In smart working più della metà dei dipendenti pubblici

20 Ottobre 2020 | Autore:
In smart working più della metà dei dipendenti pubblici

La ministra Dadone firma un decreto con la soglia minima del 50% di lavoratori a distanza. Serviranno la rotazione del personale e la flessibilità oraria.

Almeno il 50% dei dipendenti statali dovrà lavorare da casa. Lo ha stabilito la ministra della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, con un decreto ministeriale firmato ieri sera. Le amministrazioni, dunque, dovranno prevedere lo smart working per non meno della metà del personale impegnato in attività che non richiede la presenza in ufficio. Detto con le parole del decreto, «tenuto conto della situazione epidemiologica, dovranno assicurare in ogni caso le percentuali più alte possibili di lavoro agile senza mettere a rischio la qualità e l’effettività del servizio erogato». Cade, così, l’ipotesi del 75% del personale di cui si parlava fino all’altro ieri.

La regola è valida (per ora) fino al 31 dicembre. A livello organizzativo, le varie amministrazioni dovranno prevedere delle rotazioni su base settimanale o plurisettimanale, tenendo conto delle esigenze dei dipendenti, ad esempio di chi ha dei figli minori di 14 anni o di chi appartiene alla categoria dei lavoratori fragili. Viene richiesta anche una maggiore flessibilità oraria in entrata ed in uscita per evitare ulteriori affollamenti sui mezzi pubblici di trasporto. Inoltre, come stabilito dall’ultimo Dpcm, le riunioni dovranno svolgersi a distanza.

Inevitabile pensare alle conseguenze di un’assenza fisica del personale così pesante negli uffici pubblici. Qualche giorno fa, ad esempio, era stata segnalata la difficoltà di ottenere un permesso di costruire perché non è possibile accedere da casa a tutti gli atti necessari al rilascio: molti, infatti, non sono digitalizzati. Situazioni come questa, pertanto, rischiano di penalizzare i cittadini.

Il decreto appena firmato da Dadone, a tal proposito, prevede che ogni Pubblica Amministrazione svolga un costante monitoraggio della situazione, raccogliendo anche «eventuali osservazioni dell’utenza e del mondo produttivo» e verificando «le prestazioni rese in modalità agile dal punto di vista quantitativo e qualitativo».



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2 Commenti

  1. Ad oggi, credo che lavorare in smart working per noi che lavoriamo alle dipendenze dello Stato e siamo spesso tanti in ufficio, la cosa migliore sia proprio lavorare da casa… IL rischio di contagio c’è quindi meglio essere tranquilli, tanto abbiamo il collegamento e riusciamo a comunicare agevolmente tra noi

  2. Beh, per chi bimbi piccoli è la cosa migliore. Non voglio lasciare mio figlio ad un’estranea, come una baby sitter che magari se ne va in giro e potrebbe portarci il Coronavirus in casa. Poi, è molto comodo nonostante con la presenza del piccolo ho mille distrazioni, ma grazie all’aiuto di mio marito riusciamo a coordinarci bene

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