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Invalidità permanente e temporanea: quale risarcimento?

21 Ottobre 2020 | Autore:
Invalidità permanente e temporanea: quale risarcimento?

Danno biologico durante il decorso della malattia e dopo la stabilizzazione delle condizioni invalidanti: come si risarcisce?

Se il dipendente subisce dei danni a causa di un infortunio sul lavoro, o di una malattia professionale, l’Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro e malattie professionali), a seconda dei casi, è tenuta a corrispondere diverse prestazioni, tra le quali la rendita diretta per inabilità permanente, la rendita per inabilità temporanea assoluta e l’indennizzo per danno biologico.

In particolare, la rendita per inabilità temporanea spetta se, a causa dell’infortunio o della malattia, il lavoratore non ha la possibilità di svolgere la propria attività, ma solo provvisoriamente, in quanto le condizioni invalidanti non risultano ancora stabilizzate.

All’esito del periodo di inabilità temporanea, se la menomazione si consolida, può successivamente essere erogata la rendita per inabilità temporanea assoluta. L’indennizzo per danno biologico può invece essere corrisposto sia in relazione al danno temporaneo che a quello permanente.

Ci si domanda, allora, come debba essere liquidato il risarcimento del danno, nell’ipotesi in cui a un periodo d’inabilità temporanea segua il riconoscimento dell’inabilità permanente, allo stabilizzarsi delle condizioni di salute: per invalidità permanente e temporanea quale risarcimento?

Alla questione ha risposto la Cassazione, con una nuova sentenza [1] che, pur non riguardando direttamente l’istituto assicuratore, chiarisce i concetti di inabilità permanente e temporanea, nonché i criteri di liquidazione del danno biologico.

Fare chiarezza in materia è importante, in quanto confondere gli stati invalidanti comporta il rischio di duplicare il risarcimento del danno.

Quanto affermato dalla Cassazione ha peraltro rilevanza in merito alle prestazioni riconosciute dall’Inail in caso di inabilità conseguente a un infortunio sul lavoro o a una malattia professionale.

Inabilità temporanea

Il lavoratore è temporaneamente inabile ogni qualvolta non possa svolgere la propria attività a causa delle proprie condizioni di salute, ma queste condizioni non risultino ancora stabilizzate.

L’inabilità, per la precisione, consiste nella riduzione della capacità lavorativa, che può essere sia temporanea, se lo stato invalidante è provvisorio, che permanente.

L’Inail, in caso di infortunio sul lavoro, liquida al lavoratore una rendita per inabilità temporanea assoluta, a decorrere dal 4° giorno successivo a quello in cui si è verificato lo stato invalidante: l’indennità è dovuta per tutti i giorni compresi nel periodo di inabilità, compresi i festivi; deve essere corrisposta fino a quando dura l’inabilità assoluta (che impedisca totalmente e di fatto all’infortunato di fornire la propria prestazione).

Inabilità permanente

L’inabilità permanente consiste invece nella riduzione non provvisoria della capacità lavorativa, che può essere valutata una volta stabilizzate le condizioni di salute del lavoratore.

L’inabilità permanente può essere:

  • assoluta, se il dipendente perde completamente e per tutta la vita l’attitudine al lavoro;
  • parziale, se la capacità lavorativa, pur diminuendo per tutta la vita, si perde soltanto in parte.

L’Inail, corrisposta se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10%, eroga una rendita per inabilità permanente, rapportata al grado di inabilità; la rendita viene corrisposta a partire dalla cessazione dell’indennità di inabilità temporanea assoluta. In certi casi è comunque corrisposta direttamente l’indennità permanente, quando l’Inail è in grado di determinare da subito il grado di invalidità definitivo: in questo caso viene liquidata una rendita provvisoria, che successivamente è sostituita dalla rendita definitiva.

Danno biologico

Il danno biologico coincide con la menomazione all’integrità psico-fisica dell’assicurato, che si riflette su tutte le sue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica, inscindibile dalle altre.

L’Inail, in caso di danno biologico verificatosi a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, liquida un indennizzo, che è corrisposto in forma di rendita se il grado di invalidità è pari o superiore al 16% ed in capitale se fra il 6 ed il 15%. L’importo dipende dall’entità del danno e dall’età dell’infortunato, ed è stabilito da apposite tabelle dell’Inail.

Risarcimento del danno biologico per inabilità temporanea e permanente

Come chiarito dalla Cassazione [1], il danno biologico può verificarsi sia in relazione all’invalidità permanente che a quella temporanea.

Bisogna però considerare che l’invalidità permanente sorge soltanto al termine del periodo di riduzione provvisoria della capacità lavorativa, cioè quando finisce il periodo di inabilità temporanea: come osservato in relazione alle prestazioni Inail, l’istituto liquida difatti due indennità differenti in relazione ai due diversi stati invalidanti.

L’inabilità temporanea, precisamente, coincide con il periodo di tempo necessario alle cure per riportare in salute il paziente oppure per arrivare alla definitiva stabilizzazione delle condizioni invalidanti. Durante il periodo di invalidità temporanea, l’interessato risulta incapace di svolgere qualsiasi attività, se l’inabilità è totale, o soltanto alcune mansioni, quando risulta parziale.

L’invalidità permanente, invece, costituisce uno stato di menomazione non reversibile, che si consolida soltanto una volta stabilizzate le condizioni di salute. In caso di malattia, ad esempio, non può sussistere prima che la patologia cessi. Questo stato, dunque, sussiste solo se, dopo le cure, il danneggiato non ha riacquistato la completa validità, ma si sono stabilizzati i postumi.

Il danno biologico, pur potendosi riscontrare sia in merito all’inabilità temporanea che a quella permanente, non può essere liquidato contemporaneamente, con sovrapposizione delle voci.

In altri termini, si può liquidare il danno biologico permanente soltanto dalla cessazione di quello temporaneo: secondo la Cassazione [1], la contemporanea liquidazione delle due voci dà luogo a un’inammissibile duplicazione nel risarcimento.


note

[1] Cass. sent. 22858/2020.


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