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Balbuzie: sintomi e diagnosi

19 Dicembre 2020 | Autore:
Balbuzie: sintomi e diagnosi

Cos’è il disturbo della fluenza verbale? Come e quando si manifesta? A chi bisogna rivolgersi? Quando bisogna intervenire? Le ultime decisioni dei giudici sui pazienti balbuzienti. 

Il tuo bambino ha appena tre anni ed ha una certa difficoltà nel linguaggio. Hai notato che non parla in modo fluente. Quando tenta di esprimersi, pronuncia le parole con molta fatica. I suoi discorsi sono interrotti continuamente da inceppamenti, esitazioni, arresti, blocchi udibili o silenti, ripetizioni e/o prolungamenti dei suoni, delle consonanti, delle vocali, delle sillabe e/o delle parole. In questo caso, è bene che tu ti rivolga ad un neuropsichiatra infantile affinché, dopo una visita medica accurata, l’esperto potrà fare una diagnosi e dirti di cosa si tratta. Con molta probabilità, lo specialista ti dirà che il tuo bambino ha un disturbo del linguaggio e, in particolare, ti spiegherà che questi appena elencati sono i sintomi della balbuzie.

Ma come avviene la diagnosi di balbuzie? Il medico dovrà fare un’anamnesi approfondita, indagherà i fattori eziopatogenetici, come la presenza di altri casi di balbuzie in famiglia, la presenza di malattie neurologiche pregresse ecc. Dopo la diagnosi, occorrerà individuare il trattamento più efficace per il piccolo paziente.

Devi sapere che la balbuzie è un disturbo del linguaggio che richiede un’attenta valutazione e un approccio multidisciplinare. È necessario il coinvolgimento di diversi professionisti (il neuropsichiatra, lo psicologo e il logopedista), in quanto occorre prendere in considerazione sia l’aspetto medico e neurologico sia l’aspetto emotivo – psicologico.

Il bambino balbuziente è spesso insicuro, ha una scarsa autostima, preferisce non relazionarsi con gli altri e rischia di chiudersi in se stesso per via della sua difficoltà nella comunicazione verbale. Pertanto, bisogna avere nei suoi confronti un atteggiamento comprensivo, propositivo e accogliente; non bisogna mortificarlo perché non riesce a pronunciare bene le parole o a fare discorsi fluenti, in quanto non è colpevole del suo disturbo del linguaggio (che ricordiamo essere un disturbo biologico).

Ma come si presenta la balbuzie? Ne esistono diverse forme: il bambino può avere un arresto a inizio frase e allungare la sillaba o il fonema che per lui risulta difficile da pronunciare (in tal caso, si parla di forma tonica); il bambino ripete la sillaba (è la cosiddetta forma clonica); il bambino non riesce a comunicare, in quanto l’allungamento e la ripetizione si presentano contemporaneamente (si tratta della forma mista).

A questo punto, potresti porti alcune domande. In quali casi è necessario intervenire? In cosa consiste il trattamento della balbuzie? Come devono comportarsi i genitori del bambino balbuziente? Prosegui nella lettura del mio articolo per saperne di più sulla balbuzie: sintomi e diagnosi. A seguire, troverai l’intervista al dr. Stefano Vicari, professore ordinario dell’Università Cattolica di Roma, primario neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e autore di numerose pubblicazioni e libri come “L’insalata sotto il cuscino – Sette storie per capire la sofferenza degli adolescenti”, “Nostro figlio è autistico”, “La dislessia – come riconoscerla e trattarla ”, “L’Ansia nei Bambini e negli Adolescenti”, “Deficit di attenzione e iperattività”, “Il filo teso. Adolescenti con storie difficili”.

Dopo l’intervista all’esperto, ti spiegherò quali sono state le decisioni della Suprema Corte e del Tar di Roma sugli ultimi casi che hanno avuto come protagonisti dei pazienti balbuzienti.

Qual è la differenza i tra disturbi primari e i disturbi specifici del linguaggio? 

Si usa l’espressione «disturbo specifico del linguaggio» quando il bambino parla male, ma poi ci si accorge che in realtà è intelligente, brillante e non ha nessun altro problema.

Dire «disturbo del linguaggio primario», invece, significa fare riferimento ad un bambino che, ad esempio, parla male ed è anche iperattivo; oppure ad un bambino che, oltre al disturbo del linguaggio può avere una disprassia verbale (cioè ha difficoltà ad organizzare i movimenti facciali in modo corretto). In tal caso, il disturbo del linguaggio è associato ad altri disturbi del neurosviluppo.

Cosa sono i disturbi del linguaggio secondari?

