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Scrittura privata prestito: interpretazione e prescrizione

24 Ottobre 2020
Scrittura privata prestito: interpretazione e prescrizione

Più di vent’anni fa, mio nonno mi ha prestato una certa somma affinché la usassi per l’acquisto di una determinata abitazione. Il patto era che lui andasse a vivere in questa casa e che, una volta lasciata, gli dovessi restituire il prestito senza interessi.

Abbiamo riportato tutto in una scrittura privata che, per la verità, è stata scritta molto male. Eventuali errori di costruzione letterale dell’atto possono incidere sul significato e sull’efficacia di ciò che volevamo, per esempio, configurando una donazione? In particolare, qual è il termine di prescrizione del prestito?

In primo luogo, la scrittura privata che descrive non evidenzia una donazione. Infatti, sembra emergere, distintamente, che la somma in questione è stata oggetto di un prestito e che lo stesso non avrebbe prodotto alcun interesse.

Insomma, appare manifesto nella scrittura la mancanza dell’animus donandi nell’elargizione dell’importo e cioè, in termini più semplici, l’assenza di ogni intento di liberalità a favore del beneficiario.

Nell’atto descritto, inoltre, sarebbe riportato anche il termine per la restituzione della somma, evidentemente molto importante per capire il momento a partire dal quale sarebbe decorsa la prescrizione del diritto al rimborso. Tuttavia, da ciò che afferma, questo passaggio potrebbe risultare confuso dalla errata costruzione letterale e grammaticale della scrittura.

Eppure, non si può ignorare che, secondo la legge, ogni contratto deve essere interpretato secondo buona fede [1].

Si tratta di una disposizione per cui bisogna esaminare le espressioni usate dalle parti contraenti cercando di stabilire quale voleva essere il significato delle parole usate, in relazione alle circostanze concrete. Tale indagine, quindi, deve condurre ad individuare la comune intenzione delle parti e quanto effettivamente voluto dalle medesime, senza farsi condizionare da una valutazione di carattere soggettivo [2].

Inoltre, la legge afferma che, nell’interpretare un contratto, non ci si può limitare al senso letterale delle parole, ma si deve comprendere la volontà dei contraenti anche considerando il loro comportamento successivo alla conclusione dell’atto [3].

Quindi, alla luce dei predetti principi, non può essere ignorata la parte in cui sembra specificarsi che il prestito sarà restituito a partire dal momento in cui il mutuante lascerà la casa acquistata, anche se tale passaggio sarebbe stato espresso in una forma letterale non corretta.

In base a tale interpretazione, dovrebbe essere questo il momento a partire dalla quale doveva essere rimborsato il prestito e a decorrere dal quale sarebbe, quindi, maturata la prescrizione decennale del diritto alla restituzione della somma erogata.

Se, invece, in un’ipotetica contestazione sollevata in sede giudiziale, dovesse emergere l’interpretazione del giudice secondo la quale non è determinabile il termine per il rimborso del mutuo, allora la prescrizione non potrebbe che decorrere dalla data della sua erogazione/conclusione. In questo caso il diritto sarebbe estinto, visto l’enorme lasso di tempo trascorso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] Art. 1366 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 9532/2000

[3] Art. 1362 cod. civ.


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