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Come tutelarsi da un fratello

20 Ottobre 2020
Come tutelarsi da un fratello

Problemi di eredità e di debiti: così ci si difende in famiglia.

Una delle ricerche più frequenti in Google è come tutelarsi da un fratello. Lo suggerisce lo stesso motore non appena si digitano, sulla stringa di ricerca, le parole «come tutelarsi». Ciò a dimostrazione di come le famiglie siano spesso covo di conflitti difficilmente sanabili. 

Perché una persona dovrebbe tutelarsi dal fratello? Il più delle volte, i problemi sorgono dalla divisione del patrimonio dei genitori, quando questo viene diviso in modo non equo. Altre volte, le criticità derivano dalla presenza di debiti: i creditori di un fratello potrebbero pignorare i beni da questi acquisiti, seppure per quote, con l’eredità.

Andando a distinguere tutte queste ipotesi, vedremo qui di seguito come tutelarsi da un fratello. Ma procediamo con ordine.

Donazioni dei genitori: come tutelarsi dal fratello

La prima ipotesi è tra le più frequenti. Un padre fa una serie di donazioni a un figlio, intestandogli diversi beni. Il fratello del beneficiario nutre rancore e medita di agire in tribunale. Come tutelarsi dal fratello in questo caso?

Le donazioni non possono essere contestate finché il donante è in vita. Solo nel momento in cui questi muore, al momento cioè della divisione del patrimonio ereditario tra i figli, è possibile verificare se siano state violate le cosiddette “quote di legittima”. 

Le quote di legittima sono quella parte di patrimonio minimo che compete, per legge, a ogni figlio e al coniuge del defunto. Tali quote non possono essere ridotte in alcun modo, neanche con un testamento. 

Il calcolo delle quote di legittima si fa tenendo conto non solo dei beni trasferiti con la successione ma anche di quelli donati in vita. 

Così, se un genitore dovesse aver fatto diverse donazioni a un solo figlio, questi potrebbe non aver più alcun diritto sulla successiva eredità in quanto la sua legittima è stata soddisfatta in precedenza. 

Le quote di legittima variano a seconda di quanti eredi legittimari sono in vita. Si tratta del coniuge e dei figli. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo “Quali sono le quote di legittima e cosa spetta ai legittimari?“.

Purtroppo, in tali eventualità, non c’è modo di tutelarsi dal fratello essendo suo diritto agire con una «azione di lesione della legittima». L’unico limite è il rispetto del termine di decadenza di 10 anni dal decesso. Quindi, per poter contestare il testamento o le donazioni avvenute in vita dal genitore, il fratello deve agire dinanzi al giudice prima di tale termine. Scaduti i 10 anni qualsiasi contestazione non può più essere sollevata.

Se nel frattempo il fratello ha venduto il bene donato, detto bene resta al nuovo titolare se sono decorsi più di 20 anni dalla precedente donazione. Invece, prima dei 20 anni, può essere riacquisito alla successione per una divisione tra gli eredi.

Esiste un altro modo per tutelarsi dal fratello in caso di eventuale lesione della quota di legittima, ma questo richiede la sua collaborazione. Se infatti il fratello dovesse accettare la divisione dei beni fatta dal genitore e sottoscrivere quindi un atto in cui rinuncia all’azione di lesione della legittima, allora nessun successivo giudizio potrà essere più intrapreso.

Divisione dell’eredità: come tutelarsi dal fratello

Da quanto abbiamo appena detto, si può intuire che, nel caso in cui, al momento dell’apertura della successione del genitore, dovesse risultare che un fratello ha avuto di più degli altri, sarà possibile agire contro di questi, entro i successivi 10 anni dalla morte del testatore, per mettere in discussione le quote di legittima.

Come già detto, non è dovere del padre dividere il proprio patrimonio in porzioni uguali tra ciascun figlio ma dovrà comunque riconoscere a ciascuno di questi la quota minima prevista per legge (la “legittima”). Il residuo patrimonio può essere ceduto liberamente a terzi o anche a un solo figlio.

Debiti del fratello: come difendersi

Non c’è modo, per i creditori di una persona, di aggredire i beni dei suoi fratelli. Ciascuno è infatti responsabile delle obbligazioni da lui contratte solo con il proprio patrimonio e non con quello degli altri (eccezion fatta solo per i coniugi sposati in regime di comunione dei beni). 

Tuttavia, potrebbe configurarsi un rischio nel momento in cui, alla morte di uno dei genitori, i fratelli diventino eredi dello stesso patrimonio finché l’eredità non viene divisa. Infatti, prima della divisione, si versa in una situazione di comunione indivisa, dove a ciascun erede spetta una semplice quota ideale dell’intero asse ereditario. 

Ebbene, i creditori di uno dei fratelli potrebbero pignorare la sua quota e, per l’effetto, mettere all’asta un intero bene, a prescindere dal fatto che, su di esso, gravino le quote di proprietà degli altri fratelli non debitori.

In una eredità ove tre fratelli hanno il 33% di proprietà di un immobile, il creditore di uno di questi potrà pignorare l’intero bene e sottoporlo ad esecuzione forzata. Il ricavato della vendita verrà trattenuto, per il 33%, dai creditori che hanno agito mentre il restante 66% andrà diviso tra i due fratelli non debitori. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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1 Commento

  1. Critico L’ultimo paragrafo, è una vera ingiustizia nei confronti di chi si comporta da cristiano onesto che alla fine comunque verrà indirettamente reso partecipe dei debiti contratti dal/dai fratelli. La solita stortura del sistema italiano, non unica. Il danno? i coeredi alla fine non avranno nulla, a secondo come andranno le cose dovranno anche pagare, perchè? le spese giudiziarie.

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