I disturbi di linguaggio secondari sono conseguenza di altre condizioni, come le sindromi genetiche, il ritardo mentale, i disturbi neurologici, ecc. Ad esempio, il bambino che ha una sindrome genetica come la sindrome di down, parla male perché ha una sindrome. Al contrario, nei disturbi del linguaggio primari, la causa è insita nel problema cioè nei disturbi del linguaggio.

Cos’è la balbuzie?

La balbuzie è definita «disfluenza verbale». È un aspetto che nel bambino molto piccolo può essere fisiologica. Questi bambini attraversano un periodo in cui la fluenza verbale non è così perfetta, ma possono avere degli inceppamenti. Cerco di spiegarmi meglio facendo un esempio. Questi bambini non riescono a pronunciare la parola per intero; pertanto, anziché dire «casa», dicono «ca-ca-casa», cioè hanno una certa esitazione ad esprimersi correttamente.

A che età la balbuzie può essere considerata fisiologica e perché?

Intorno ai 3 anni può essere considerata fisiologica, non c’è segno di malattia. Man mano che il bambino cresce, questa tende a scomparire. Ed è per tale ragione che si dice che la balbuzie è fisiologica, perché passa da sola.

Quando c’è da preoccuparsi?

Già ai 3 anni, la balbuzie può predire la balbuzie successiva. Tuttavia, prima dei 5 anni, non occorre allarmarsi. Dopo i 5 anni, invece, è necessario porre attenzione a questo aspetto, soprattutto se il bambino soffre molto nelle relazioni con gli altri oppure fa fatica ad esprimersi correttamente. Quindi, ci tengo a sottolineare che bisogna fare attenzione, ma senza drammatizzare il problema.

Come avviene la diagnosi?

Quando un genitore è preoccupato perché un bambino non parla, parla male oppure non capisce ciò che gli stanno comunicando mamma e papà, è bene che venga sottoposto ad una visita neuropsichiatrica infantile. Questo vale per qualsiasi disturbo del linguaggio.

Una volta che il neuropsichiatra infantile ha fatto la diagnosi di disturbo del linguaggio ed ha valutato di cosa si tratta (balbuzie, disprassia, ecc.), viene applicato il trattamento più efficace per quel bambino.

In cosa consiste il trattamento della balbuzie?

In genere, bisogna intervenire sottoponendo il bambino con balbuzie ad un trattamento logopedico che consiste nell’utilizzo di tecniche adeguate ed esercizi specifici in base alle manifestazioni del disturbo. L’approccio integrato in cui operano insieme il neuropsichiatra infantile, il logopedista e lo psicologo è il più corretto, in quanto consente una visione completa.

Come mai i balbuzienti non hanno alcuna difficoltà quando cantano?

A volte, quando i bambini seguono delle procedure più automatiche, come può essere il canto, la balbuzie tende a scomparire. È come se seguisse un ritmo opposto e questo aiuta il bambino ad avere una maggiore fluenza nel linguaggio.

Cosa suggerisce ai genitori del bambino con balbuzie? Cosa fare e cosa non fare?

Il bambino può costruire un’immagine di sé svalutante o svalutata. Magari, nel vedere che gli altri bambini parlano correttamente, da una parte può provare un po’ di rabbia in quanto tenta di pronunciare le parole ma riscontra queste difficoltà; dall’altra parte, può provare una chiusura e una bassa autostima.

Il suggerimento che va dato ai genitori è quello di non essere mai giudicanti nei confronti del bambino. Non bisogna mai mortificarlo, ma è importante essere sempre molto rassicuranti e accoglierlo. Essere giudicanti rimanda la colpa della difficoltà sul bambino, invece, bisogna capire che la colpa non è del piccolo perché è pigro, perché è stupido o perché ci vuole fare un dispetto.

L’atteggiamento corretto è sostenerlo e dirgli, ad esempio: «Non ti preoccupare. Per adesso, se non riesci a pronunciare la parola, fai un bel respiro e dimmi quello che mi devi dire. Vedrai che tutto si risolverà».

Inoltre, consiglio di non anticipare il bambino quando parla, completando le parole o le frasi che vuole comunicarci. Non bisogna interromperlo, dicendo che abbiamo capito cosa vuole dirci, in quanto ciò potrebbe mortificarlo. Poi, è fondamentale valorizzare le altre qualità del bambino affinché possa aumentare la sua autostima.

Balbuzie: giurisprudenza

Dopo averti fornito maggiori chiarimenti sulla balbuzie nell’intervista al dr. Stefano Vicari, a seguire ti parlerò di tre interessanti casi sottoposti all’esame della Corte di Cassazione e del Tar di Roma.

Reato di abuso di mezzi di correzione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] ha stabilito che qualsiasi violenza fisica o morale del docente nei confronti degli alunni, anche se minima o a scopo educativo, non è consentita dall’ordinamento e configura il reato di abuso di mezzi di correzione o disciplina [2].

