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Cosa posso o non posso postare su Facebook?

19 Dicembre 2020
Cosa posso o non posso postare su Facebook?

L’importanza degli standard di comunità del social network. Cosa è possibile pubblicare senza correre il rischio di essere segnalati, bloccati o bannati. 

Navigando su Facebook, potresti esserti imbattuto in commenti ricchi di parolacce e contenuti sgradevoli. In questo caso, potresti già aver segnalato l’autore del post, riuscendo a far rimuovere quel messaggio. In altri casi, invece, il tuo intento sarà andato disatteso perché, come certamente ti sarà stato comunicato, il contenuto in questione non violava gli standard di comunità. La cosa potrebbe averti incuriosito parecchio, soprattutto se sei a digiuno di regolamenti di forum e blog. Una curiosità che, probabilmente, potresti aver sviluppato anche dopo aver subito un blocco temporaneo, ovvero permanente, del profilo.

Che tu sia l’autore di una segnalazione o il destinatario del ban, ti sarai chiesto cosa posso o non posso postare su Facebook? In questo articolo, snoccioliamo appunto tutto ciò che puoi e non puoi condividere sul social network più famoso di tutti i tempi, prendendo in considerazione anche le possibili ripercussioni in caso venga commessa una violazione.

Standard di comunità: cosa sono e perché sono importanti?

Oggi, Facebook conta oltre 2 miliardi di persone iscritte. È, dunque, una gigantesca piazza virtuale nella quale gli utenti postano pensieri, condividono notizie, commentano foto ed esprimono opinioni su qualsiasi tipo di argomento.

Visto l’altissimo flusso di dati generati da queste comunicazioni, la più famosa piattaforma del web ha messo a punto uno strumento chiamato standard di comunità. Si tratta, in altri termini, di un vademecum di regole che ruotano intorno a un principio fondamentale: la libertà di espressione.

Tutti, su Facebook, devono sentirsi liberi di esprimere le proprie opinioni senza essere insultati, minacciati, emarginati o bullizzati. Questa libera manifestazione del pensiero deve immaginarsi come un equilibrista che cammina su una fune, esattamente al centro tra due forze opposte: da un lato, l’interesse pubblico, dall’altro il danno che un post di qualsiasi tipo può generare.

Ispirandosi agli standard internazionali in materia di diritti umani, gli standard di comunità della rete sociale fondata da Zuckerberg controllano che non ci siano violazioni nei contenuti pubblicati da profili, pagine o gruppi.

Esistono, però, quattro casi specifici in cui la libertà di espressione viene limitata; quando ciò accade, l’intento è di tutelare:

  • l’autenticità: non è possibile, per esempio, creare profili falsi. In caso di segnalazione, gli amministratori possono richiedere all’utente di fornire una copia fotostatica dei documenti e decidere di chiudere l’account in caso venga appurata la natura non autentica del profilo;
  • la sicurezza: i creatori del social network vogliono che tutti si sentano al sicuro quando navigano sulla home page e quando esprimono i propri pensieri. Pertanto, gran parte degli atteggiamenti ostili sono soggetti a moderazione;
  • la privacy: la protezione dei dati sensibili è fondamentale per vivere l’esperienza di Facebook in modo tranquillo e sereno. Questo significa che qualsiasi violazione della privacy altrui è passibile di misure di controllo da parte degli admin;
  • la dignità: lo abbiamo lasciato per ultimo ma è, in realtà, la pietra fondativa di tutti i rapporti virtuali – e reali, si spera – dell’epoca dei social network; siamo tutti uguali e abbiamo pari diritti e doveri.

Facciamo un esempio pratico che ci aiuterà a ricapitolare quanto scritto sinora.

Marco Rossi ha sviluppato, nel corso del tempo, una spiccata avversione nei confronti di una persona (nel gergo, si chiamerebbe hater). Non ha, però, il coraggio di esporsi con la sua faccia e così ha pensato di creare un profilo falso. Tramite alcuni suoi contatti, è riuscito ad entrare in possesso del numero di cellulare della persona odiata. Così, per recargli disagio, lo rende pubblico, postandolo direttamente dall’account secondario. Può farlo? Lo standard di comunità di Fb dice di no perché ne lederebbe i quattro principi ispiratori. In altre parole, il profilo fake creato da Marco verrà eliminato da Facebook.

