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Indennità sostitutiva di ferie non godute

22 Ottobre 2020
Indennità sostitutiva di ferie non godute

Come e quando monetizzare le ferie non fruite nel corso dell’anno e quando si perdono. 

Le ferie non godute entro i termini di legge devono, in generale, essere differite ad altro momento. Non si può quindi rinunciare alle ferie annuali previste dalla Costituzione, neanche dietro retribuzione. Si tratta infatti di un diritto “indisponibile” (che non può cioè essere oggetto di trattativa col datore di lavoro). Nel nostro ordinamento, vige infatti il divieto di monetizzazione delle ferie, perché le ferie sono essenziali per il recupero delle energie psicofisiche del dipendente. Se tali regole vengono violate, il datore di lavoro incorre in pesanti sanzioni di carattere amministrativo [1].

Tuttavia, in alcuni casi eccezionali, è possibile compensare le ferie residue con un’apposita indennità sostitutiva. È la cosiddetta indennità sostitutiva di ferie non godute.

Come funziona tale indennità e quando è possibile fruirne? Di tanto parleremo nel corso di questa breve e pratica guida.

Le ferie annuali 

Ogni lavoratore dipendente ha un periodo minimo di ferie di 4 settimane all’anno. Ove possibile, tale periodo deve essere fruito in maniera continuativa [2]. 

La fruizione delle ferie da parte del lavoratore deve avvenire secondo le regole fissate dal relativo contratto collettivo.

In particolare, i contratti collettivi (nazionali, territoriali ed aziendali) possono stabilire una durata minima superiore delle ferie, i criteri di calcolo dei giorni (di calendario o lavorativi) o le regole da seguire in caso di concomitanza dei giorni festivi.

La fruizione delle ferie è un diritto irrinunciabile: qualsiasi patto contrario, sia esso contenuto in un contratto collettivo o in un contratto individuale, è nullo.

Il testo attuale della norma suddivide le ferie in tre periodi:

  • un primo periodo, di almeno 2 settimane, che deve essere fruito in modo ininterrotto nel corso dell’anno di maturazione, se ciò è richiesto dal lavoratore;
  • un secondo periodo, di altre 2 settimane, da fruirsi anche in modo frazionato ma entro 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione, salvi i diversi periodi di differimento (più ampi o ridotti) stabiliti dalla contrattazione collettiva;
  • un eventuale terzo periodo, superiore al minimo legale di 4 settimane, solo se previsto da condizioni contrattuali di miglior favore. Tale periodo potrà essere fruito entro il termine e con le modalità stabilite dal contratto collettivo stesso.

Ferie non godute: che succede?

Come abbiamo anticipato, non si può rinunciare alle ferie. Il periodo di ferie deve essere sempre fruito e retribuito. Le ferie non godute rientranti nel periodo minimo di 4 settimane non possono essere sostituite dall’«indennità sostitutiva di ferie non godute». Le ferie, infatti, sono volte a consentire il recupero delle energie psicofisiche del lavoratore. 

Ma allora quando è possibile monetizzare le ferie e ricevere l’indennità sostitutiva? Solo in due casi: 

  • per i periodi di ferie concesse dal contratto collettivo, ossia quei periodi di ferie ulteriori rispetto al periodo minimo di 4 settimane: per essi non vale il divieto di monetizzazione e, pertanto, possono essere convertiti in indennità sostitutiva;
  • nel caso in cui il rapporto di lavoro venga a cessare. Anche in tale ipotesi è possibile monetizzare le ferie non godute. In questo caso, la monetizzazione delle ferie riguarda sia il periodo minimo previsto dalla legge (4 settimane) che quelle eccedenti. 

Nel caso di rapporto di lavoro a tempo determinato non è possibile indennizzare le ferie non godute attraverso il pagamento mensile di una maggiorazione della retribuzione, in quanto la scelta di pagare in misura fissa e periodica l’indennità sostitutiva vuol dire programmare in via anticipata la mancata fruizione delle ferie e, quindi, la sostituzione delle stesse con la relativa indennità corrisposta mensilmente [3].

Come funziona l’indennità sostitutiva delle ferie

L’indennità sostitutiva delle ferie non godute è considerata retribuzione; pertanto, è soggetta a contribuzione e a tassazione, ed è composta dagli stessi elementi che concorrono a formare la retribuzione feriale che sono individuati dalla contrattazione collettiva e dal contratto individuale. 

Se non riscossa, l’indennità sostitutiva si prescrive in 5 anni. 

Generalmente, sono ricompresi gli elementi base e quelli accessori ricorrenti della retribuzione. Tuttavia, vi è un altro orientamento della Corte di Cassazione che attribuisce a questa indennità un carattere risarcitorio, in quanto è connaturata ad un inadempimento contrattuale del datore di lavoro. Secondo questa tesi, l’indennità si prescrive in 10 anni e non è soggetta all’obbligo della contribuzione. La Corte di Cassazione [4] l’ha definita come: «finalizzata a indennizzare il lavoratore per il danno subito dal mancato riposo delle energie psicofisiche, funzione che pacificamente le ferie assolvono». 


note

[1] Le sanzioni vanno da € 120 a € 720, nella generalità dei casi; da € 480 a € 1.800, se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori o si è verificata in almeno 2 anni; da € 960 a € 5.400, se la violazione si riferisce a più di 10 lavoratori o si è verificata in almeno 4 anni. In tal caso non è ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta.

[2] D.Lgs. 66/2003.

[3] Min. lav., nota 2041/2005

[4] Cass. sent. n. 12580/2003.


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