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Fideiussione per rimborso Iva

23 Dicembre 2020 | Autore:
Fideiussione per rimborso Iva

Quando la garanzia è necessaria per ricevere il rimborso fiscale e come ottenere la restituzione delle spese anticipate dal contribuente per stipulare la polizza.

Sei andato a credito di Iva ed hai richiesto il rimborso, ma hai scoperto che è necessaria una garanzia: l’Agenzia delle Entrate ti chiede una fideiussione, per cautelarsi nel caso in cui l’importo erogato risultasse non dovuto. Questa polizza, però, ha un costo, che dovrai sopportare tu quando la stipulerai presso una banca o un’assicurazione. Dovrai anticipare queste spese prima di ricevere il rimborso.

L’ammontare dipende sia dall’importo garantito sia dalla durata; e in questo caso il periodo è piuttosto lungo perché deve coprire alcuni anni successivi, durante i quali il Fisco potrà eseguire gli accertamenti sul tuo rimborso, anche se nel frattempo te lo ha già erogato.

Esaminiamo quindi quali sono i requisiti e le condizioni della fideiussione per rimborso Iva: scoprirai che in molti casi non è necessaria e che è possibile anche ottenere la restituzione da parte dell’Amministrazione finanziaria delle spese sostenute per il contratto.

Fideiussione: cos’è e a cosa serve

La fideiussione è un contratto con cui un soggetto, il fideiussore, garantisce l’adempimento di una tua obbligazione verso il creditore e si impegna personalmente ad estinguere il debito nel caso in cui tu non provvederai a farlo [1].

Di solito, la fideiussione è di tipo solidale [2], vale a dire che il creditore potrà chiedere il pagamento al creditore o direttamente al fideiussore. Esiste anche la fideiussione omnibus, che impegna il fideiussore a garantire il pagamento di tutti i debiti presenti e futuri che il debitore ha assunto o assumerà verso il creditore.

Lo scopo della fideiussione è quello di garantire meglio il creditore, che sarà tutelato dall’aggiunta della responsabilità del fideiussore a quella del debitore. Così le possibilità concrete di ottenere l’adempimento risultano rafforzate, specialmente se il soggetto che presta la fideiussione è patrimonialmente solido, come una banca o un’impresa di assicurazione.

Questa garanzia accessoria nella pratica è spesso richiesta come condizione necessaria, ad esempio per l’accensione di mutui, per le gare d’appalto e per ottenere i rimborsi fiscali richiesti.

Fideiussione per rimborso Iva: quando è necessaria

Per ottenere un rimborso Iva dall’Amministrazione finanziaria la fideiussione è indispensabile quando l’importo richiesto è superiore a 30mila euro, ma in alternativa il richiedente può presentare all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione annuale o un’istanza trimestrale munita di visto di conformità ed una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti la sussistenza dei requisiti patrimoniali richiesti dalla norma [3].

Ma la fideiussione è obbligatoria – e dunque non ammette le suddette alternative – in presenza di “situazioni di rischio” che si verificano quando il contribuente richiedente:

  • esercita attività di impresa da meno di 2 anni, ad esclusione delle start up innovative;
  • presenta la dichiarazione o l’istanza priva del visto di conformità, o non presenta la dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio;
  • chiede il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività;
  • ha ricevuto avvisi di accertamento o di rettifica, nei 2 anni precedenti la richiesta di rimborso, che evidenziano «significativi scostamenti» tra l’accertato ed il dichiarato.

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto un modello di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per il rimborso dell’Iva [4] scaricabile dal sito ufficiale.

Il rimborso delle spese di fideiussione

La legge [5] stabilisce che «l’amministrazione finanziaria è tenuta a rimborsare il costo delle fideiussioni che il contribuente ha dovuto richiedere per ottenere la sospensione del pagamento o la rateizzazione o il rimborso dei tributi» e precisa che «il rimborso va effettuato quando sia stato definitivamente accertato che l’imposta non era dovuta o era dovuta in misura minore rispetto a quella accertata».

Di recente, la Corte di Cassazione [6] ha precisato che «tale norma comprende i costi di tutte le fideiussioni che il contribuente ha richiesto» poiché l’espressione utilizzata dalla legge («ha dovuto richiedere») si riferisce ai casi in cui la richiesta di fideiussione rappresenta non un obbligo, ma un onere necessario per lo scopo perseguito: ottenere la sospensione del pagamento dei tributi, la rateizzazione o, appunto, il rimborso.

Perciò – afferma la sentenza – «il diritto al rimborso degli oneri fideiussori si estende anche ai casi in cui la garanzia è rilasciata per la restituzione del credito di imposta rimborsato dall’Amministrazione finanziaria per l’eventualità che, all’esito dell’attività di accertamento dell’ufficio, dovesse emergere l’insussistenza del credito medesimo».

Così il diritto alla restituzione delle spese di fideiussione anticipate dal contribuente sorgerà nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate avrà espressamente riconosciuto il credito d’imposta spettante, oppure quando siano spirati i termini in favore dell’Amministrazione finanziaria per l’accertamento dell’imposta rimborsata.


note

[1] Art. 1936 Cod. civ.

[2] Art. 1944 Cod. civ.

[3] Art. 38 bis del D.P.R. n.633/1972, come modificato dall’art. 7 quater, comma 32, D.L. n. 193/2016, convertito, con modificazioni, in Legge n. 225 del 1° dicembre 2016.

[4] Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 26 giugno 2015 e Circolare n.32/E del 2014.

[5] Art. 8, comma 4, Legge n.212/2000.

[6] Cass. sent. n. 22720 del 20 ottobre 2020.


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