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Come funziona l’affido familiare?

24 Dicembre 2020 | Autore:
Come funziona l’affido familiare?

Se un minore viene temporaneamente allontanato dalla propria famiglia di origine, chi si occupa di lui? Quanto dura la permanenza presso gli affidatari? Quali sono i loro compiti?

Quando la famiglia di un minore, italiano o straniero, versa temporaneamente in una situazione di difficoltà tale da non garantire al bambino un ambiente familiare idoneo ad una crescita sana ed equilibrata, la legge prevede che lo stesso venga dato in affido per tutto il periodo in cui permane la causa di impedimento [1]. Attraverso l’affido il minore viene accolto da una coppia sposata ma anche convivente, con o senza figli, oppure da una persona single, in grado di occuparsi di lui, assicurando il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno.

Per comprendere come funziona l’affido familiare bisogna partire dal presupposto che si tratta comunque di una misura pensata a protezione del minore, di un servizio di aiuto e sostegno creato nell’ottica della tutela dei diritti dell’infanzia. Tale istituto giuridico, inoltre, ha come caratteristica fondamentale la temporaneità, potendo durare 24 mesi eventualmente prorogabili.

La famiglia affidataria non si sostituisce a quella di origine bensì svolge una funzione complementare ad essa per un periodo di tempo transitorio. Quando la causa che ha impedito alla famiglia di origine di prendersi cura del minore viene meno, il bambino può fare ritorno nel suo nucleo familiare. Nella pratica, però, accade spesso che non si realizzano le condizioni per il rientro nella famiglia di origine e di conseguenza l’affidamento familiare si protrae nel tempo, nel superiore interesse del minore, qualora la sospensione possa recargli pregiudizio.

A quali soggetti può essere affidato un minore

La legge prevede uno specifico ordine da seguire nella scelta dei soggetti ai quali affidare un minore.

Nel dettaglio, si tratta di:

  1. una famiglia, preferibilmente con figli minori;
  2. una persona singola;
  3. una comunità di tipo familiare (vedi una casa famiglia);
  4. un istituto di assistenza pubblica o privata che sia ubicata vicino al luogo in cui risiede la famiglia d’origine del minore.

I minori di 6 anni possono essere collocati solo presso una comunità familiare e non anche presso un istituto.

Non sono previsti limiti di età rispetto al bambino affidato né di reddito.

Quali sono i requisiti richiesti per gli affidatari

Gli affidatari devono presentare dei requisiti specifici, consistenti:

  • nell’avere la disponibilità di uno spazio fisico nella propria casa dove accogliere un’altra persona;
  • nel dimostrare adeguate capacità educative per seguire nel modo più opportuno il minore;
  • nella consapevolezza della presenza e dell’importanza della famiglia di origine nella vita del bambino. Il legame affettivo sussistente tra il minore e la sua famiglia d’origine o, almeno, con alcuni componenti della stessa non deve venire meno ma si deve sostanziare anche con la possibilità di incontri periodici del minore con i familiari.

Come si diventa affidatari

Chi desidera offrire la propria disponibilità ad accogliere un bambino attraverso l’affido familiare deve rivolgersi ai servizi sociali locali i quali attraverso una serie di incontri, valutano l’idoneità dei richiedenti.

I servizi sociali (assistente sociale e psicologo) svolgono un’istruttoria, che comprende alcuni colloqui ed anche una visita domiciliare, le cui finalità sono quelle di:

  1. conoscere la vita personale e professionale e l’ambiente nel quale vivono gli aspiranti affidatari;
  2. approfondire gli aspetti individuali e le caratteristiche delle loro relazioni familiari e delle motivazioni dell’affidamento;
  3. stabilire le caratteristiche del bambino che potrebbe essere proposto per l’affido;
  4. fornire una serie di informazioni sull’affido familiare e sui problemi che si possono verificare al momento dell’ingresso del minore nella famiglia.

Sono, altresì, previsti degli incontri formativi di gruppo sulle principali tematiche legate all’affido. Di solito, il percorso dura 4/6 mesi a conclusione dei quali gli aspiranti affidatari vengono inseriti in un apposito elenco, in attesa di venire chiamati per l’affidamento di un bambino.

Chi decide l’affido familiare

A seconda dei casi, l’affido familiare può essere deciso:

  • dai servizi sociali locali, i quali con atto amministrativo stabiliscono la necessità di affidare temporaneamente un minore ad una famiglia diversa da quella di origine, stante comunque il consenso di entrambi i genitori o di quello esercente la responsabilità genitoriale o del tutore. Spetta al giudice tutelare competente per territorio in base al luogo dove si trova il minore, pronunciare il decreto che dà esecuzione al provvedimento con il quale i servizi sociali locali hanno disposto l’affido familiare;
  • dal Tribunale per i minorenni, quando manca il consenso dei genitori o del tutore. Di solito, questo tipo di affido familiare è disposto nei casi in cui il minore viene allontanato dalla famiglia di origine per casi molto gravi e difficili ad esempio perché vittima di incuria, violenza, maltrattamento, abuso o violenza assistita, che è una forma di maltrattamento psicologico del minore che può verificarsi in ambito familiare. Si pensi anche alle ipotesi in cui all’interno della famiglia di origine del bambino vi siano problemi quali la detenzione o la tossicodipendenza dei genitori, che ne destabilizzano l’armonia e la pace.

Prima di disporre l’affido familiare, il giudice tutelare o il Tribunale per i minorenni deve ascoltare il minore, se ha già compiuto i 12 anni. Se ha un’età inferiore, l’autorità giudiziaria deve valutare caso per caso quali sono i modi più opportuni per il coinvolgimento del bambino nella procedura.

Quali sono le tipologie dell’affido familiare

Esistono diverse tipologie di affido familiare. La legge prevede che gli affidatari vengano cercati prima tra i familiari del minore entro il quarto grado (affido intra-familiare). In mancanza, si procede con l’affidamento a soggetti estranei, ovvero ad una coppia o ad un single che non abbia alcun legame con la famiglia di origine (affido extra-familiare).

Se neanche questa opzione si rivela praticabile, il bambino viene affidato a una comunità di tipo familiare o ad una istituto di assistenza pubblica o privata [2].

Quanto dura l’affido familiare

La durata dell’affido familiare è connessa alle esigenze del minore, alle caratteristiche della sua famiglia e alle motivazioni dell’allontanamento.

Pertanto, si può distinguere l’affido familiare a:

  • lungo termine, ovvero fino a due anni, comunque prorogabili nell’interesse del minore;
  • medio termine, di 18 mesi, tenuto conto delle difficoltà della famiglia di origine;
  • breve termine, cioè per un periodo di 6/8 mesi;
  • tempo parziale, che si realizza limitatamente ad alcune ore del giorno, ai fine settimana, a brevi periodi di vacanza, qualora i genitori naturali non sono in grado di occuparsi del minore a tempo pieno.

In particolare, l’affido familiare a lungo termine, in genere, viene disposto con riguardo a quei minori che per la complessità della loro situazione familiare non possono tornare a casa dopo due anni ed al tempo stesso non sono adottabili.

Peraltro, la lunga durata dell’affido non determina di per sé l’adottabilità del minore [3]. Anche in questi casi, gli affidatari svolgono un ruolo complementare e non sostitutivo della famiglia di origine. Gli affidamenti possono prolungarsi per anni, a volte, fino al raggiungimento della maggiore età ed anche oltre. Tuttavia, assicurano al minore il diritto di crescere in una famiglia e, nello stesso tempo, gli garantiscono di mantenere le relazioni con la propria famiglia d’origine.

Cos’è l’affido sine die

Se al termine del periodo di affidamento mancano ancora le condizioni per cui il minore può rientrare nella famiglia di origine, l’autorità che lo ha disposto può pronunciare un provvedimento con il quale l’affido viene reiterato, diventando una situazione non più temporanea. Si parla in questo caso di affido sine die, che termina comunque al raggiungimento della maggiore età, quando il ragazzo acquisisce la facoltà giuridica di poter decidere della sua vita.

Qual è il contenuto del decreto di affidamento

Il contenuto del decreto di affidamento è ben determinato, dovendo riportare l’indicazione de:

  • le ragioni dell’affidamento;
  • i tempi e le modalità di esercizio dei poteri che spettano agli affidatari;
  • i modi attraverso i quali vanno mantenuti i rapporti tra i genitori e gli altri familiari e il minore;
  • i servizi sociali locali, competenti ad elaborare il programma di assistenza e a vigilare sull’affidamento. Tali servizi sociali devono relazionare periodicamente il giudice tutelare o il Tribunale per i minorenni sull’andamento e la presumibile durata dell’affido nonché sull’evoluzione delle situazioni di difficoltà della famiglia d’origine;
  • la presunta durata dell’affido familiare.

Quali sono i compiti degli affidatari

Gli affidatari devono:

  • assicurare al minore il mantenimento materiale, l’educazione e l’istruzione, tenendo comunque conto delle indicazioni fornite dai genitori se non sono decaduti dalla responsabilità genitoriale, del tutore o dell’autorità che ha disposto l’affido;
  • esercitare tutti i poteri connessi alla responsabilità genitoriale in ordine ai rapporti con la scuola –  mantenendo periodici contatti con gli insegnanti al fine di informarsi sull’andamento scolastico dell’affidato, giustificandone le assenze, autorizzando la partecipazione alle gite scolastiche, ecc. – e le autorità sanitarie, (ad esempio, provvedendo alle vaccinazioni obbligatorie del minore);
  • rappresentare il minore in tutti gli atti civili.

Quando termina l’affido familiare

La stessa autorità che ha disposto l’affido familiare ne stabilisce la cessazione con apposito provvedimento quando:

  • è venuta meno la situazione di difficoltà temporanea della famiglia di origine;
  • l’affido non è andato a buon fine o non può proseguire per altre cause (vedi una malattia grave o la morte di dell’affidatario, il trasferimento in luogo lontano, ecc.). In questo caso, vengono scelti dei nuovi affidatari;
  • durante l’affido il minore viene dichiarato adottabile ed il Tribunale per i minorenni trasforma l’affidamento temporaneo in affidamento preadottivo. Pertanto, se gli affidatari hanno i requisiti, possono chiedere di adottarlo.

note

[1] L. n. 184/1983.

[2] L. n. 149/2001.

[3] L. n. 173/2015, che ha novellato l’art. 4 L. n. 184/1983.


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