Cosa non è possibile postare su Facebook

Prima di addentrarci in questo argomento caldo, occorre fare un’analisi doverosa: come mai non tutte le segnalazioni vanno a buon fine? Cioè, perché, a parità di contenuti, alcuni violano e, altre volte, non violano gli standard di comunità? La risposta è molto semplice: dipende dal contesto. Gli amministratori di Facebook prendono molti elementi in considerazione: ad esempio, l’ambito sociale, se il soggetto vessato è un personaggio pubblico o no, la natura dello scambio di commenti, etc.

Cosa significa questo? Se si commenta il post di un esponente della politica nazionale con insulti e parole volgari, l’autore segnalato subirà certamente un blocco temporaneo. Lo stesso, invece, non accadrà, se il commento verrà espresso con toni meno accesi e ostili.

Lo standard di comunità di Facebook si articola in queste cinque sezioni:

  1. violenza e comportamenti criminali;
  2. sicurezza;
  3. contenuti deplorevoli;
  4. integrità e autenticità;
  5. rispetto della proprietà intellettuale.

Ciascuno di essi disciplina un certo tipo di comportamento.

Violenza e comportamenti criminali

Vengono rimossi i commenti con un contenuto minaccioso o che istighino a comportamenti illeciti. Più nello specifico, l’intenzione, l’invito o la promozione alla violenza non sono tollerati, a meno che non ci sia un riferimento generale a categorie o gruppi di persone. Il discorso vale tanto per i commenti scritti quanto per i post grafici.

Vediamo come si applica questo standard con un esempio concreto.

Il nostro amico Marco Rossi non è d’accordo sulla decisione dell’arbitro di assegnare un rigore alla Juventus. Deciso a esprimere questo stato d’animo, Marco commenta uno dei post dell’arbitro pubblicando la foto di un pugnale e taggando la persona in questione. Il contenuto grafico, in questo caso, è molto violento e, pertanto, sarà soggetto a moderazione da parte degli amministratori.

Viceversa, se sulla propria home-page, Marco Rossi pubblicasse la seguente frase: “castrazione chimica per i pedofili”, non sussisterebbe alcuna violazione, perché si tratta di una minaccia generica che rientra nei canoni della libera espressione e non va a colpire un singolo individuo.

Sicurezza

La sicurezza apre un tema molto delicato su Facebook perché, come avremo modo di vedere, la collaborazione con la pubblica sicurezza ha trasformato il social network in un servizio di utilità per l’intera collettività.

In questa sezione rientrano:

  • suicidio e autolesionismo: in questo caso, le dirette in cui i soggetti assumono atteggiamenti autolesionisti non vengono rimossi ma, nel tentativo di salvaguardare l’incolumità dell’individuo, sono immediatamente segnalati alle forze dell’ordine. Vengono invece rimossi i contenuti che istigano all’autolesionismo o al suicidio;
  • sfruttamento sessuale, abusi e nudi di minori: le foto in cui compaiono bambini nudi vengono sempre e in ogni caso rimosse per evitarne un uso improprio;
  • sfruttamento sessuale di adulti: vengono immediatamente eliminati i contenuti testuali e grafici che esprimono, promuovono e alludono alle aggressioni sessuali, nonché ai servizi di escort e prostituzione;
  • bullismo e intimidazioni: Facebook rivolge attenzioni particolari agli utenti di età compresa tra i 13 e i 18 anni. A tal proposito, la piattaforma ha messo a punto uno specifico strumento di prevenzione contro il bullismo che mette in moto un ampio sistema di professionisti in grado di aiutare la vittima di comportamenti intimidatori;
  • sfruttamento di esseri umani: su Facebook non sono tollerate le attività che alludono al traffico di esseri umani e, quindi, i contenuti di questo tipo vengono rimossi;
  • violazione della privacy e diritti di privacy sulle immagini: non è possibile pubblicare informazioni riservate e dati sensibili di altre persone, iscritte o meno a Facebook, senza avere il loro consenso.

