione che possono restare aperti anche in deroga a questi orari e dunque anche di notte si aggiungono gli autogrill: il nuovo Dpcm, infatti, ha aggiunto agli ospedali ed agli aeroporti, contemplati nel Dpcm precedente, le «aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade»; sempre fermi restando l’obbligo di distanziamento di un metro ed il divieto di assembramento.

Scuole

Scongiurato, per ora, il rischio di chiusura delle scuole: l’ultimo Dpcm stabilisce che la didattica continuerà a svolgersi in presenza. Ma mentre questa è la regola base per le scuole scuole primarie del primo ciclo e dell’infanzia, nelle scuole secondarie superiori (licei, istituti tecnici e professionali) le cose cambiano: c’è infatti la possibilità di introdurre «forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata», che però – precisa il nuovo Dpcm – «rimane complementare alla didattica in presenza».

Un’altra novità riguarda gli orari di ingresso e di uscita scaglionati: il Dpcm dispone che gli alunni potranno entrare – non a partire da oggi ma da mercoledì 21 ottobre – non prima delle 9 del mattino e di conseguenza anche gli orari di uscita dovranno essere modulati. Questa flessibilità consente ora alle Regioni ed ai dirigenti scolastici di modulare la gestione dei flussi degli studenti «anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani».

Università

Il nuovo Dpcm lascia ogni Ateneo libero di decidere come organizzare i propri corsi, stabilendo se (e se sì quanti e come) in presenza o a distanza: «le Università, sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento, predispongono, in base all’andamento del quadro epidemiologico, piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative tenendo conto dell’evoluzione del quadro pandemico territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria ed, in ogni caso, nel rispetto delle linee guida del Ministero dell’università e della ricerca».

Il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, ha già sottolineato che «i protocolli funzionano, i dati di monitoraggio lo confermano. Le lezioni resteranno in presenza per il 50% degli studenti che si prenoteranno, il resto in didattica integrata sincrona. In presenza anche le sedute di laurea e gli esami. Una rimodulazione della didattica sarà possibile a seconda della situazione locale della pandemia, diminuendo nel caso la didattica in presenza».

Sport

Grossi cambiamenti anche per le attività sportive: con il nuovo Dpcm resta vietata l’attività sportiva amatoriale ma, per evitare gli aggiramenti che si stavano verificando, lo diventa anche quella dilettantistica, a meno che non venga svolta in forma esclusivamente individuale.

Così tutti gli sport di contatto (calcetto, arti marziali, danza, basket, pallavolo ecc.) sono consentiti, se praticati a livello di attività dilettantistica di base (o nelle scuole e nelle altre strutture di avviamento) «solo in forma individuale e non sono consentite gare o competizioni» di nessun genere, perché la norma si è preoccupata di comprendere anche quelle «aventi carattere ludico-amatoriale». Perciò, stop alla partitella di calcetto tra amici, non si può fare.

Lo sport professionistico resta consentito e per gli eventi sportivi rimane la regola della presenza di pubblico per il 15% massimo rispetto la capienza e comunque non oltre 1.000 spettatori per le manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per quelle al chiuso, con dispetto delle distanze, obbligo della mascherina e misurazione della temperatura all’ingresso.

Palestre e piscine

Le palestre e le piscine non sono menzionate nel Dpcm ma sono state “nominate” come avviene nei reality show, perché, come ha spiegato il presidente Conte in conferenza stampa, avranno una settimana di tempo a partire da oggi per adeguarsi alle norme anticontagio stabilite nei protocolli e nelle linee guida; in questo modo potranno evitare la chiusura.

Conte ha spiegato che «abbiamo notizie varie e contrastanti: molto spesso i protocolli sono rispettati, altre volte ci giungono notizie che non sono rispettati. Daremo una settimana per adeguare i protocolli e verificarne il rispetto. Se questo avverrà, non ci sarà ragione di chiudere le palestre. Altrimenti, saremo costretti a interrompere le attività nelle palestre e nelle piscine».

Trasporti pubblici

Qui nulla cambia: la capienza dei mezzi di trasporto pubblico (treni, autobus, tram, metropolitane) resta all’80% dei posti della vettura, per evitare sovraffollamenti e assembramenti. Ma il nodo rimane perché, specie nelle ore di punta, molte carrozze sono strapiene e inevitabilmente si creano assembramenti; spesso è impossibile garantire il distanziamento minimo e così si pensa ad introdurre nuove regole (il ministero dei Trasporti pensa di ridurre la capienza massima dei mezzi al 50% dei posti). Per ora, però, tutto rimane invariato, altrimenti a molti sarebbe stata preclusa la possibilità di spostarsi e recarsi al lavoro.

Sagre e fiere

Le sagre e le fiere di comunità diventano vietate in tutta Italia senza eccezioni. Restano, invece, «consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale», dispone il nuovo Dpcm, purché si svolgano in luoghi adeguati, adottando le misure organizzative adeguate alle dimensioni e sempre che sia garantito il distanziamento minimo di un metro tra i partecipanti.

Discoteche, spettacoli, convegni

Mentre per gli spettacoli aperti al pubblico – come cinema e teatri – le regole restano invariate (sono consentiti con posti a sedere preassegnati, entro un massimo di 1.000 spettatori all’aperto e 200 al chiuso), per convegni e congressi scatta la sospensione, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza.

Discoteche e sale da ballo restano chiuse ed è confermato il divieto di feste private. Le cerimonie pubbliche sono ammesse purché si svolgano nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano «assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico», recita il Decreto.

Nelle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgeranno d’ora in poi in modalità a distanza «salvo la sussistenza di motivate ragioni». E il Dpcm raccomanda di svolgere a distanza anche le riunioni private, come ad esempio le assemblee di condominio, per le quali di recente sono state varate le specifiche nuove regole.

Sale giochi 

Il nuovo Dpcm stabilisce orari limitati per le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo: da oggi sono consentite solo dalle ore 8,00 alle ore 21,00 e a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento di queste attività con l’andamento della situazione epidemiologica.

Multe

Le sanzioni per chi trasgredisce i divieti che abbiamo esaminato rimangono invariate: il nuovo Dpcm non contiene alcuna modifica e così valgono, fino al prossimo 13 novembre, quelle stabilite nel Dpcm del 13 ottobre: si tratta di illeciti amministrativi che prevedono la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 400 euro ad un massimo di 3.000 euro.

È possibile pagare entro i primi 5 giorni in forma ridotta del 30% sul minimo, quindi 280 euro. La pena è aumentata di un terzo se il mancato rispetto degli obblighi o dei divieti avviene con l’uso di un veicolo.

Per gli esercenti, come i titolari dei locali pubblici che non seguono le prescrizioni del Dpcm, a partire dall’obbligo di chiusura negli orari stabiliti, è prevista, in aggiunta alla sanzione pecuniaria, la sospensione dell’attività da 5 a 30 giorni, e se c’è la recidiva la pena pecuniaria raddoppia (quindi va da 800 a 6.ooo euro) e con la chiusura disposta per il periodo massimo stabilito, cioè 30 giorni.



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