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Quali sono gli scaglioni di reddito?

22 Ottobre 2020 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
Quali sono gli scaglioni di reddito?

Gli scaglioni in cui è suddiviso il reddito per calcolare l’Irpef da pagare.

Il principio di progressività previsto dalla Costituzione è alla base del meccanismo degli scaglioni di reddito, di cui spesso si sente parlare anche in maniera quantomeno impropria. Cerchiamo di capire allora quali sono gli scaglioni di reddito, a cosa servono e quando si utilizzano, e le eventuali prospettive di riforma non solo degli scaglioni di reddito ma anche delle relative aliquote.

Scaglioni di reddito e Costituzione

Per parlare degli scaglioni di reddito bisogna partire da un importante principio sancito nella nostra Costituzione, e precisamente all’articolo 53, comma 2, il quale stabilisce che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Questo significa che la percentuale di prelievo, o per meglio dire il tasso di prelievo, applicato alla contribuzione non deve restare invariato al crescere della capacità economica colpita, ma appunto deve crescere all’aumentare del reddito.

Alternativo al criterio di progressività è quello di proporzionalità in cui il tasso di prelievo è invariato qualunque sia la contribuzione.

Ad esempio l’Ires, l’imposta sul reddito delle società, è un’imposta proporzionale con aliquota del 24%. Una società di capitali che presenta utili in un determinato anno d’imposta pari a 100mila euro, dovrà versare 24mila euro a titolo di Ires (il 24% di 100mila euro).

L’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) è, invece, un’imposta progressiva per scaglioni, in quanto cresce all’aumentare del reddito, e la progressività dell’Irpef è garantita dal suo sistema per aliquote e scaglioni.

Gli scaglioni di reddito nell’Irpef

Il reddito complessivo netto della singola persona fisica è suddiviso in cinque scaglioni, ad ognuno dei quali è applicata un’aliquota che è sempre più elevata man mano che il reddito cresce e diventa più alto. Questi sono gli scaglioni di reddito nell’Irpef:

  • sino a 15.000,oo euro di reddito, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.001,00 euro a 28.000,00 euro, si applica l’aliquota del 27%;
  • da 28.001,00 euro a 55.000,00 euro, l’imposta è pari al 38%;
  • da 55.001,00 euro a 75.000,00 euro, si applica l’aliquota del 41%;
  • da 75.001,00 euro in poi, l’aliquota da applicare è il 43%.

Ogni aliquota, però, si applica solo sullo scaglione di competenza e concorre, quindi, con le aliquote applicate sugli altri scaglioni. Peraltro va ricordato che nulla è dovuto per i redditi fino ad 8.174,00 euro; infatti, fino a tale soglia è presente una “no tax area”.

Sullo scaglione di reddito che va fino a 15mila euro si applica l’aliquota del 23%. Tutti i contribuenti, fino a quel limite di reddito, subiranno la stessa aliquota; poi chi possiede redditi superiori a quella somma dovrà applicare, ma solo sugli altri scaglioni, le rispettive aliquote di competenza, fermo restando il 23% applicato al primo scaglione.

Oltre i 15mila euro, e fino a 28mila euro, si applica il 27%; questo sta a significare che l’aliquota del 27% si applicherà su un massimo di 13mila euro (28mila – 15mila). Oltre 28mila euro e fino a 55mila euro, l’aliquota è pari al 38%, che si applicherà su un importo massimo di 27mila euro (55mila – 28mila). Oltre 55mila e fino a 75mila l’aliquota sale al 41% e si applicherà su un importo massimo di 20mila euro (75mila – 55mila). Sull’ultimo scaglione che va oltre 75mila euro si applica l’aliquota del 43%.

Calcolo dell’Irpef in base agli scaglioni di reddito

Abbiamo visto, dunque, come l’Irpef non sia calcolata applicando un’aliquota unica (cioè un solo importo in percentuale) a tutto il reddito, ma è determinata applicando aliquote diverse a seconda degli scaglioni di reddito nelle quali ricade il contribuente.

Facciamo un esempio.

Tizio nel 2019 ha percepito un reddito pari a 30mila euro. Quale aliquota applicherà nella determinazione dell’Irpef da pagare? Oppure le aliquote da applicare saranno più di una? A primo acchito, una persona che non conosce bene la materia tributaria potrebbe pensare che, poiché 30mila euro rientrano nel terzo scaglione che va da 28mila euro a 55mila euro, si applica l’aliquota del 38% su tutti i 30mila euro, cosicché l’Irpef lorda sarà pari a 11.400,00 euro (il 38% di 30mila euro per l’appunto). Assolutamente no. Anzi, così facendo verrebbe meno proprio il principio della progressività di cui abbiamo parlato finora.

Tizio dovrà corrispondere allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3.450,00 euro; il 27% sui 13mila euro del secondo scaglione (da 15mila a 28mila) pari a 3.510,00 euro; soltanto sui restanti 2.000,00 euro dovrà calcolare l’aliquota del 38% pari a 760,00 euro.

In totale, l’Irpef lorda sarà pari a 7.720,00 euro (3.450,00 + 3.510,00 + 760,00). È evidente che tale modalità di calcolo è anche più conveniente rispetto all’applicazione dell’aliquota del 38% su tutti i 30mila euro, con un risparmio di 3.680,00 euro. Dalla Irpef lorda secondo il nostro esempio pari a 7.720,00 euro, prima di arrivare all’imposta sul reddito delle persone fisiche da versare, il contribuente dovrà sottrarre eventuali detrazioni, crediti d’imposta e ritenute subite a titolo d’acconto.

Ora che abbiamo capito come funziona la determinazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche col meccanismo degli scaglioni e delle aliquote, facciamo un altro esempio: Tizio nel 2019 ha percepito un reddito pari a 82mila euro. Quali aliquote dovrà applicare nella determinazione dell’Irpef da pagare? Tizio dovrà sempre corrispondere allo Stato:

  • il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3.450,00 euro;
  • il 27% sui 13.000,00 euro del secondo scaglione (28mila – 15mila) pari a 3.510,00 euro;
  • il 38% sui 27mila euro del terzo scaglione (55mila – 28mila) pari a 10.260,00;
  • il 41% sui 20mila euro del quarto scaglione (75mila – 55mila) pari a 8.200,00;
  • soltanto sui restanti 7mila euro dovrà calcolare l’aliquota del 43% pari a 3.010,00 euro.

In totale, l’Irpef lorda sarà pari a 28.430,00 euro (3.450,00 + 3.510,00 + 10.260,00 + 8.200,00 + 3.010,00). Anche in questo caso, a tale importo, prima di arrivare all’imposta sul reddito delle persone fisiche da versare, dovrà sottrarre eventuali detrazioni, crediti d’imposta e ritenute subite a titolo d’acconto.

Prospettive di riforma degli scaglioni di reddito

Analizzando le cinque aliquote che caratterizzano l’imposta sul reddito delle persone fisiche è evidente che quella del 38% appare eccessiva con riferimento allo scaglione di reddito che va da 28mila euro e 55mila euro.

Lo scaglione di reddito tra 28mila e 55mila euro riguarda perlopiù persone che non sono particolarmente facoltose, ma appartenenti al cosiddetto ceto medio, composto da impiegati pubblici e privati, piccoli imprenditori, professionisti magari nei primi anni di carriera, e un’aliquota del 38% appare per certi versi espropriativa più che progressiva. Anche perché mentre tra le prime due aliquote riferite ai primi due scaglioni (23% e 27%) ci sono solo 4 punti percentuali di differenza, tra la seconda e la terza aliquota ci sono ben 11 punti percentuali di differenza (27% e 38%). Punti percentuali che poi si riducono nuovamente a 3 tra la terza e la quarta aliquota (38% e 41%) e a 2 tra la quarta e la quinta aliquota (41% e 43%).

Da tempo, quindi, si parla di una possibile riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche con una rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni proprio per favorire la classe media. Le ipotesi sono tante: dall’eliminazione dell’aliquota del 38% relativa allo scaglione di reddito tra 28mila e 55mila euro, ad un’ipotesi di accorpamento dell’aliquota del 38% e quella del 41% in una nuova aliquota Irpef del 36%. Ovviamente, una riforma delle aliquote e degli scaglioni di reddito non potrà non riguardare anche una rivisitazione di tutto il sistema delle tax expenditures, ossia l’insieme delle agevolazioni fiscali previste dal nostro ordinamento: oneri deducibili e detrazioni, crediti d’imposta e imposte sostitutive.

