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È un obbligo mantenere i figli?

21 Dicembre 2020
È un obbligo mantenere i figli?

Ciascun genitore deve occuparsi del mantenimento dei figli fin quando gli stessi non siano in grado di provvedere a sé stessi.

Quando si diventa genitori è necessario assumersi delle responsabilità, come quella di provvedere ai figli dal punto di vista economico, sostenerli moralmente durante la crescita, educarli e dar loro tutto l’affetto di cui si è capaci. Ma quindi è un obbligo mantenere i figli? Ebbene sì. Spesso, però, si pensa erroneamente che questo dovere perdura fino alla maggiore età della prole. Niente di più sbagliato. Numerose pronunce giurisprudenziali, infatti, ritengono che i genitori, anche se separati o divorziati, sono tenuti a provvedere ai figli maggiorenni che non abbiano ancora raggiunto l’autosufficienza economica. Questi ultimi, dal canto loro, non possono di certo vivere sulle spalle di mamma e papà per sempre. Pertanto, a parere della Cassazione, devono attivarsi per ricercare un impiego che consenta loro di percepire uno stipendio per vivere dignitosamente, anche se non è il lavoro a cui aspirano. Insomma, basta con i bamboccioni mantenuti ad oltranza. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione in questo articolo.

È un obbligo mantenere i figli?

Partiamo subito col dire che i figli devono essere mantenuti fin dal momento della loro nascita. Si tratta di un obbligo che riguarda tutti i genitori (sposati, conviventi, separati o divorziati) e sussiste fino a quando la prole non raggiunge l’indipendenza economica.

L’obbligo di mantenimento comprende sia le spese ordinarie (vitto, alloggio, vestiario, trasporti, ecc.) sia le spese straordinarie (viaggi, studio, visite mediche, lezioni private, ecc.).

Cosa succede se un genitore si rifiuta di mantenere il figlio? Per rispondere alla domanda ti faccio un esempio pratico.

Tizio e Caia si sono separati. All’udienza, il giudice ha stabilito che Tizio deve corrispondere al figlio Mevio di 10 anni un assegno mensile di 300 euro. Tuttavia, il padre si sottrae al suo obbligo e non corrisponde alcunché.

Ebbene, nell’esempio riportato, Tizio commette il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [1] punito dal Codice penale con la multa da 103 euro a 1.032 euro e la reclusione fino ad un anno. Ma non è tutto, la sentenza che stabilisce l’obbligo di Tizio a corrispondere al figlio Mevio il mantenimento mensile rappresenta un titolo esecutivo. In altri termini, Caia potrà notificare all’ex marito un atto di precetto per intimargli a pagare quanto dovuto, altrimenti procederà con il pignoramento.

I genitori devono mantenere i figli maggiorenni?

Se il figlio, una volta compiuti i 18 anni, non ha ancora un lavoro che gli consenta di vivere autonomamente, allora i genitori sono tenuti a corrispondergli il mantenimento a condizione che il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica non derivi dalla sua negligenza o dipenda dal comportamento colposo del figlio stesso.

Ti faccio un altro esempio.

Tizio ha 19 anni. Dopo il liceo, decide di non iscriversi all’università e di rimanere a casa dei genitori in attesa di trovare un’occupazione. Tizio, però, è un ragazzo svogliato che passa tutto il tempo in giro con gli amici.

Come puoi notare, l’esempio riporta il classico caso del figlio maggiorenne privo di volontà che pensa di vivere sulle spalle dei genitori. Ebbene, in casi del genere, non esiste alcun obbligo di mantenimento in quanto l’assenza di un’occupazione lavorativa dipende esclusivamente dalla colpevole inerzia del ragazzo.

In ogni caso, secondo la giurisprudenza, oltre i 35 anni di età, il diritto al mantenimento non è più giustificato. Detto in parole più semplici, il figlio bamboccione deve andare a lavorare.

Tuttavia, occorre precisare che i figli godono del mantenimento da parte dei genitori anche nel caso in cui percepiscano uno stipendio ma stanno ancora completando la loro formazione (è il caso, ad esempio, del dottorato di ricerca), svolgano un apprendistato oppure un lavoro precario a tempo determinato.

Attenzione però: anche la formazione non può durare per sempre. Pensa, ad esempio, al figlio che perde tempo all’università senza conseguire la laurea o che partecipa a vari corsi postuniversitari che non aggiungono nulla di più alla sua specializzazione. In buona sostanza, il figlio maggiorenne deve attivarsi nella ricerca di un impiego lavorativo secondo un principio di autoresponsabilità.

Fino a quando occorre mantenere il figlio?

Come già spiegato poc’anzi, i genitori devono provvedere ai figli fin quando gli stessi non si rendano indipendenti dal punto di vista economico.

Il padre e la madre, quindi, si liberano dall’obbligo di mantenere il ragazzo maggiorenne se riescono a dimostrare la sua raggiunta autosufficienza economica grazie ad un lavoro stabile che gli permetta di vivere dignitosamente. Inoltre, il mantenimento deve essere revocato qualora si provi che il mancato raggiungimento dell’indipendenza è dovuto solamente alla negligenza o comunque ad un fatto imputabile al figlio.

Chiaramente, spetterà al giudice valutare le circostanze caso per caso, tenendo conto del percorso formativo intrapreso, della situazione del mercato del lavoro e dell’età del beneficiario.

Infine, va detto che se il figlio, dopo aver abbandonato il posto di lavoro, venga a trovarsi in stato di bisogno, potrà chiedere ed ottenere dai genitori solo gli alimenti (vale a dire vitto e alloggio) ma non il mantenimento.

note

[1] Art. 570 cod.pen.


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