Diritto e Fisco | Articoli

Chi rinuncia alla pausa pranzo ha diritto ai buoni pasto?

22 Ottobre 2020
Chi rinuncia alla pausa pranzo ha diritto ai buoni pasto?

Diritto ai buoni pasto: è diverso il caso di chi, per scelta, salta la pausa pranzo da chi invece lo fa per ragioni di servizio. 

Una recente e interessante pronuncia della Cassazione ha risposto a un quesito che si pone di frequente negli ambienti lavorativi: chi rinuncia alla pausa pranzo ha diritto ai buoni pasto?

Prendiamo il caso di un dipendente che, avendo poco tempo a disposizione nella pausa pranzo, piuttosto che tornare a casa preferisce restare a lavoro per smaltire l’arretrato. Questo comportamento diventa abituale. Alla fine del mese, però, l’azienda non gli eroga i buoni pasto sul presupposto che non vi sia stata alcuna sospensione dal lavoro per fruire del pasto. Ne nasce una contestazione. Chi ha ragione in un caso del genere: il dipendente che esige il corrispondente in denaro per non aver ricevuto i ticket oppure il datore di lavoro? Ecco qual è stata la risposta fornita dai giudici supremi.

Buoni pasto: come funzionano

Come tutti ormai sanno, i buoni pasto sono un servizio sostitutivo della mensa.

I buoni possono essere utilizzati dai lavoratori subordinati sia a tempo pieno che part-time, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pranzo.

Il buono pasto rappresenta una prestazione sostitutiva del servizio di mensa, di regola non incidente su altri elementi retributivi, ed è il documento di legittimazione, anche in forma elettronica. Esso attribuisce al possessore il diritto ad ottenere dagli esercizi convenzionati (con la società emittente i buoni pasto) la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro.

I buoni pasto non sono cedibili o commercializzabili. Possono essere cumulati fino a 8 buoni pasto per volta. Sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale.

Il buono pasto può essere rilasciato sotto forma di card elettronica; è uno strumento che consente al dipendente di fruire del servizio di mensa presso esercizi convenzionati nel solo giorno in cui è svolta la prestazione lavorativa che dà diritto al pasto, tramite una carta elettronica di valore prestabilito. La condizione fondamentale per essere considerata prestazione assimilabile alla mensa aziendale (o sistema di “mensa diffusa”) consiste nel permettere una sola prestazione giornaliera di mensa limitatamente ai giorni di effettiva presenza in servizio e nella fascia oraria prestabilita. Pertanto, la prestazione di mensa eventualmente non fruita nel giorno di maturazione non può essere recuperata nei giorni successivi né, in ogni caso, può essere monetizzata.

L’uso della card è tracciabile, vincolante e non consente usi diversi rispetto alla mera consumazione del pasto in pausa lavorativa.

Buoni pasto: spettano a chi non fa la pausa pranzo?

Veniamo ora alla domanda di partenza: chi rinuncia alla pausa pranzo ha diritto ai buoni pasto?

Secondo la Corte, bisogna distinguere tra l’impiegato che rinuncia alla pausa pranzo per sua volontà da quello che invece lo fa per ragioni di servizio, legate ad esigenze aziendali o della Pubblica Amministrazione. 

Nel primo caso, non c’è alcun diritto al buono pasto; nel secondo, invece, sì.

Con la sentenza in commento, la Corte ha così respinto il ricorso di una dipendente del ministero della Giustizia che si era rivolta al tribunale per avere il corrispondente in denaro non avendo ricevuto i ticket. La Corte di legittimità ricorda che il diritto alla fruizione dei buoni pasto ha natura assistenziale e non retributiva. Ed è finalizzata ad alleviare, in mancanza di un servizio mensa, il disagio di chi è costretto, a causa dell’orario di lavoro a mangiare fuori casa.

In ogni caso, il diritto ai buoni pasto va sempre confrontato con le previsioni del contratto collettivo nazionale di categoria che ne prevede il riconoscimento. 

La regola generale lega comunque la possibilità di ottenere i buoni pasto alla concreta fruizione della pausa pranzo. Se la scelta di saltare il pranzo, magari per uscire prima dal lavoro, è del lavoratore, allora il diritto ai buoni pasto non sussiste più perché il dipendente effettivamente rinuncia, di sua spontanea volontà, a mangiare.  


note

[1] Cass. sent. n. 22985/2020.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube