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Prescrizione interessi cartella esattoriale

19 Ottobre 2020
Prescrizione interessi cartella esattoriale

Sanzioni e interessi si prescrivono indipendentemente e secondo termini diversi dai tributi.

Il tema della prescrizione delle cartelle esattoriali tiene banco ormai da molti anni. Al momento, in assenza di una norma specifica che disciplini la materia, si delineano due diversi orientamenti. Secondo una prima interpretazione, la prescrizione sarebbe sempre di cinque anni. Secondo un’altra tesi, invece, la prescrizione varierebbe a seconda del tipo di tributo riscosso; in particolare, per le imposte dovute allo Stato (Irpef, Iva, registro, ecc.), la prescrizione sarebbe di 10 anni, mentre per quelle da versare al Comune, alla Provincia o alla Regione la prescrizione scenderebbe a 5 anni.

Connesso a questo tema è quello della prescrizione degli interessi della cartella esattoriale, interessi che si accompagnano alla riscossione del tributo, qualunque esso sia. Il tema è particolarmente sentito per le cartelle inerenti a multe stradali dove gli interessi ammontano a ben il 10% ogni sei mesi. 

La questione è stata affrontata dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. La Corte ha così chiarito un argomento assai rilevante per i contribuenti. Ma procediamo con ordine.

Termine prescrizione interessi

In verità, il tema della prescrizione degli interessi delle cartelle esattoriali va di pari passo con quello della prescrizione degli interessi di qualsiasi altro debito. Infatti, la natura degli interessi non muta in base al tipo di obbligazione, sia essa di carattere fiscale, privato o sanzionatorio. Gli interessi, in buona sostanza, seguono sempre la stessa regola. Quindi, nel momento in cui si definisce la prescrizione degli interessi delle cartelle esattoriali è possibile utilizzare la stessa regola anche per la prescrizione degli interessi dovuti alla banca sul mutuo, sui contratti, sulle multe stradali e così via. Veniamo dunque alla risposta che a noi più interessa. 

L’articolo 2948 del Codice civile stabilisce che tutto ciò che deve pagarsi periodicamente all’anno o in termini più brevi, si prescrive in cinque anni. In buona sostanza, tutti i debiti periodici che scadono ogni anno o in frazioni inferiori (ad esempio ogni mese, ogni tre mesi, ogni sei mesi) hanno una prescrizione quinquennale.

Ora, è indubbio che gli interessi si calcolano con cadenza annuale (salvo diverso accordo) e, in particolare, quelli inerenti ai debiti tributari. Dunque, la risposta è contenuta nella norma appena citata: la prescrizione di tutti gli interessi è di cinque anni.

Termine di prescrizione interessi cartella esattoriale

Mutuando il discorso fatto sinora possiamo concludere dicendo che il termine di prescrizione delle cartelle esattoriali è di 5 anni. La prescrizione decorre dalla data di maturazione degli interessi e, quindi, dalla scadenza dell’anno a seguito del quale la somma è dovuta.

Naturalmente, il problema della verifica della prescrizione degli interessi si pone solo per le cartelle con prescrizione superiore a cinque anni. Per queste, infatti, si profilerebbe un doppio regime di prescrizione: il primo per il tributo (più ampio, verosimilmente di 10 anni) e il secondo per gli interessi (invece di 5 anni). 

Si pensi, ad esempio, a una cartella esattoriale che richieda il pagamento dell’Irpef. Come detto, il tributo – stando a un orientamento piuttosto consolidato della giurisprudenza – avrebbe prescrizione di 10 anni. Senonché, insieme ad esso, il contribuente è tenuto a versare anche le sanzioni per l’omesso adempimento fiscale, sanzioni che vengono riscosse con la cartella medesima. Pertanto, dopo i primi cinque anni dalla notifica della cartella, a cui non siano seguiti solleciti o altri atti con la richiesta di pagamento, il contribuente si libera dall’obbligo di versare gli interessi mentre resta soggetto all’obbligo del tributo, limitatamente alla sola sorte capitale. 

Invece, per le somme la cui prescrizione è di cinque anni, la liberazione dal debito per la sorte capitale e gli interessi avviene contestualmente. Così, si prescrivono in cinque anni le multe stradali e le altre sanzioni amministrative, l’Imu, la Tari, i contributi previdenziali dovuti all’Inps e quelli assistenziali dovuti all’Inail.  

Sulla scorta di tale facile deduzione, la Cassazione ha così concluso: «L’obbligazione del contribuente per sanzioni e interessi sulle cartelle nei confronti dell’Agenzia Entrate Riscossione si estingue per il decorso di cinque anni, anche se invece il termine non risulta decorso per i tributi, soggetti a quello decennale». 

Prescrizione sanzioni

Connesso al tema della prescrizione degli interessi è quello della prescrizione delle sanzioni collegate alle cartelle esattoriali. Qui – come abbiamo appena anticipato – vige un’apposita disposizione di legge secondo cui la prescrizione delle sanzioni è di 5 anni. Tale obbligazione dunque si estingue con quella degli interessi.

Prescrizione sentenze

Potrebbe avvenire infine che il debito del contribuente nei confronti del Fisco dipenda da una sentenza di condanna, emessa a seguito di un ricorso rigettato dal giudice. In tal caso, la prescrizione della pronuncia del giudice è di 10 anni. Anche qui, quindi, bisognerà distinguere la prescrizione degli interessi sulle somme liquidate in condanna: per essi, infatti, la prescrizione resta vincolata a 5 anni.


note

[1] Cass. sent. n. 20955/20.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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