Flat tax al posto degli scaglioni di reddito?

Sembra invece essere passata di moda la cosiddetta flat tax, ossia una tassa piatta con un’unica aliquota (verosimilmente tra il 15% e il 23%) per tutti i redditi, anziché le cinque aliquote previste attualmente. Una proposta di riforma su cui c’è stato un intenso dibattito anche nell’opinione pubblica, specialmente durante i 14 mesi in cui al Governo c’è stata la Lega di Matteo Salvini insieme al Movimento 5 Stelle tra il mese di giugno 2018 e l’agosto del 2019.

Ai vantaggi che un tale sistema di imposizione tributaria potrebbe generare, quali una riduzione della pressione fiscale per famiglie e imprese, una semplificazione del sistema fiscale e il contrasto all’evasione fiscale, si contrappongono limiti evidenti, come ad esempio le minori entrate per lo Stato, specialmente nei primi anni dall’introduzione della flat tax, e il rischio di avvantaggiare le persone più abbienti che conseguirebbero un notevole abbattimento dell’imposizione fiscale.

Anche se, come abbiamo detto all’inizio, la Costituzione stabilisce che il sistema tributario è informato a criteri di progressività, l’introduzione di un’unica aliquota per i redditi delle persone fisiche violerebbe sì il criterio di progressività, ma è anche vero che la progressività è un requisito che la Costituzione impone al sistema nel suo complesso, senza che nel giudicare una singola norma tributaria, se ne possa pretendere la progressività.

D’altronde, circoscritte ipotesi di aliquota unica sono già previste dal nostro ordinamento, basti pensare alle partite Iva con reddito annuo non superiore a 65mila euro per le quali è prevista l’opzione di aderire ad un sistema fiscale semplificato con l’applicazione dell’aliquota del 15% (che si abbassa al 5% nei primi 5 anni di attività) e alla cosiddetta cedolare secca, ossia un regime opzionale per i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo per cui si applica un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti.



Di Vincenzo Delli Priscoli


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2 Commenti

  1. L’Art. 53 menziona giustamente che le tasse devono essere pagate da tutti in base alla capacità contributiva dice specificatamente “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
    Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. e questo ultimo comma il comma 2 per intenderci però è un’atto di assoluta indemocraticità, la progressività delle tasse si può già ottenere con l’imponibile più alto rispetto chi ha un imponibile basso. Mi spiego meglio chi ha un imponibile di 20 mila euro paga per su un imponibile di quell’importo, chi ha invece un imponibile di 100 mila euro paga sempre su quest’ultimo importo cioè 5 volte di più del precedente considerando la stessa aliquota. il comma due però complica la vita a chi percepisce 100 mila euro perchè in base al reddito esistono scaglioni diversi con percentuali sempre più alte, ed è proprio qui il problema perche chi lavora tanto oppure chi ha una professione più ricca magari laureati devono pagare questa progressività dell’aliquota. chi ha investito tempo e denaro a fare studiare un figlio ha fatto un investimento che viene ripagato facendo percepire più reddito al figlio chi invece non ha investito nulla, a meno chè si ammazza di lavoro, è giusto che percepisca meno. la flat tax risolverebbe la questione imponendo una sola aliquota, d’altronde come si legge anche in questo articolo già ci sono delle tassazioni particolari come la cedolare secca e il regime forfettario.
    Attenzione chi scrive non è una persona che prende 100 mila euro ma 20 mila euro pertanto il mio giudizio su l’art. 53 è rivolto solo a questioni di legittimità impositiva. Se si vuole agevolare il ceto più povero basta agire sulle detrazioni fiscali, assegni famigliari e bonus che sicuramente non hanno bisogno chi percepisce redditi importanti d’altronde le buche per strada le incontrano tutti anche i più ricchi, la sanità pubblica è la stessa ecc. ecc.

  2. A mio parere vanno bene gli scaglioni ….basterebbe modificare le percentuali, evitando di penalizzare il famoso ceto medio. Perché passare dal 27% al 38% (scarto 11 punti)?
    Se si vuole la vera progressività ….basta poco …scarto 4 o 5 punti anche con più scaglioni.

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