Covid: Conte si sbilancia sull’arrivo del vaccino

20 Ottobre 2020
Covid: Conte si sbilancia sull’arrivo del vaccino

Il presidente del Consiglio annuncia che presto i primi milioni di dosi saranno pronti per la distribuzione in Italia.

Se tutto va come deve andare, a dicembre gli italiani potranno vaccinarsi contro il Coronavirus. Il preparato artificiale dell’università di Oxford, in collaborazione con AstraZeneca e l’azienda di Pomezia Irbm, potrebbe essere disponibile tra meno di due mesi. Lo ha detto lo stesso capo del Governo Giuseppe Conte al giornalista Bruno Vespa, in un’anticipazione del suo ultimo libro dal titolo «Perché l’Italia amò Mussolini (e come ha resistito alla dittatura del Covid)», che uscirà in libreria il 29 ottobre, edito da Mondadori Rai Libri.

«Già all’inizio di dicembre avremo i primi due o tre milioni di dosi di vaccino – ha detto il premier -. Altri milioni ci arriveranno subito dopo. La Commissione europea ha commissionato ad Astra Zeneca e ad altre società alcune centinaia di milioni di dosi. Penso che per contenere completamente la pandemia dovremo aspettare comunque la prossima primavera».

A fine ottobre, la sperimentazione del vaccino di Oxford terminerà. Sarà una scadenza decisiva: se i test daranno buoni risultati e non scateneranno reazioni avverse, la tempistica annunciata da Conte sarà rispettata, altrimenti potrebbero esserci slittamenti.

Quello anglo-italiano non è il solo vaccino a buon punto: l’azienda americana Moderna, il cui preparato artificiale anti-Covid è ritenuto al momento tra i più affidabili, renderà pubblici i risultati dei test il mese prossimo. Arriveranno a novembre anche i dati sulla sperimentazione di Sputnik, il vaccino russo, testato su diecimila volontari. C’è poi il preparato di Biontech e Pfizer, che sarà pronto entro la fine dell’anno.

Intanto, si lavora già alla produzione per portarsi avanti. Tra i tanti hub coinvolti, anche il gigantesco Serum Institute indiano, che dovrà garantire la produzione di un miliardo di dosi.

Il ministero della Salute ha individuato le categorie di utenti che avranno la priorità nella somministrazione perché ritenute più fragili o a rischio: forze dell’ordine, personale sanitario, anziani nelle Rsa. Per arrivare a una copertura totale della popolazione potrebbero servire mesi o anni, proprio a causa del problema della disponibilità delle dosi.

C’è poi l’altra grande questione dell’efficacia nel tempo: per quanto a lungo sarà in grado di assicurare protezione? Uno o due anni, secondo alcuni scienziati. Il che significherebbe che, una volta garantita la copertura globale, bisognerebbe forse ricominciare a produrre altre dosi per una nuova immunizzazione.



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