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Nuova relazione dell’ex coniuge: quanto influisce sul mantenimento?

21 Ottobre 2020
Nuova relazione dell’ex coniuge: quanto influisce sul mantenimento?

Gli alimenti all’ex moglie non sono più dovuti non appena questa inizia una relazione stabile e duratura, anche se non basata sulla convivenza. Non rilevano invece le frequentazioni occasionali. 

L’assegno di mantenimento all’ex coniuge viene meno nel momento in cui questi inizia una nuova relazione basata sui presupposti della «stabilità» e «continuità». Cosa significa tutto ciò nella pratica? Che non basta vedersi con un’altra persona, andare a cena insieme ed uscire quotidianamente. È necessario che i due abbiano intrapreso un «percorso di vita comune», tipico di una «famiglia di fatto».

Questo concetto non è di facile individuazione: innanzitutto perché la Cassazione, nel chiarire ciò, non ha fornito ulteriori indici ed elementi identificativi (dopo quanto tempo una relazione può dirsi stabile? È necessaria la convivenza tra i due partner oppure è possibile parlare di «relazione stabile» anche tra due persone che continuano ad avere una residenza diversa?). In secondo luogo perché la prova della stabile relazione dell’ex coniuge può sfuggire a chi è completamente estraneo alla vita altrui e non è chiaramente al corrente delle relative dinamiche. Di qui una serie di domande: come si dimostra la stabile convivenza? E soprattutto: quanto influisce la nuova relazione dell’ex coniuge sul mantenimento?

Ancora una volta la questione è finita sui banchi della Cassazione. Con una recente ordinanza [1] la Suprema Corte ha annullato la condanna, inflitta dalla Corte di Appello di Reggio Calabria nei confronti di un uomo, a versare gli alimenti alla precedente moglie che, nel frattempo, aveva intrapreso una nuova relazione. 

Cerchiamo di fare il punto della situazione su tale interessante argomento.

Nuova relazione: quando fa perdere l’assegno di mantenimento?

Non spetta più l’assegno di mantenimento – sicché andrà revocato per intero e non semplicemente ridotto – nei confronti dell‘ex moglie che abbia instaurato una nuova relazione con il nuovo compagno quando caratterizzata dai requisiti di stabilità e continuità.

Il tribunale di Como [2] ha detto che, qualora, in sede di divorzio, emerga che il coniuge abbia intrapreso una nuova relazione, anche se la stessa non abbia comportato la stabile convivenza con il nuovo partner e si sia, in una fase successiva, conclusa, deve rilevarsi il venir meno del presupposto necessario per il riconoscimento dell’assegno di mantenimento: la formazione di una famiglia di fatto costituisce espressione di una scelta di vita esistenziale e consapevole, con assunzione del rischio della cessazione del rapporto. In buona sostanza, anche qualora la nuova relazione dovesse naufragare dopo poco, non è più possibile  bussare alla porta dell’ex coniuge per ottenere, di nuovo, l’assegno di mantenimento. Assegno che, una volta cessato, non rivive più.

Lo stesso principio è stato sancito dal tribunale di La Spezia [3]: non è necessaria la coabitazione tra l’ex moglie e il nuovo compagno per giustificare la revoca dell’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento a carico dell’ex marito.

Se è vero dunque che la convivenza non è condizione necessaria per parlare di «nuova relazione stabile» su quali basi si può giudicare la sua sussistenza? 

Si deve trattare innanzitutto di elementi esterni, di comportamenti cioè percepibili anche dai terzi, non rilevando invece le intenzioni o gli accordi interni alle parti.

Ciò che rileva quindi non è tanto l’elemento della coabitazione ma l’esistenza di una stabile e consolidata relazione affettiva con un/a nuovo/a compagno/a. Relazione che può essere dimostrata anche “registrando” le abitudini di vita dei due nuovi partner, che magari si presentano alla gente come “il compagno” o “la compagna”, si mostrano per strada in atteggiamenti di confidenza e, nello stesso tempo, hanno adottato gli stili di vita tipici di una famiglia di fatto (mangiare e dormire insieme, rispetto della fedeltà e dell’assistenza materiale, ecc.). 

Solo quindi la nuova relazione stabile e non quella occasionale fa perdere il diritto all’assegno di mantenimento. 

L’assegno di mantenimento non è dovuto all’ex coniuge che ha una nuova relazione

Il principio è ormai chiaro: l’instaurazione da parte del coniuge divorziato (o anche di quello separato) di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivemmo matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non viene semplicemente sospeso, ma cessa per sempre. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto – tutelata dall’articolo 2 della Costituzione come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge fa personalità dell’individuo – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo.


note

[1] Cass. ord. n. 22604/20 del 16.10.2020.

[2] Trib. Como, sent. del 12.04.2018.

[3] Trib. La Spezia, sent. n. 2133/2016.

[4] Cass. sent. n. 225/2016.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 15 settembre – 16 ottobre 2020, n. 22604

Presidente Scaldaferri – Relatore Parisi

Ragioni della decisione

1. La Corte d’appello di Reggio Calabria, con sentenza n. 269/2018 depositata il 26-4-2018, in parziale accoglimento dell’appello principale proposto da I.G. e in parziale riforma della sentenza impugnata, ha posto a carico di S.D. l’obbligo di corrispondere alla I. , ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, un assegno mensile di Euro 400, da corrispondersi entro i primi cinque giorni di ogni mese e annualmente rivalutabile secondo gli indici Istat. La Corte territoriale ha inoltre dichiarato inammissibile l’appello incidentale di S.D. , diretto ad ottenere la revoca dell’assegnazione della casa coniugale alla I. , ed ha compensato integralmente tra le parti le spese di lite del doppio grado.

2. Avverso detta sentenza S.D. propone ricorso per cassazione affidato a due motivi, a cui resiste con controricorso la I. , proponendo ricorso incidentale affidato ad un solo motivo. La controricorrente ha depositato memoria illustrativa.

3. Con il primo motivo di ricorso principale il ricorrente lamenta la “Violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”. Denuncia l’assenza o apparenza, nonché l’illogicità e contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata, per avere la Corte territoriale, pur esaminando lo stesso materiale probatorio del Tribunale, espresso un convincimento opposto, in ordine alla sussistenza dei connotati di stabilità e continuità della convivenza more uxorio tra l’ex moglie e il sig. M. , senza spiegarne le ragioni fattuali e giuridiche e operando mero e apodittico richiamo alla giurisprudenza di questa Corte in tema di rilevanza della cd. famiglia di fatto.

3.1. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la “Violazione o falsa applicazione dell’art. 2 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”. Lamenta che la Corte territoriale abbia errato nel qualificare la fattispecie giuridica della famiglia di fatto, richiama la giurisprudenza di questa Corte sul tema e deduce che i presupposti fattuali accertati dai Giudici di merito erano da ritenersi sufficienti ad integrare le connotazioni di stabilità e continuità caratterizzanti la famiglia di fatto. Richiama le risultanze probatorie e soprattutto la testimonianza del sig. M. , con cui la I. aveva instaurato la relazione sentimentale, dalla quale era emersa l’assunzione, da parte di questi ultimi, di impegni reciproci di assistenza morale e materiale.

4. Con unico articolato motivo di ricorso incidentale la controricorrente censura la sentenza impugnata per errore di diritto, avendo la Corte d’appello ritenuto di ripristinare l’assegno di mantenimento in suo favore nell’importo di Euro400, in luogo di quello di Euro 700 stabilito nella sentenza di separazione. Deduce la controricorrente di non avere alcun reddito ed inoltre non era stata dimostrata dall’ex marito la stabilità e continuità della sua relazione con l’altro uomo, nè la condivisione delle spese con quest’ultimo. L’esiguità del suddetto importo, ad avviso della controricorrente, non le consente di far fronte neppure all’acquisto di beni di prima necessità.

5. Il primo motivo di ricorso principale è fondato.

5.1. Ricorre, nella specie, il vizio di motivazione denunciato con riferimento all’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, ed all’art. 111 Cost., che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, sussiste quando la pronuncia riveli una obiettiva carenza nella indicazione del criterio logico che ha condotto il giudice alla formazione del proprio convincimento.

La Corte d’appello, dopo aver richiamato la giurisprudenza di questa Corte in tema di famiglia di fatto, ha dato atto che era stato provato il rapporto sentimentale pluriennale e consolidato tra la I. e il sig. M. , pure caratterizzato da ufficialità, nonché fondato sulla quotidiana frequentazione con periodi più o meno lunghi di piena ed effettiva convivenza, così ricostruendo la vicenda fattuale di rilevanza in modo conforme a quanto accertato dal Tribunale, secondo cui i suddetti fatti integravano in concreto la fattispecie della cd. famiglia di fatto. La Corte territoriale ha, invece, ritenuto che quella relazione non potesse “per ciò solo dirsi connotata da quei caratteri di continuità e stabilità che probabilmente rappresenterebbero il primo stadio necessario, ma- come detto- nemmeno sufficiente, per ipotizzare la creazione tra gli stessi di quella nuova famiglia di fatto secondo il valore ed il significato attribuiti al concetto dalla migliore giurisprudenza sopra detta” (pag. n. 6 della sentenza impugnata).

Il suddetto percorso argomentativo, che è l’unico esplicitato nella sentenza impugnata a fondamento della mancata condivisione dell’opposta conclusione a cui era pervenuto il Giudice di primo grado, non consente di individuare in che modo e su quali basi si sia formato il convincimento della Corte d’appello, in assenza di richiami ad elementi fattuali idonei a giustificare le ragioni della ritenuta assenza di continuità e stabilità della relazione sentimentale, pur ricostruita dalla stessa Corte territoriale, in base all’istruttoria espletata in primo grado, come pluriennale, consolidata, ufficializzata, di quotidiana frequentazione e caratterizzata da periodi più o meno lunghi di piena ed effettiva convivenza.

Neppure consente di rendere percepibile il ragionamento seguito l’apodittico riferimento al concetto di famiglia di fatto in base alla giurisprudenza di questa Corte, in mancanza di ulteriori adeguate indicazioni fattuali rispetto a quelle di cui si è detto.

A ciò si aggiunga il profilo di contraddittorietà che si rinviene nel successivo passaggio motivazionale della sentenza impugnata, concernente la quantificazione del contributo di mantenimento (pag. n. 8 sentenza), nella parte in cui è affermato che “la I. ha pure dato vita ad una nuova stabile e consolidata relazione affettiva con un nuovo compagno”. All’evidenza detto ultimo assunto si pone in irriducibile contrasto con quello precedente di cui si è detto, con il quale era stata, invece, esclusa la sussistenza, nel caso concreto, delle connotazioni di stabilità e continuità di quella relazione. Ricorre, pertanto, nella specie l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, il vizio risulta dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali, e la motivazione non raggiunge il “minimo costituzionale” (cfr. Cass. S.U. n. 8053/2014 e successive conformi).

6. In conclusione, va accolto il primo motivo di ricorso principale, restando assorbiti sia il secondo motivo di ricorso principale, sia il motivo di ricorso incidentale, la sentenza impugnata va cassata nei limiti del motivo accolto e la causa è rinviata alla Corte d’appello di Reggio Calabria, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese di lite del giudizio di legittimità.

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso principale, dichiarati assorbiti il secondo motivo di ricorso principale e il motivo di ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata nei limiti del motivo accolto e rinvia la causa alla Corte d’appello di Reggio Calabria, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, art. 52.

 


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