Violenza sessuale: basta filmare lo stupro

21 Ottobre 2020 | Autore:
Violenza sessuale: basta filmare lo stupro

Chi non prende parte materialmente agli abusi può essere accusato dello stesso reato dei violentatori se è presente e riprende la scena.

Si può essere incriminati per violenza sessuale di gruppo anche laddove non la si commetta in prima persona. In particolare, per la giurisprudenza, chi riprende abusi sessuali con una telecamera o uno smartphone è come se stesse partecipando concretamente allo stupro. Lo ha detto la Corte di Cassazione, terza sezione penale, in una sentenza pubblicata oggi [1].

I giudici si pronunciavano sul caso di un ragazzo di 15 anni, detenuto in un istituto minorile per sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo. Secondo il suo avvocato, il giovane non aveva avuto un ruolo attivo: la sua sarebbe stata, piuttosto, secondo la difesa, una «presenza inerte». La Suprema Corte, però, non la vede in questo modo.

Il 15enne, infatti, si trovava sul luogo in cui si è consumata la violenza e ha filmato gli abusi. Non solo: avrebbe anche toccato il seno della vittima, nei terribili momenti in cui veniva violentata dal branco. Non si può trattare, quindi, come ha sostenuto l’avvocato del ragazzo, di una «connivenza non punibile», perché il 15enne ha dato un suo contributo all’atto violento.

Il video da lui girato sarebbe comunque bastato anche da solo, senza palpeggiamenti, come atto di adesione allo stupro, dal momento che filmare una violenza rientra nella violazione della libertà sessuale della vittima che, oltre alla lesione dello stupro, subirebbe anche quella di una circolazione delle immagini.

La violenza sessuale di gruppo è più grave di quella commessa dal singolo e prevede pene più pesanti per chi si macchia di tale reato proprio perché si presume che la vittima sia ancor più intimidita dalla presenza di più aggressori simultaneamente. Laddove il ragazzo fosse stato presente e unicamente spettatore non sarebbe stato punibile, spiegano gli Ermellini. Nel caso in questione, però, la Cassazione ritiene che il 15enne sia comunque intervenuto a rafforzare i propositi criminali degli stupratori, facendoli sentire spalleggiati e fornendo loro un supporto.

Il presupposto di base per contestare questo tipo di reato è che gli appartenenti al branco abbiano dato ognuno il proprio contributo, morale o materiale, e quindi anche di natura diversa rispetto alla diretta partecipazione alla violenza. Filmare abusi sessuali, in definitiva, è considerato un altro modo di prendere parte a uno stupro di gruppo.


note

[1] Cass. pen. sez. III n. 29096/20, pubblicata il 21/10/2020.


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