Diritto e Fisco | Articoli

Si può registrare un marchio senza partita Iva?

19 Ottobre 2020
Si può registrare un marchio senza partita Iva?

La domanda per depositare un segno distintivo può essere presentata anche dai privati non professionisti.

Hai la passione per la grafica e, occasionalmente, realizzi le copertine dei libri per conto di case editrici indipendenti. Sebbene si tratti di un lavoro sporadico, tuttavia è un buon punto di partenza. Pertanto, hai deciso di creare un tuo logo personale per farti conoscere sul mercato. Ma si può registrare un marchio senza partita Iva? Devi sapere che la normativa vigente consente a tutti, sia persone fisiche che giuridiche, la possibilità di registrare un segno distintivo. Di conseguenza, anche il privato che esercita un’attività lavorativa occasionale, senza partita Iva, può presentare domanda personalmente oppure tramite un avvocato o un intermediario. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di far luce sulla questione con poche e semplici battute.

Quale marchio si può registrare?

Prima di affrontare l’argomento principale di questo articolo, voglio darti qualche nozione di base.

Il marchio è un segno distintivo che identifica un prodotto o un servizio sul mercato. Di conseguenza, il marchio ha due funzioni principali:

  • consentire ai consumatori di conoscere la provenienza di un prodotto o di un servizio di un’impresa;
  • accrescere la notorietà di un’azienda e la fiducia nei consumatori.

Possono essere registrati: parole, disegni, lettere, cifre, suoni, forma di un prodotto oppure una combinazione di tutti questi elementi. L’importante è che il marchio sia dotato di capacità distintiva, sia nuovo e non contrario alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume.

Si può registrare un marchio senza partita Iva?

La registrazione di un marchio è consentita sia ai privati, con o senza partita Iva, sia alle aziende. A titolo esemplificativo, chi svolge un’attività di lavoro occasionale, cioè sporadica e non continuativa, può presentare domanda per depositare il proprio segno distintivo.

La richiesta di registrazione deve essere presentata all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi oppure presso una qualunque Camera di Commercio. Inoltre, l’istanza può essere depositata direttamente dal titolare del marchio, il quale, tuttavia, può anche incaricare – per iscritto – un avvocato oppure un intermediario (ossia un consulente specializzato in proprietà industriale).

La possibilità di rivolgersi a figure professionali è altamente consigliata perché si viene seguiti e consigliati passo passo, dalla verifica preliminare al deposito del segno distintivo, soprattutto nel caso in cui qualcuno abbia presentato opposizione alla registrazione.

Come si registra un marchio?

Chi intende registrare il marchio della propria azienda deve innanzitutto effettuare la cosiddetta ricerca di novità. In pratica, si tratta di verificare, tramite delle banche dati online, se il segno distintivo che si vuole depositare risulta già registrato.

Una volta che si è sicuri che il proprio segno distintivo non esiste sul mercato, allora si può chiedere la registrazione presentando un’apposita domanda contenente i dati anagrafici del titolare, il marchio originale e la classe merceologica di riferimento (vale a dire i prodotti o servizi). Successivamente, l’ufficio preposto procede con la pubblicazione del marchio durante la quale sarà possibile presentare opposizione entro 3 mesi.

Una volta registrato, il marchio ha una validità pari a 10 anni, sempre rinnovabili, è sarà accompagnato dal simbolo ® (che sta per “registered”). Invece, il segno distintivo depositato ma non ancora registrato è indicato con il simbolo ™ (acronimo di “trademark”).

Quanto costa registrare un marchio?

Prima di procedere, è bene avere un prospetto sui costi da sostenere per la registrazione di un marchio. In particolare, è necessario pagare:

  • la tassa di registrazione: pari a 101 euro per un marchio individuale con una sola classe merceologica e 337 euro per il marchio collettivo;
  • l’imposta di bollo di 42 euro se si deposita la domanda online oppure 16 euro negli altri casi;
  • la trascrizione atti: pari a 81 euro;
  • i diritti di segreteria;
  • la lettera d’incarico, qualora ci si rivolga ad un professionista.

I costi lievitano notevolmente nel caso in cui si voglia depositare un marchio europeo oppure internazionale.

In quali Stati è protetto il marchio?

Una delle caratteristiche del marchio è la territorialità. In altri termini, la sua validità è limitata solo allo Stato in cui si è chiesta la registrazione. Ti faccio un esempio pratico.

Tizio è titolare di un’impresa specializzata nella produzione di spedizioni online. Considerato che gli affari stanno andando più che bene, Tizio decide di registrare il suo marchio “Spedisci Online”. Se Tizio vuole che il suo logo “Spedisci Online” sia valido non solo in Italia ma anche in Europa o nel resto del mondo, allora dovrà depositare rispettivamente un marchio europeo oppure internazionale.

Naturalmente, il tipo di deposito dipende molto da ragioni strategiche e dal mercato che si intende conquistare.

Tuttavia, va precisato che quando si deposita un marchio in Italia, al titolare è comunque riconosciuto il cosiddetto diritto di priorità che gli consente di depositare, entro sei mesi, lo stesso marchio in altri Stati senza essere pregiudicati da eventuali altri depositi che siano intervenuti nel frattempo. Per farti comprendere questo concetto ti faccio un altro esempio pratico.

Caio deposita il suo marchio “Spedisci Online” in Italia in data 5 maggio 2020. Tuttavia, per esigenze commerciali, decide di ampliare l’attività e depositare il medesimo marchio anche in Francia.

Come puoi notare, Caio può depositare lo stesso marchio in un altro Stato entro e non oltre il 5 novembre 2020 e il suo diritto sarà retrodatato alla data del 5 maggio 2020. Scaduto tale termine, Caio potrà comunque effettuare un nuovo deposito in un altro Stato (ossia in Francia), ma la data sarà quella del nuovo deposito.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube