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Quando la notifica ai familiari, ai conviventi o all’estero è legittima

10 dicembre 2013


Quando la notifica ai familiari, ai conviventi o all’estero è legittima

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 dicembre 2013



Quando non è possibile la notifica al destinatario, è sufficiente la consegna del plico a un familiare purché convivente, al postino o a un vicino.

Non sottovalutate le notifiche! Un intero processo può essere ribaltato perché la consegna di un atto non è stata regolare. Sulla legittimità di tali procedure si sprecano fiumi di sentenze.

La legge fissa, infatti, procedure precise per la consegna ai destinatari degli atti del processo civile. Nessun problema, di norma, si pone quando l’atto viene consegnato direttamente nelle mani dell’interessato. Ma che succede se questi non è presente o reperibile? Il codice di procedura civile [1] prevede la possibilità di affidare il plico ad altre persone.

Le notifiche al destinatario

Se l’atto non può essere consegnato nelle mani proprie del destinatario, l’ufficiale giudiziario si reca nel Comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio.

La notifica ai familiari

E se il destinatario non si trova neanche in tale luogo, l’atto deve essere consegnato a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda.

Se l’atto viene consegnato a un familiare convivente si presume che il destinatario ne sia comunque venuto a conoscenza. In questi casi, la notifica è valida perché la dichiarazione di convivenza fornisce sufficienti garanzie circa l’effettività della consegna. Pertanto non c’è bisogno di inviare al destinatario un ulteriore avviso attraverso l’invio di una raccomandata [2].

Se non è presente neanche un familiare, l’ufficiale può consegnare l’atto al portiere o a un vicino [3]: ma in tal caso il destinatario deve essere informato di ciò con l’invio di una raccomandata.

Nel caso di consegna del plico al familiare convivente, l’ufficiale giudiziario ha l’obbligo di indicare, con precisione, nella relata di notifica (attestazione che redige ogni volta che procede alla notifica di un atto), il luogo di notifica al familiare. Senza tale elemento, il rapporto di convivenza non si può presumere [4] e, quindi, la notifica è nulla.

Per chi risiede all’estero

Nel caso di cittadini italiani che risiedono all’estero, vi sono ulteriori regole speciali.

Se il destinatario residente all’estero ha un domicilio in Italia, è possibile la notifica nel domicilio italiano.

Per esempio: secondo la Cassazione [5], è regolare la notifica fatta presso la sede italiana dell’impresa individuale del cittadino residente all’estero.

Invece, nel caso in cui il destinatario non ha un domicilio in Italia, è necessario effettuare una notifica presso la residenza all’estero. Si tratta di una procedura complessa, rispetto alla quale, la prima cosa da fare è acquisire l’indirizzo dai registri Aire. Ma se i dati anagrafici mancano – magari perché l’interessato non li ha comunicati ai registri – bisognerà effettuare ulteriori ricerche presso l’ufficio consolare­. Se neanche in tal caso risulti il nuovo indirizzo, si dovrà eseguire la procedura prevista dal codice per le persone con residenza, dimora o domicilio sconosciuti [6]: deposito nella casa comunale dell’ultima residenza del destinatario o del luogo di nascita o, se sono ignoti, la consegna al Pm.

In generale, nelle notifiche all’estero, occorre rispettare le forme previste dalle convenzioni internazionali.

Se l’ufficiale giudiziario notifica l’atto ad un familiare convivente con il destinatario, la notifica è valida purché il familiare dichiari che convive con il destinatario. Se sulla relata di notifica manca sia tale dichiarazione che l’indicazione dell’indirizzo di consegna dell’atto, la notifica eseguita nelle mani di un familiare che risiede in un posto diverso da quello del des­tinatario è nulla.

note

[1] Art. 138 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 20651/2013.

[3] Art. 139 cod. proc. civ.

[4] Tar Napoli, sent. n. 1165/2013.

[5] Cass. sent. n. 21896 del 25..09.2013. Infatti, secondo i giudici, nell’ipotesi di destinatario privo di residenza nazionale, ma domiciliato in Italia non trova diretta applicazione l’articolo 139 del Codice di procedura civile, che impone di cercare il destinatario nel Comune di residenza e, solo se questa non è nota, nei Comuni di dimora e di domicilio. Le risultanze anagrafiche hanno, dunque, solo valore presuntivo circa l’abituale effettiva dimora, che è accertabile con ogni mezzo. Nulla vieta, perciò, di valorizzare il domicilio, quale collegamento rilevante del destinatario con il luogo italiano.

[6] Art. 143 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com

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