In tutti questi casi, l’utente non va solo incontro alla rimozione del contenuto pubblicato, ma anche a restrizioni nell’uso del profilo.

Contenuti deplorevoli

Questa sezione degli standard mira a mettere al riparo la sensibilità degli utenti da contenuti discriminatori o portatori di messaggi eccessivamente forti. Sono considerati deplorevoli:

  • i contenuti che incitano all’odio: un post rientra in questa sezione quando attacca in modo specifico un singolo individuo in connessione a tutti quegli aspetti tutelati per legge. Se, per esempio, si insultasse una persona per il colore della sua pelle o per il suo orientamento sessuale, il post sarebbe rimosso;
  • le immagini forti e violente: i contenuti grafici basati su violenza, celebrazione della sofferenza o dell’umiliazione non possono essere postati su Facebook, pena la rimozione. Tuttavia, i video che hanno la finalità di sensibilizzare a un certo tema, vengono oscurati con un messaggio che avvisa l’utenza della natura del contenuto. Si pensi, per esempio, ai video girati all’interno di canili lager;
  • i post di adescamento: su Facebook non è vietato organizzare e coordinare appuntamenti sessuali tra adulti. A non essere ammesso, invece, è il linguaggio sessuale spinto ed esplicito, che è sempre soggetto a moderazione.

Integrità e autenticità

Questa sezione, recentemente aggiunta, fa leva sull’autoconsapevolezza, intesa come responsabilizzazione dell’utente. Pare, infatti, che i commenti inadeguati e la diffusione di notizie false, si riducano in presenza di profili autentici. Come se, mettendoci la faccia, ciascuno di noi è più incline ad assumere atteggiamenti moralmente ed eticamente corretti.

Un caso particolare riguarda i contenuti multimediali. Sarà sicuramente capitato di imbattersi in video con l’audio manipolato. Nella maggior parte dei casi, il messaggio veicolato vuole essere ironico e generare ilarità nello spettatore. È importante, però, che la manipolazione sia chiara ed evidente. In caso contrario, onde evitare fraintendimenti, il video potrebbe essere cancellato e l’autore della pubblicazione bannato dall’uso del social.

Proprietà intellettuale

Dal momento della sua comparsa sul web, nel lontano 2004, Facebook è sempre stata una piattaforma di lancio per artisti, fotografi e content creator. Pubblicare qualcosa su questo social non significa perdere i diritti di proprietà.

Pertanto, Facebook non tollera la violazione di copyright. Il detentore dei diritti intellettuali può, infatti, compilare un modulo e fare riferimento a un rappresentante incaricato che risolverà la controversia.

Cosa accomuna tutte le sezioni dello standard di comunità di Facebook? Il filo rosso che unisce tutte le categorie è rappresentato dalle ripercussioni possibili che fanno seguito a una segnalazione. In altre parole, se la segnalazione di un contenuto dà esito positivo (cioè viene riscontrata la violazione di uno degli standard), gli amministratori si riservano la possibilità di:

  1. mandare un semplice messaggio all’autore del contenuto, avvisandolo che viola gli standard e che, quindi va rimosso;
  2. limitare la libertà di azione del profilo responsabile della violazione: in questo caso, l’account subisce un blocco temporaneo che va da un minimo di 24 ore a un massimo di un mese; durante questo periodo, non è possibile postare, commentare, apporre like e scrivere in privato a utenti che non sono presenti nella lista di amici;
  3. disabilitare completamente il profilo che, così, viene cancellato da Facebook;
  4. avvisare le forze dell’ordine, in casi di gravità eccezionale.

In chiusura di articolo, ci teniamo a sottolineare che Facebook è una piattaforma sulla quale è possibile esprimere qualunque tipo di pensiero e stato d’animo. L’importante, però, è farlo con i toni e, soprattutto, con i termini giusti.



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