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Con l’autotutela, l’Agenzia delle Entrate può eliminare l’errore del proprio atto

10 Dicembre 2013
Con l’autotutela, l’Agenzia delle Entrate può eliminare l’errore del proprio atto

Il fisco può riformare il primo atto impositivo invalido, in virtù del principio dell’autotutela, sostituendolo con un atto invece valido.

Presentare un ricorso in autotutela, per il contribuente, potrebbe non essere sempre una scelta opportuna se ancora il fisco è nei termini per rinnovare la richiesta di pagamento, annullando eventuali precedenti errori.

Infatti, se l’amministrazione finanziaria si accorge – anche dietro segnalazione del contribuente – di aver emesso un atto impositivo illegittimo, ha il potere (anzi, il dovere) di riformarlo, sostituendolo con un secondo atto valido.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la Suprema Corte, il potere di autotutela consente l’amministrazione finanziaria annullare un precedente atto invalido e sostituirlo con uno invece esente da vizi.

Il ritiro di un atto può avvenire in due diverse forme:

– quella del “controatto” (l’atto di secondo grado che assume l’identica struttura di quello precedente, salvo che per il suo dispositivo di segno contrario con cui si dispone l’annullamento, la revoca o l’abrogazione del primo);

– o quella della riforma (l’atto di secondo grado che non nega il contenuto di quello precedente, ma lo sostituisce con un contenuto diverso).

Ovviamente, l’amministrazione può esercitare questo potere solo se, anche dopo l’annullamento dell’atto invalido, ricorrono ancora i presupposti di fatto e di diritto per emettere un nuovo provvedimento: per esempio, non devono essere scaduti i termini per chiedere il pagamento al contribuente.

Non solo, il nuovo atto non dispone solo per l’avvenire, ma retroagisce al momento della applicazione dell’ imposta, proprio in quanto viene a sostituirsi all’originario atto impositivo.

Diversa ancora è l’ipotesi del potere di integrazione dell’atto impositivo: in questo caso non si annulla alcun atto, ma al contrario il presupposto è l’esistenza di un precedente valido atto di imposizione che non viene annullato, ma solo integrato.


note

[1] Cass. sent. n. 27200 del 4.12.2013.


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