Ticket Naspi sul licenziamento a carico del dipendente

20 Ottobre 2020 | Autore:
Ticket Naspi sul licenziamento a carico del dipendente

Il lavoratore che obbliga la ditta a licenziarlo rimborsa all’azienda la tassa per l’accesso all’indennità di disoccupazione.

Fine della pacchia, per i “furbetti delle dimissioni”: i lavoratori che non si dimettono e spariscono nel nulla, obbligando il datore di lavoro a licenziarli per giusta causa, sono infatti tenuti a pagare il cosiddetto ticket Naspi, o tassa sul licenziamento, a carico del datore di lavoro: lo ha deciso il tribunale di Udine, con una recente sentenza [1].

Della problematica relativa alle dimissioni di fatto del dipendente, che riguarda molte aziende, avevamo parlato più volte in passato (Cosa fare se un dipendente sparisce).

Ad oggi, la legge [2] prevede l’inefficacia delle dimissioni non rese con modalità telematiche sugli appositi moduli disponibili presso il sito web del ministero del Lavoro (salvo i casi di esonero); secondo un’importante sentenza della Cassazione [3], tuttavia, qualora il lavoratore si comporti in modo da dimostrare esplicitamente la volontà di recedere dal rapporto, si configurano delle dimissioni di fatto.

Il lavoratore, in ogni caso, ha tutto l’interesse a non rassegnare formalmente le dimissioni ma ad assentarsi ingiustificatamente facendosi licenziare: la cessazione dell’impiego per licenziamento, anche se per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, è infatti considerata come perdita involontaria dell’occupazione e dà diritto alla Naspi, l’indennità di disoccupazione spettante ai lavoratori dipendenti. Il diritto alla Naspi comporta però l’obbligo da parte dell’azienda di versare la tassa sul licenziamento, o ticket Naspi, che può superare i 1.500 euro in base all’anzianità del dipendente.

Tra le soluzioni possibili per evitare al datore di lavoro l’esborso della tassa sul licenziamento, è stata ipotizzata dalla dottrina l’assimilazione delle assenze ingiustificate del dipendente a un’aspettativa non retribuita.

La sentenza del tribunale di Udine [1] interviene dunque per chiarire l’annosa questione: l’azienda costretta a licenziare il dipendente per via delle assenze ingiustificate ha diritto a ottenere dal lavoratore il risarcimento del danno corrispondente all’importo del ticket Naspi versato all’Inps. La volontà di cessare il rapporto è difatti riconducibile esclusivamente al lavoratore, assentatosi deliberatamente al solo fine di farsi licenziare e poter così aver diritto alla Naspi.


note

[1] Trib. Udine, sent. 106/2020.

[2] Art. 26, Co.1, D.lgs. 151/2015.

[3] Cass. sent. 25583/2019.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube