Covid: dove si rischia di più

21 Ottobre 2020
Covid: dove si rischia di più

Da una ricerca dei Centers of Disease Control americani l’allarme sui locali e la movida.

Ci sono luoghi dove la probabilità di contrarre il Coronavirus è più alta e a questo si poteva ovviamente arrivare per logica. Quello che mancava era uno studio che decidesse di concentrarsi specificamente sul tema. Lo hanno fatto i Centers of Disease Control americani, organismo di controllo della sanità pubblica degli Stati Uniti.

Il mese scorso hanno pubblicato sul proprio sito una loro ricerca che aveva come oggetto le abitudini dei positivi al Covid negli Usa. I dati non fanno propriamente un favore ai ristoranti che, peraltro, hanno vissuto mesi difficili e hanno appena subito, in Italia, una pesante limitazione oraria con l’ultimo Dpcm.

Gli autori dello studio americano hanno messo a confronto le abitudini di 154 contagiati e di altrettante persone negative al Coronavirus; il campione era composto da cittadini statunitensi. Dai risultati della loro analisi emerge come i positivi abbiano avuto una più intensa vita sociale rispetto ai negativi, avendo almeno il doppio delle probabilità in più di essere stati in un bar o in un ristorante nei 14 giorni precedenti il contagio. Questo per un motivo molto semplice: al ristorante o al bar non si indossa, né si può per forza di cose, indossare la mascherina, dal momento che si consumano cibi o bevande.

Gli studiosi, quindi, li mettono al primo posto tra i luoghi dove si possa rischiare di prendere il virus, a differenza di altre attività al chiuso dove si indossano per tutto il tempo protezioni per il viso.

Secondo luogo a rischio, stando alla ricerca, le cerimonie religiose e le palestre. Ciò sempre in rapporto ai posti frequentati dai positivi che hanno partecipato al sondaggio. Dal campione risulta, per esempio, che, tra coloro che erano stati in chiesa o in altri luoghi di culto, i positivi sono stati il doppio dei negativi. Per quanto attiene invece alle palestre, in tal caso, il rapporto risulterebbe poco più alto di uno e mezzo. Subito dopo, come potenziale pericolosità, le cene a casa di parenti e amici e, infine, ufficio, parrucchiere, i mezzi pubblici e la spesa.

A New York, al momento, i locali si stanno organizzando con aperture e chiusure zona per zona, a seconda di quanto è diffusa la circolazione del virus. La ricerca, per quanto riguarda i ristoranti, non fa distinzioni tra locali al chiuso o all’aperto. Certo, all’esterno si è più al sicuro ed è per questo che molti si stanno dotando di tavoli all’aperto, con riscaldamento. Vista la crisi del settore, i ristoratori possono applicare la cosiddetta «tassa Covid»: un sovrapprezzo del 10%.

In Wisconsin, dove i contagi sono cresciuti esponenzialmente, la capienza dei locali al chiuso è stata ridotta del 25%, misura contro la quale si sono scagliati gli operatori del settore, che rischia di essere messo in ginocchio dalla pandemia.

In Italia, oltre al Dpcm che ha imposto la chiusura a mezzanotte di bar e ristoranti, Regioni come la Campania e la Lombardia hanno deciso di adottare il coprifuoco. Ciò sempre al fine di contrastare gli assembramenti della movida. A Napoli e Milano e su tutto il territorio regionale, dunque, bar e ristoranti chiuderanno ancora prima, dal momento che i clienti dovranno stare a casa dalle 23 e fino alle 5 del mattino (per approfondire: Covid: le chiusure decise dalle Regioni; Covid: cosa cambia con il coprifuoco).



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