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Licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione

18 Dicembre 2020
Licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione

Se, nel corso del rapporto di lavoro, il lavoratore non è più idoneo a svolgere le mansioni, può essere licenziato.

Sei un lavoratore subordinato. Sei stato sottoposto alla visita medica di controllo e il medico competente ha dichiarato la tua totale inidoneità alla prestazione. Hai, di conseguenza, ricevuto una lettera di licenziamento da parte del datore di lavoro e ti chiedi come puoi far valere i tuoi diritti.

Tra i vari obblighi che gravano sul datore di lavoro nell’ambito della tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori c’è anche il dovere di verificare l’idoneità dello stato di salute del dipendente allo svolgimento delle mansioni che gli vengono assegnate sulla base del contratto di lavoro.

Ma cosa succede se il medico competente certifica l’inidoneità assoluta alla mansione del lavoratore? In questo caso, al ricorrere di determinati presupposti, il datore di lavoro può cessare il rapporto di lavoro attraverso il licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione. Tuttavia, affinché tale recesso datoriale sia legittimo, il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver tentato la ricollocazione interna del lavoratore.

Che cos’è l’idoneità alla mansione?

Quando viene instaurato un rapporto di lavoro il contratto prevede qual è la mansione che il lavoratore dovrà svolgere nell’ambito dell’organizzazione aziendale.

Non sempre, tuttavia, lo svolgimento dell’attività lavorativa è compatibile con lo stato di salute del dipendente.

Per questo, la legge prevede che il datore di lavoro debba nominare il medico competente il quale deve verificare l’idoneità dei lavoratori alle mansioni attraverso delle visite mediche di controllo [1].

In tale ottica, prima di essere assunto, il lavoratore viene sottoposto ad una visita medica pre-assuntiva volta a verificare che il suo stato di salute sia compatibile con le mansioni che dovrà svolgere una volta sottoscritta la lettera di assunzione.

Inidoneità sopravvenuta alla mansione: cosa si intende?

L’idoneità del dipendente alle mansioni specifiche non deve essere verificata solo prima che il rapporto di lavoro venga instaurato ma anche nel corso dello stesso. In particolare, il medico competente sottopone i lavoratori a delle visite mediche periodiche, la cui periodicità è solitamente annuale salvo che la legge non prescriva diversamente oppure che il medico competente non ravvisi l’esigenza di una diversa cadenza temporale.

Inoltre, la visita medica è sempre necessaria in caso di cambiamento delle mansioni assegnate al lavoratore.

Il giudizio con il quale si chiude la visita medica di controllo può essere di:

  • idoneità;
  • idoneità con prescrizioni o limitazioni;
  • inidoneità, totale o parziale.

Il lavoratore può, dunque, perdere nel tempo la sua idoneità alla mansione specifica, ad esempio perché il suo stato di salute peggiora ed emergono delle patologie non più compatibili con l’attività di lavoro che deve svolgere.

Licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione

Se il medico competente verifica, dopo aver effettuato la visita medica di controllo, la sopravvenuta inidoneità alla mansione del dipendente redige un apposito giudizio che invia al datore di lavoro. Quest’ultimo, essendo gravato da un generale dovere di proteggere la salute del dipendente [2], dovrà predisporre i provvedimenti di conseguenza.

In particolare, il datore di lavoro dovrà verificare se è possibile ricollocare il lavoratore in ambito aziendale, adibendolo a delle mansioni compatibili con il suo stato di salute. Quando, tuttavia, questa verifica si chiude con esito negativo, il datore di lavoro può adottare il licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione. Si tratta di una tipologia di licenziamento che la giurisprudenza riconduce al licenziamento per giustificato motivo oggettivo [3], ovvero, una tipologia di recesso datoriale che non è determinata da motivi disciplinari ma da esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali.

Ma quando il licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione è legittimo? Innanzitutto, per essere legittimo, tale licenziamento deve fondarsi su un fatto realmente sussistente, ovvero, deve realmente essere presente una certificazione medica di inidoneità assoluta alla prestazione.

Inoltre, il datore di lavoro deve dimostrare di aver assolto l’obbligo di repêchage, ossia, il dovere di verificare la possibilità di ricollocare il dipendente in ambito aziendale. Sotto quest’ultimo profilo la Cassazione ha chiarito qual è il perimetro in cui deve svolgersi l’obbligo di ripescaggio.

In particolare, secondo gli Ermellini, il controllo del giudice sull’obbligo di repêchage non può estendersi alla valutazione di scelte organizzative e gestionali dell’impresa che sono espressione della libertà di iniziativa economica [3].

Ne deriva che l’obbligo di ripescaggio non è violato quando l’ipotetica possibilità di ricollocare il lavoratore in azienda non è compatibile con il concreto assetto organizzativo stabilito dal datore di lavoro [4].

Viceversa, dovrà essere considerato illegittimo il licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla prestazione se il datore di lavoro poteva ricollocare il dipendente senza alterare l’organizzazione aziendale e pregiudicare l’efficienza, la produttività e la sicurezza degli altri dipendenti.

Ricordiamo, infine, che il giudizio del medico competente con cui il lavoratore è stato dichiarato inidoneo alla prestazione può essere impugnato all’apposita commissione istituita presso la Asl.


note

[1] Art. 41 D.Lgs. 81/2008.

[2]  Art. 2087 cod. civ.

[3] Artt. 1 e 3 L. 604/1966.

[4] Cass. n. 6678/2019.


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