Covid: altri limiti al congedo per i figli a casa da scuola

19 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: altri limiti al congedo per i figli a casa da scuola

Che succede se il bambino, anziché in quarantena, deve restare da solo perché chiude la scuola o per la didattica a distanza?

Nel marasma dei provvedimenti anti-Covid decisi o lasciati a metà, emerge un altro problema non indifferente per i lavoratori genitori. Si tratta della possibilità di chiedere un congedo o di usufruire dello smart working quando i figli (specialmente gli under 14) restano a casa da scuola.

Finora, vengono riconosciute queste due opzioni nel caso in cui il bambino si ammala o deve rimanere in quarantena per coronavirus. Ma con la piega che ha preso di nuovo la pandemia, per quanto ora si cerchi di scongiurare questa possibilità, che succede se una classe viene chiusa per Covid e gli alunni devono restare a casa? Oppure se il dirigente scolastico decide per la didattica a distanza per limitare il numero di alunni in presenza?

Facciamo un po’ di ordine. Attualmente, chi ha un figlio in quarantena ha tre possibilità:

  • chiedere lo smart working, sempre se la tua attività lo consente;
  • affidare il bambino ad un’altra persona convivente (ad esempio, l’altro genitore o un figlio più grande che non va a scuola o al lavoro);
  • chiedere il congedo per il periodo in cui il figlio deve restare in quarantena, in cambio di una retribuzione pari al 50% pagata dall’Inps.

Come noto, il congedo può essere richiesto a patto che l’altro genitore non sia a casa in smart working, in cassa integrazione a zero ore o disoccupato. Insomma: non ci deve essere un’altra persona che riesca ad accudire il bambino.

Ci sono, però, dei limiti vecchi e nuovi che possono complicare la vita ai genitori. Ad esempio, il caso in cui si dimostri che il figlio ha preso il virus in un contesto diverso dalla scuola, dalla palestra, dalla piscina, dall’attività sportiva. Insomma, che sia stato contagiato a casa di un amico o di un parente, al ristorante, al parco giochi. In questo caso, il genitore che vuole restare a casa deve chiedere le ferie o un permesso non retribuito per poter restare a casa con il figlio in quarantena.

Altro limite è quello economico legato alle risorse: per dare la possibilità ai lavoratori dipendenti di assistere i figli in quarantena, il Governo ha messo a disposizione 50 milioni. Nel momento in cui questi soldi finiranno, non verranno accolte nuove domande di congedo Covid. La soluzione sarebbe la stessa: ferie, permessi non retribuiti, ecc. Il tutto, dunque, resterebbe nelle mani del datore di lavoro e del possibile accordo individuale che può raggiungere con il dipendente.

E fin qui si parla dell’assenza del lavoratore per la quarantena del figlio. Si pone, però, un’altra questione: se il bambino è costretto a restare a casa perché la scuola chiude o perché, come in Campania, viene deciso di utilizzare la didattica a distanza, il genitore ha diritto al congedo o allo smart working?

La normativa non dice nulla in proposito. Se ne deduce che il genitore dovrebbe ricorrere alle solite alternative: congedo ordinario, se ne ha ancora a disposizione, ferie, permessi. Non basta dire che il bambino resta a casa da solo, perché l’obiezione che si potrebbe sollevare è che non è malato. Al limite, resterebbe da dire che il Codice penale punisce chi abbandona un minore sotto i 14 anni, indipendentemente dal suo stato di salute. Ma, anche in questo caso, la risposta sarebbe pronta: trovare una soluzione a questo problema è compito del genitore, così come succede senza una pandemia in corso.



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