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L’imposta di successione: cosa c’è da sapere

22 Ottobre 2020 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
L’imposta di successione: cosa c’è da sapere

L’erede, dopo aver presentato la dichiarazione di successione, è in ogni caso soggetto al prelievo tributario?

Quando viene a mancare una persona a noi cara, una volta che si è quantomeno attenuato il momento di commozione e di cordoglio, in particolar modo se la persona defunta è un proprio genitore o addirittura un proprio figlio, occorre pensare immediatamente a porre in essere tutta una serie di adempimenti burocratici e fiscali relativi all’eredità del defunto e all’eventuale pagamento dell’imposta di successione. Vediamo quando si deve pagare l’imposta di successione, quali sono le modalità di calcolo, le esenzioni e quando invece l’erede non è tenuto a versare alcunché allo Stato.

Cos’è la dichiarazione di successione e cosa si rischia se si omette di presentarla

L’eredità comprende sì i beni e i crediti del defunto, ma anche i debiti di quest’ultimo (laddove ci siano). Dunque, il primo passo da compiere per diventare effettivamente eredi è accettare l’eredità. Una volta accettata l’eredità, entro dodici mesi dalla data del decesso si dovrà presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate per determinare le imposte da pagare sui beni e i crediti ricevuti. Si tratta di un adempimento fondamentale perché rappresenta la condizione imprescindibile per poter disporre dell’eredità.

In caso di dichiarazione omessa, si applica una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta liquidata, mentre se la dichiarazione è presentata con un ritardo non superiore a 30 giorni si applica la sanzione amministrativa dal 60% al 120% dell’imposta liquidata.

Che cos’è l’imposta di successione?

L’imposta di successione [1] è l’imposta sul trasferimento dei beni dal defunto agli eredi. L’importo di tale imposta è pari alla differenza tra attivo ereditario – ossia la somma del valore dei beni ricevuti in eredità – e passivo ereditario, ossia i debiti ereditati dal defunto. Sono previste aliquote e franchigie differenziate a seconda del grado di parentela tra la persona defunta e l’erede.

Si applica un’aliquota proporzionale del 4% sul valore dei beni ricevuti se il successore è coniuge o parente in linea retta, ma solo oltre la franchigia individuale di 1 milione di euro. Si applica l’aliquota del 6% quando il successore è parente in linea collaterale (fratello o sorella) oltre il limite di 100mila euro.

Per altri parenti e affini, si applica il 6% senza franchigia, mentre negli altri casi si applica l’aliquota dell’8%, sempre senza franchigia. Per i soggetti portatori di handicap è prevista una franchigia di 1.500.000,00 euro qualsiasi sia il grado di parentela.

Facciamo due esempi.

Se il figlio del defunto eredita un bene immobile che abbia un valore di 250mila euro, non pagherà l’imposta di successione in quanto il valore dell’immobile è inferiore alla franchigia di 1 milione di euro prevista per i parenti in linea retta. Sarà comunque tenuto a presentare la dichiarazione di successione in quanto è obbligatoria se si eredita un bene immobile.

Se la sorella della persona defunta ha ereditato un bene immobile dal valore di 250mila euro, in questo caso dovrà pagare il 6% di 150mila euro (ossia la differenza tra il valore dell’immobile ricevuto in eredità pari a 250mila euro e la franchigia di 100mila euro prevista per i parenti in linea collaterale al di sotto della quale nulla è dovuto), quindi l’imposta di successione dovuta sarà pari a 9mila euro.

Nonostante l’Agenzia delle Entrate sia orientata nel senso che la franchigia debba tener conto anche di quanto ricevuto attraverso donazioni effettuate in vita, la Corte di Cassazione ha in più occasioni escluso la rilevanza del coacervo delle precedenti donazioni, perciò la franchigia sembra dovere essere valutata solo in relazione all’importo del lascito testamentario.

L’imposta di successione, in definitiva, in molti casi di trasferimenti nell’ambito strettamente familiare non si applica o si applica in misura piuttosto mite. Non concorre alla progressività del sistema e questo per certi versi non appare equo soprattutto per i patrimoni di maggiore consistenza.

Se la persona defunta è residente all’estero?

Dal punto di vista territoriale, il parametro essenziale è dato dalla residenza della persona defunta: in caso di morte di un soggetto residente nello Stato italiano, l’imposta è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, anche se all’estero. Invece se alla data dell’apertura della successione la persona defunta è residente all’estero, l’imposta è dovuta soltanto sui beni esistenti in Italia.

Come si paga l’imposta di successione? 

L’erede non paga l’imposta di successione contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione. Infatti, dopo la presentazione della dichiarazione di successione l’Agenzia delle Entrate effettua i controlli e i calcoli necessari ed entro 3 anni procede all’emissione dell’avviso di liquidazione, privo di sanzioni e interessi, con cui richiede il versamento dell’imposta dovuta.

Il pagamento dell’imposta di successione deve essere effettuato entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato l’avviso di liquidazione. Scaduto tale termine si applicano, oltre alle sanzioni, anche gli interessi di mora. Se l’erede ha ricevuto in eredità un immobile, ancor prima di presentare la dichiarazione di successione e quindi pagare l’imposta, deve però procedere all’autoliquidazione dell’imposta ipotecaria (pari al 2% del valore dell’immobile e con un minimo di 200 euro) e dell’imposta catastale (pari all’1% del valore dell’immobile e con un minimo di 200 euro), le quali non beneficiano di alcuna franchigia.

Tornando all’esempio fatto in precedenza, la sorella della persona defunta che ha ereditato un bene immobile dal valore di 250mila euro, dovrà pagare 9mila euro a titolo di imposta di successione, a cui si aggiungono 5mila euro a titolo di imposta ipotecaria (il 2% di 250mila, ossia il valore dell’immobile ereditato) e 2.500,00 euro a titolo di imposta catastale (l’1% di 250mila, ossia il valore dell’immobile ereditato), per un totale pari a 16.500,00 euro (9.000,00 + 5.000,00 + 2.500,00).

L’imposta ipotecaria e l’imposta catastale si pagano tramite il modello F23 prima della presentazione della dichiarazione di successione. I codici tributo da inserire nel modello F23 sono 649T per l’imposta ipotecaria e 737T per l’imposta catastale.

L’imposta di successione è soggetta a prescrizione?

L’Agenzia delle Entrate deve notificare l’avviso di liquidazione con cui richiede il versamento dell’imposta di successione entro il termine di decadenza di tre anni dalla data di presentazione della dichiarazione di successione o della dichiarazione sostitutiva o integrativa [2]. Poi, se l’Agenzia delle Entrate ritiene che la dichiarazione di successione sia incompleta o infedele, procede alla rettifica e alla liquidazione della maggiore imposta, sempre attraverso la notifica dell’avviso di liquidazione entro il termine di decadenza di due anni dal pagamento dell’imposta principale.

L’imposta di successione è dovuta anche se la dichiarazione di successione viene presentata dal contribuente oltre il termine previsto, cioè oltre dodici mesi dalla data del decesso della persona che ha disposto il proprio lascito testamentario.

È possibile rateizzare il versamento dell’imposta di successione?

È possibile pagare l’imposta di successione anche a rate, pagando almeno il 20% dell’importo dovuto entro sessanta giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione mentre la parte restante può essere versata in otto rate trimestrali sulle quali sono dovuti gli interessi calcolati dal primo giorno successivo al pagamento della tranche iniziale. Le rate trimestrali possono arrivare a dodici se l’importo complessivo da pagare supera 20mila euro. Per importi inferiori a 1.000,00 euro invece, la rateazione non è consentita.

In caso di lieve inadempimento si decade dalla rateazione?

Non si decade dal beneficio della rateazione in caso di lieve inadempimento, e cioè in caso di insufficiente versamento della singola rata che non superi il 3% del valore della stessa e, in ogni caso, non sia superiore a 10mila euro, così com’è giustificato il tardivo versamento di un importo che non superi il 20% dell’importo della singola rata non oltre 7 giorni dalla scadenza della rata medesima.

Su una singola rata del valore di 1.000,00 euro, si considera lieve inadempimento versare soltanto 970,00 euro (con un mancato versamento di 30,00 euro, ossia il 3% di 1.000,00 euro).

Se una singola rata dal valore di 1.000,00 euro scade il 31 ottobre, pagare 800,00 euro (quindi il 20% in meno) entro il 7 novembre (quindi entro sette giorni dalla scadenza del 31 ottobre) non comporterà la decadenza dal beneficio della rateazione.

Quali sono i beni esclusi dall’imposta di successione?

Alcuni beni sono esclusi dall’imposta di successione e sono:

  • i titoli di debito pubblico, fra i quali si intendono compresi i Buoni Ordinari del Tesoro, i Certificati di Credito del Tesoro e i Buoni del Tesoro Poliennali;
  • gli altri Titoli di Stato o equiparati, nonché ogni altro bene o diritto, dichiarati esenti dall’imposta da norme di legge;
  • le indennità di fine rapporto di lavoro previste dall’articolo 1751 del Codice civile;
  • i beni culturali sottoposti a vincolo culturale, previsto dalle leggi in materia, anteriormente all’apertura della successione;
  • i crediti verso lo Stato, gli enti pubblici territoriali e gli enti pubblici che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e di assistenza sociale, compresi quelli per il rimborso di imposte o contributi, fino a quando non siano riconosciuti sussistenti con provvedimento o dichiarazione dell’amministrazione debitrice;
  • i crediti contestati giudizialmente alla data di apertura della successione, fino a quando la loro sussistenza non sia riconosciuta con provvedimenti giudiziali o transazione;
  • i crediti ceduti allo Stato entro la data di presentazione della dichiarazione di successione;
  •  i veicoli iscritti nel pubblico registro automobilistico, che sono sottoposti a tassazione separata.

Inoltre, l’imposta di successione non si applica in caso di eredità o legato a favore di discendenti avente ad oggetto aziende o rami di esse, quote sociali e azioni. Nel caso di società di capitali o cooperative o di mutua assicurazione aventi sede in Italia, l’esenzione spetta limitatamente alla partecipazione mediante la quale si acquisisce o si integra il controllo della società, a condizione però che i beneficiari proseguano l’esercizio dell’attività di impresa o quantomeno detengano il controllo della stessa per un periodo di almeno 5 anni.



Di Vincenzo Delli Priscoli

note

[1] D. Lgs. n. 346/1990.

[2] Art. 27 co. 2 D. Lgs. n. 346/1990.


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