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Ricetta medica: quand’è falso ideologico?

21 Ottobre 2020 | Autore:
Ricetta medica: quand’è falso ideologico?

Prescrizione di un farmaco: quando il dottore rischia di commettere reato? La ricetta in bianco è legale? Cos’è il falso ideologico?

I farmaci possono essere acquistati e assunti solamente se prescritti dal medico. Fanno eccezione solo i cosiddetti farmaci da banco che, per la loro ridotta pericolosità, possono essere liberamente comprati senza la ricetta del medico. Il farmacista che dovesse consegnare un farmaco senza prescrizione medica incorrerebbe in gravi responsabilità, perfino penali. Lo stesso vale per il dottore che prescriva un farmaco “al buio”, senza aver effettuato la visita. A dirlo è la Corte di Cassazione. Quando c’è falso ideologico per la ricetta medica?

Secondo i giudici, il reato sussiste non solo nell’ipotesi in cui il sanitario agisca come dipendente del servizio sanitario nazionale, ma anche quando eserciti come libero professionista, avvalendosi della ricetta bianca. Anche in questa ipotesi il medico non può derogare da quello che è il suo dovere, cioè prescrivere i farmaci adeguati al caso concreto solamente dopo aver visitato il paziente. Solo in alcuni casi è possibile derogare a questo principio. Ma non solo, anche la ricetta firmata in bianco e fatta poi compilare da altri (ad esempio, dal proprio assistente) costituisce un delitto penalmente perseguibile. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo quando il medico commette il reato di falso ideologico prescrivendo farmaci ai propri pazienti.

Falso ideologico: cos’è?

Il falso ideologico è il reato che commette colui che, all’interno di un documento, attesta il falso.

Il Codice penale non prevede un solo tipo di reato di falso ideologico ma diversi, a seconda della persona e dell’atto. Il caso del dottore e della ricetta medica rientra nel falso ideologico commesso dall’esercente una professione sanitaria.

Per legge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la sola multa chi, nell’esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica necessità, attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità. È il caso del medico che compili un referto falso oppure dell’avvocato che autentichi una firma non apposta in sua presenza. [1].

Lo stesso dicasi per il medico che, nell’esercizio delle proprie funzioni, faccia una falsa prescrizione. È qui che entra in gioco il reato di falso ideologico nella compilazione della ricetta medica.

Prescrizione medica: quando c’è falso ideologico?

Secondo la Corte di Cassazione [2], commette falso ideologico il medico che prescrive il farmaco al buio, anche se sulla ricetta bianca. È infatti irrilevante che il sanitario compia l’atto come libero professionista fuori dal servizio nazionale: conta che attesti il diritto alla prestazione. Secondo i supremi giudici, tuttavia, il medico non è sempre tenuto a visitare prima il paziente.

Secondo la Corte di Cassazione, compie un falso ideologico il medico che prescrive una medicina che non spetta al paziente anche se lo fa dal suo ricettario personale (quello bianco, non la ricetta rossa del servizio sanitario regionale) al di fuori del Servizio sanitario nazionale. Conta solo che il professionista attesti che l’assistito rientra nei soggetti che hanno diritto alla prestazione mentre non è vero. Rischia grosso, dunque, il camice bianco che rilascia la ricetta al buio, sulla base della mera notizia fornita da chi la chiede.

Non è tuttavia detto che il sanitario possa prescrivere col suo ricettario un farmaco soltanto dopo aver visitato l’interessato: ad esempio, può trattarsi di un paziente che conosce oppure affetto da una malattia cronica.

Il caso affrontato dalla Suprema Corte riguardava un farmacista che vendeva per due volte anabolizzanti senza ricetta alla stessa persona e chiedeva poi le prescrizioni di comodo al medico, che l’accontentava.

Secondo i giudici, la ricetta medica ha sempre una duplice natura:

  • di autorizzazione, perché consente di rimuovere gli ostacoli all’erogazione del servizio, autorizzando la farmacia a vendere la medicina al paziente;
  • di certificato, in quanto attesta comunque il diritto dell’assistito alla prestazione che presuppone una condizione di malattia.

Il falso ideologico, quindi, si configura per l’attestazione sulla ricetta bianca di fatti rilevanti nell’ambito del servizio di pubblica necessità svolto dal medico.

Ma non è detto che il reato scatti solo perché il sanitario non ha visitato il paziente: la previa diagnosi non è elemento essenziale della ricetta bianca, mentre su quella rossa del Servizio sanitario nazionale bisogna indicare le generalità dell’assistito, il codice fiscale, il codice dell’Asl e altre annotazioni. Nel primo caso, invece, non conta la modalità in cui l’accertamento è effettuato.

Ricetta in bianco: è reato?

È reato anche firmare una ricetta in bianco lasciando che poi siano terzi a riempirla. Secondo la Corte di Cassazione [3], lasciare ricette firmate in bianco (anche alla segretaria) costituisce sempre falso ideologico e comporta una condanna penale.

È indifferente l’utilità o meno della prescrizione, in quanto il reato si concretizza per il fatto che la prescrizione stessa sia stata effettuata da persona diversa dal medico.


note

[1] Art. 481 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 28847 del 19 ottobre 2020.

[3] Cass., sent. n. 13315 del 31 marzo 2011.

Autore immagine: Canva.com


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