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha respinto il ricorso di un docente condannato dai giudici di merito per il reato previsto dall’articolo 571 del Codice penale (appunto il reato di abuso di mezzi di correzione o disciplina). L’insegnante aveva colpito un alunno con uno scappellotto e aveva tenuto nei suoi confronti un atteggiamento denigratorio.

Pertanto, la Cassazione ha precisato che, anche tali gesti possono essere considerati innocui o rivolti a scopi educativi, l’insegnante ha commesso il reato di abuso di mezzi di correzione o disciplina. Tanto più se il destinatario di tali comportamenti, come nel caso esaminato dalla Corte, sia un alunno con difficoltà di linguaggio e, in particolare, con balbuzie.

Nel nostro sistema didattico, universitario e formativo, “sociologia” e “psicologia” risultano essere discipline sostanzialmente diversificate, considerato che la sociologia si interessa di fenomeni sociali collettivi, mentre la psicologia studia, interpreta e valuta i processi mentali e comportamentali del singolo individuo.

A fronte di queste premesse, la Corte di Cassazione [3] ha stabilito che integra il delitto di esercizio abusivo della professione di psicologo [4] la condotta del «sociologo clinico specializzato in socioanalisi» che abbia prestato assistenza sistematica e organizzata a soggetti affetti da balbuzie e depressione, sindromi patologiche della psiche, per la cura delle quali deve ritenersi indispensabile l’intervento del medico psichiatra, dello psicologo o dello psicoterapeuta.

Studente affetto da balbuzie e svolgimento dell’esame di riparazione

Nel caso esaminato dal Tar di Roma [5] è emerso che, qualora in sede di esami di riparazione, siano state accertate le carenze gravi nel profitto di alcune discipline, non si può imputare alla commissione giudicatrice di:

  • non avere tenuto conto della condizione dello studente affetto da balbuzie;
  • del condizionamento psicologico che tale disturbo del linguaggio può aver inciso sullo svolgimento dell’esame.

note

[1] Cass. pen. sez. VI n.45736 dell’11.07.2018.

[2] Art. 571 cod. pen.

[3] Cass. pen. sez. VI n.23843 del 15.05.2013.

[4] Art. 348 cod. pen.

[5] TAR Roma, (Lazio) sez. III n.13695 del 27.05.2010.


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5 Commenti

  1. Ci sono bambini balbuzienti che riescono a pronunciare le parole con una certa fluenza quando cantano. Questo è un miracolo. La forza della musica è incredibile!

  2. Una spiegazione molto accurata. E’ molto importante che si parli di questi temi e si aiutino i bambini a capire che non sono diversi e che certi disturbi possono essere affrontati con competenza. L’importante è affidarsi a professionisti preparati e non ciarlatani che non sanno quel che fanno. E soprattutto bisogna aiutare i piccoli con pazienza, amore e apprensione. L’informazione corretta e l’unione di temi relativi ai diritti e alla salute può essere un veicolo per diffondere notizie e sensibilizzare la gente.

  3. Ero un bambino che da piccolo aveva un’estrema difficoltà ad esprimersi. A scuola, gli altri bimbi ridevano di me, mi sfottevano, mi chiedevano di pronunciare certe parole e poi mi offendevano di fronte alle mie difficoltà. Io non dicevo nulla a casa, ma ho sofferto profondamente. Tuttavia, ho accumulato tutte queste sensazioni per trovare la forza di migliorarmi e lavorare su me stesso con grande determinazione e ostinazione. Devo ringraziare la mia famiglia che mi è sempre stata accanto e gli esperti che mi hanno seguito in questi anni. Ora, sono un uomo con maggiore sicurezza in me stesso

  4. Il mio piccolo aveva meno di quattro anni, quando hai inizia a balbettare. In quella situazione, abbiamo pensato bene di interpellare il nostro medico di fiducia. Non abbiamo aspettato nella speranza che il disturbo si potesse risolvere da sé. Abbiamo cercato di aiutare nostro figlio creandogli intorno un mondo accogliente dove il suo “problema” non veniva sottolineato e ingigantito.

  5. È importante ascoltare il bambino quando parla, anche se inizia a balbettare. Non a casa non gli abbiamo mai messo fretta o ansia. Abbiamo sempre aspettato la conclusione dei suoi discorsi e la comunicazione dei suoi pensieri. Abbiamo sempre parlato molto al nostro bambino, in modo rilassato e lento, evitando di farlo sentire diverso. Credo che voglia dire molto il modo in cui si accolga un piccolo con questo tipo di disturbo perché la parola è ciò che ci consente di comunicare con estrema facilità. Spesso, si danno tante cose per scontate e per questi bimbi pronunciare una parola correttamente è una bellissima conquista

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