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Conto corrente cointestato alimentato da un solo coniuge

23 Ottobre 2020 | Autore:
Conto corrente cointestato alimentato da un solo coniuge

Titolarità delle somme presenti sul conto bancario in comune in una coppia sposata.

Può accadere che marito e moglie aprano un unico conto corrente cointestato. In questo caso, i coniugi risparmiano i costi di un secondo rapporto bancario e possono versare e prelevare dal conto senza alcun problema, non avendo bisogno di alcuna autorizzazione dell’altro.

I problemi, ovviamente, nascono nel momento in cui la coppia intende separarsi. Sorge, infatti, l’esigenza di dividere tutti i beni e, tra questi, potrebbero esserci proprio le somme presenti sul conto corrente in comune. In particolare, cosa accade al saldo del conto corrente cointestato alimentato da un solo coniuge?

La domanda appena posta, in effetti, potrebbe assillare te che, durante il rapporto matrimoniale, hai versato denaro personale sul conto della famiglia. Infatti, in vista di una separazione imminente, non vorresti perdere quanto accumulato, solo perché lo hai depositato presso l’istituto bancario in comune con il partner. Per queste ragioni, ti poni queste domande. A chi appartiene il saldo di un conto corrente cointestato? Quali regole si applicano al conto corrente cointestato in caso di comunione o separazione dei beni? Nell’articolo, potrai sciogliere i tuoi dubbi sull’argomento.

Conto corrente cointestato: cos’è?

L’apertura di un conto corrente cointestato risponde a molteplici esigenze. Ad esempio, nel caso di un rapporto matrimoniale, potrebbe rappresentare uno strumento molto comodo per operare e gestire in comune le entrate e le uscite della famiglia. Oppure la cointestazione potrebbe essere utile per concedere al partner disoccupato la possibilità di disporre di un potenziale ed autonomo patrimonio da utilizzare per le proprie esigenze personali.

Solitamente, il conto è a firma disgiunta. Ciò significa che entrambi i correntisti possono prelevare dal saldo senza alcuna approvazione dell’altro. Quindi, nel caso di una coppia sposata, la moglie può ritirare del denaro senza il consenso del marito e viceversa, anche se il conto corrente cointestato è alimentato da un solo coniuge.

Conto corrente cointestato: a chi appartiene il saldo?

Hai visto che nei rapporti con la banca, i cointestatari di un conto a firma disgiunta non devono avere alcuna autorizzazione dall’altro correntista per prelevare. Quindi, nei riguardi dell’istituto bancario interessato è ininfluente a chi possa appartenere il saldo del conto. La questione, invece, diventa rilevante nelle relazioni interne. Se, infatti, si tratta di un rapporto in comune tra marito e moglie ed è alimentato, per ipotesi, solo dal primo, ci si domanda se sia scontato che l’uomo sia il titolare del denaro sul conto.

Per rispondere a questa domanda bisogna partire dalla regola, applicabile a qualsiasi deposito bancario cointestato [1], per la quale le somme presenti sul conto si presumono appartenenti in parti uguali ai vari cointestatari. Questo principio, però, ammette la prova contraria. In altri termini, il marito o la moglie che, con il proprio esclusivo contributo alimentano il conto in comune, provando adeguatamente tale circostanza, possono dimostrare che le somme presenti sul conto sono proprie.

Potrebbe, altresì, emergere che, con la cointestazione, non avevano alcun desiderio o volontà di donarle al partner. Se, in un ipotetico procedimento legale, dovessero emergere tali condizioni, il saldo presente sul conto corrente cointestato e alimentato da un solo coniuge apparterrebbe a quest’ultimo.

Conto cointestato coniugi e separazione dei beni

In costanza di matrimonio, è molto importante scegliere il regime patrimoniale più confacente alle esigenze della coppia. Ad esempio, con quello della separazione dei beni, i coniugi godono di una totale autonomia patrimoniale. Essi, quindi, sono senza equivoci titolari dei beni che acquistano nonché delle somme che, eventualmente, incassano e depositano. Questo tipo di situazione, evidentemente, si riflette anche in relazione ad un eventuale conto corrente cointestato con il partner. In tal caso, infatti, resta ferma la possibilità di operare nel rapporto senza alcuna autorizzazione reciproca.

Tuttavia, uno dei coniugi potrebbe aver aperto il conto in comune solo per migliorare la gestione familiare e senza voler donare all’altro le somme con le quali alimenta, esclusivamente, il rapporto. In tal caso, egli avrà la possibilità di dimostrare tale circostanza sia in pendenza di matrimonio sia nel malaugurato caso di una separazione. Facendo ciò, potrà ottenere il riconoscimento del saldo in deroga alla regola secondo la quale si presume al 50% con l’altro cointestatario.

Conto cointestato coniugi e comunione dei beni

La sorte del saldo di un conto corrente cointestato alimentato da un solo coniuge viene, decisamente, condizionata dal regime patrimoniale della comunione dei beni. Devi sapere, infatti, che in questo caso, quando i coniugi si separano devono dividersi tutti i proventi derivanti dalla propria attività personale e non ancora consumati [2]. Tra questi, le somme presenti sul conto corrente personale, ma anche quelle in attivo sul conto cointestato col coniuge.

Quindi, non è possibile sfuggire a questa regola nemmeno dimostrando che tutto il risparmio depositato era di propria ed esclusiva derivazione. Pertanto, per evitare tutto ciò, al marito (per ipotesi titolare effettivo delle somme presenti sul conto) non resta che consumare questo denaro prima che sia disposta la separazione legale con sentenza passata in giudicato; lo può fare, ad esempio, investendolo per soddisfare fini personali.


note

[1] Artt. 1298 – 1854 cod. civ.

[2] Art 177 lett. c) cod. civ.


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