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Il Mes tiene in bilico il Governo

21 Ottobre 2020 | Autore:
Il Mes tiene in bilico il Governo

Italia Viva lancia l’iniziativa «Mes subito», a cui aderiscono anche alcuni Pd e Fi. Democratici e renziani spingono: la resa dei conti dopo metà novembre.

Si chiama «Mes subito». È un intergruppo parlamentare creato da un paio di deputati di Italia Viva, a cui aderiscono anche molti big del Pd e qualcuno dell’opposizione, che si insedierà oggi a Montecitorio ed il cui nome ricorda quell’altra espressione, «Santo subito», con la quale una volta si chiedeva per acclamazione popolare di elevare qualche buonanima agli onori degli altari.

Probabilmente, è questo lo scopo finale di Camillo D’Alessandro e Vito De Filippo, i due deputati renziani che hanno fondato l’intergruppo: elevare agli onori degli altari il Mes, in modo che possa essere proclamato senza indugi e senza lungaggini se non santo, sì almeno quello strumento a cui intercedere per aiutare la sanità italiana.

«Mes subito», continua a chiedere la parte della maggioranza che non vorrebbe perdere i soldi del Fondo Salva Stati. Soprattutto in un momento in cui si cercano delle risorse ovunque per far fronte ad un’emergenza tutt’altro che finita. Quella parte di maggioranza, rappresentata da Italia Viva e dal Partito Democratico, che sta tenendo in piedi il Governo Conte II a denti stretti e che, prima o poi, potrebbe perdere la pazienza.

I segnali di quanto il Mes sta tenendo in bilico il Governo non mancano. Da una parte, Matteo Renzi parla nella sua ultima e-news senza peli nella lingua: rifiutare quei soldi «è un errore politico e un danno per gli italiani». Questo sarà, senz’altro, uno degli argomenti clou dell’assemblea nazionale del partito, convocata per il 7 novembre. Occasione in cui si capirà quanto e fino a quando i renziani saranno disposti ad essere la quarta gamba del tavolo. A proposito di tavoli: Renzi continua a chiedere con insistenza quello politico perché, a suo avviso, occorre «fare chiarezza fare chiarezza sulle tante partite ancora aperte e a condividere il percorso per arrivare al 2023 con una visione». Come a dire: Mes sì, ma non solo.

Poi, c’è anche il Pd, dove cresce l’irritazione non solo per il Mes ma anche perché Giuseppe Conte ha voluto e firmato un Dpcm anti-Covid più morbido di quanto avrebbero voluto i dem, soprattutto Dario Franceschini, e perché un uomo chiave del Pd nel Governo come Roberto Gualtieri si è smarcato dalla linea del partito avvicinandosi «fin troppo» a quella di Conte. Il ministro dell’Economia, infatti, viene accusato dai suoi di avere cambiato idea sul Mes e di essersi allineato con il premier. La sintesi del «Pd-pensiero» la si trova in due battute. Una del vicesegretario Andrea Orlando: ««Il Mes è uno strumento pensato per rimodulare le distorsioni del sistema sanitario nazionale e va valutato senza pregiudizi ideologici. Se non si ritiene praticabile questa strada o se ne preferiscono altre bisogna dire quali sono». L’altra del capogruppo al Senato, Andrea Marcucci: «Conte non divaghi e trovi forme e modi di un esame parlamentare serio e approfondito».

Per ora, Conte si sente discretamente al sicuro grazie alla protezione compatta del Movimento 5 Stelle. Ma prima o poi dovrà convocare quel tavolo politico per discutere di Mes e non solo. A quanto pare, il vertice non si terrà prima di metà novembre, cioè dopo che si saranno conclusi gli Stati generali del M5S, convocati online per il 14 e il 15 del mese prossimo. Prima di Natale, ben prima, si capirà se ci sarà la resa dei conti o la resa di Conte.



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